– ELSINORE CARNIVAL – spettacolo immersivo di Riccardo Brunetti e Alessandro D’Ambrosi

– Quanti volti può avere la follia? –

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AREA xx1

19 Giugno 2026


Metti una sera all’Area xx1.

Metti una sera di seducente destabilizzazione, per la messa in scena di un montaggio surreale.

Metti una sera dove si sperimenta il superamento delle convenzioni della logica.

Ti ritroverai immerso al di là di una frammentaria percezione ordinaria della realtà, per assaporare l’unità segreta di un nuovo stare al mondo: costruito su una rete di rimandi invisibili, misteriosi, ineffabili.

Vivrai un rovesciamento che porterà ad una rigenerazione.

Vivrai un trionfo della vita, dell’abbondanza e del caos, prima di ritornare nei limiti fissati dalla logica del vivere quotidiano.

Vivrai un’opera d’arte totale e un accresciuto senso di unità sociale, perché sei immerso in un momento di grande indulgenza.


“Ogni uomo mente, 

ma dategli una maschera 

e sarà sincero”


(Oscar Wilde
)


Mascherarsi permette di sospendere le convenzioni sociali.

Indossare tutti insieme una maschera sul viso, rende impermeabile il giudizio dell’altro e fa fluire l’universo indifferenziato del proprio desiderare.

Per un attimo, mascherarsi libera ogni “dover essere”, garantendo un ritorno all’ordine costituito.

Come avviene all’interno di un Carnevale, momento di festa che contiene in sé l’idea di un ciclo. Dove metaforicamente succede che una dirompente primavera faccia sciogliere tutte le rigidità dell’inverno, sapendo che poi all’invervo si ritornerà, per poi uscirne di nuovo. E così via.  

Nella surreale dimensione del Carnevale succede infatti che l’uomo – distaccato dalla propria identità sociale, palesando le sue ombre e il suo caos interiore – si conceda a nuovi inizi, a un nuovo ordine, a una nuova stagione della sua vita.

Dentro questa visionarietà, il collettivo romano Project xx1 ha immaginato di immergere i rapporti relazionali noti, e quelli ancora tutti da scoprire, che abitano il Castello di Elsinor. Project xx1 è infatti una realtà multidisciplinare coordinata dallo psicologo e autore teatrale Riccardo Brunetti, specializzata in teatro immersivo e in esperienze interattive che prendono a modello l’Immersive Theatre inglese, basato su dinamiche di ingaggio spesso ancora sconosciute in Italia. E’ grazie a questo metodo di ricerca, che il collettivo Project xx1 riesce a solleticare lo spettatore a liberamente sperimentare nuovi “sottotesti”  e  nuove “sottotrame” che i testi originali contengono in sé.  

E così, qui a Elsinore Carnival, a qualche livello lo spettatore diviene lui stesso personaggio della storia, scegliendo di percorrere una sollecitazione drammaturgica, piuttosto che un’altra: muovendosi come dentro ad una struttura labirintica. Per questo capita poi di voler tornare più volte a rivivere la performance: per esplorare quelle possibilità che la volta precedente si erano palesate ma sulle quali non era caduta la scelta del momento.

Entrando in questa nuova fruizione shakespeariana, si sperimenta come non esista un unico percorso drammaturgico lineare. Ogni spettatore infatti scopre che può scegliere ad ogni bivio drammaturgico dove andare, quali scene seguire e quali indizi raccogliere, rendendo la propria esperienza unica e soggettiva.

Un’esperienza teatrale che ricorda quella libera fruizione letteraria proprosta dal romanzo di Julio Cortázar Rayuela (Il gioco del mondo): un’opera in cui – un po’ come accade qui – la forma riflette il contenuto, ribellandosi alla sterile linearità della vita e del linguaggio. Ne deriva così che il lettore non è più un consumatore passivo, ma diventa un co-autore e un “complice” nella creazione dell’opera. 

I capitoli (qui gli atti) e le vite dei personaggi, infatti, s’intrecciano come in un labirinto. Rappresentando la confusione, la ricerca di senso e l’impossibilità di afferrare l’Assoluto attraverso la sola logica razionale.

 

Amleto, come Horacio Oliveira, è l’intellettuale insoddisfatto simbolo dell’uomo moderno paralizzato dall’eccesso di analisi e incapace di vivere pienamente nel presente. E’ l’uomo che cerca quel contatto diretto e viscerale con la realtà che il linguaggio convenzionale non riesce a esprimere.  

Accade ad Amleto, ad Horacio Oliveira ma, forse, anche a noi. Anche a te.

E allora: Metti una sera all’Area xx1.

Perché Elsinore Carnival è anche un’intrigante indagine sulla natura stessa dell’esistenza.

Vista l’attrazione esercitata sull’immaginario degli spettatori e in seguito alla vittoria quale Miglior Spettacolo e Miglior Regia al “Roma Shakespeare Fest 2026”, per venire incontro al gran numero di richieste di partecipazione, dopo già due mesi di messe in scena,

la programmazione è stata prorogata

al 19 Luglio p.v.

Le performance andranno in scena ogni Giovedì e Sabato alle ore 21:00 e ogni Domenica alle ore 18:00, presso l’ Area xx1 di Via Aquilonia, n. 61, Roma (Zona Prenestina, fermata Metro C Teano).

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Elsinore Carnival – quanti volti può avere la follia? – 

è uno spettacolo immersivo 

di Riccardo Brunetti e  Alessandro D’Ambrosi

Aiuto regia e Organizzazione Anna Maria Avella

Costumi Sandra Albanese

Collaborazione ai testi Silvia Ferrante

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Elsinore Carnival è:

10 personaggi

16 ambienti

32 performer

135 minuti di emozioni

Ma soprattutto Elsinore Carnival propone modalità sapientemente folli di fruizione della performance: una follia legata metaforicamente al genio creativo e a intuizioni visionarie, che vanno oltre i limiti imposti dal pensiero logico e conformista.


Modalità di fruizione che si muovono dal free-roaming (dove gli spettatori sono liberi di esplorare gli spazi e seguire le narrazioni in autonomia); a esperienze più ludiche (in cui i meccanismi di gaming vengono intrecciati con la drammaturgia); alla fruizione di audioguide (in cui la narrazione vive principalmente nelle azioni dello spettatore); fino all’intimità delle esperienze one-to-one.

Per chi desidera essere solo un testimone – spiega Riccardo Brunetti – “Elsinore Carnival” assomiglia ad uno spettacolo dove è possibile, in continuazione, scegliere il punto di vista e l’aspetto della storia che interessa. Ma se qualcuno desidera di più, il nostro Carnival offre la possibilità di entrare in contatto con Shakespeare, Stoppard e altri autori come nessun’altra esperienza in Italia. Lo spettatore intraprendente potrà infatti trovarsi a tu per tu con Amleto, danzare con Ofelia, aiutare Rosencrantz e Guildenstern a capire quale sarà il loro destino, oppure gustarsi un cocktail al Bar (Yorick’s), con la regina Gertrude o il re Claudius.

Ma per scoprire davvero cos’è l’esperienza multisensoriale di Elsinore Carnival  c’è un solo modo: viverla


Nella rappresentazione di Venerdì 19 Giugno u.s. i performer in scena ad interpretare i 10 personaggi erano:

Pietro Marone, Grazia Maria La Ferla, Malvina Ruggiano, Dario Biancone, Massimiliano Viola, Alessandro Giova, Eny Cassia Corvo, Chiara Barbagallo, Riccardo Brunetti, Alfonso Strumolo.

Loro la capacità di seminare, far fiorire e poi tessere, con seducente e giocosa eleganza, corrispondenze e associazioni intuitive con lo spettatore.

Complici la cura appassionata delle scene (di Luisa Angiolillo, Arash Rahimi, Fabiana Tosca, Christian De Marco, Martina Giannico, Fabio de Iuliis, Simone Cerminara) e il magnetismo del paesaggio disegnato dalla luminosa ombrosità delle luci e dei suoni, curato da Riccardo Brunetti e Christian De Marco.


Per chi è questo Carnevale?

Per chi è lacerato dall’odio e dalla necessità di vendetta?

Per chi è intrappolata in una tragedia più grande di lei?

Per chi è pedina incastrata in un destino che la vuole già morta?

Per assaporare la libertà che solo la follia può donare?

Per chi vuole sbilanciarsi e sprofondare?

Per affrontare la verità?

Vieni a scoprirlo. Dietro ad ogni maschera, ci sei tu.


Recensione di Sonia Remoli

Su il sipario: in scena l’ “ESTATE TEATRALE VERONESE 2026”

– Direzione artistica: FABRIZIO ARCURI –

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ESTATE TEATRALE VERONESE  

/ EDIZIONE 78 /    

(H)EARTH OF GLASS    

dal 25 Giugno al 18 Settembre 2026    

    

Conferenza stampa

Verona, 17 maggio 2026    

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UN ORIZZONTE ARTISTICO TRA MEMORIA E CONTEMPORANEITÀ

(H)EARTH OF GLASS

Tradizione e sperimentazione in dialogo aperto al mondo

Sotto la direzione di Fabrizio Arcuri, questa 78ª edizione – già presentata nei mesi scorsi – si dispone ora ad inaugurare la nuova visione, fondata sulla sinergia tra tradizione-innovazione-apertura internazionale.

Fabrizio Arcuri


Il festival, il più longevo in Italia, si articola ora sempre più come piattaforma di incontro tra linguaggi, discipline e prospettive globali, riaffermando il teatro come spazio di comunità e confronto.

La programmazione riunisce protagoniste e protagonisti della scena nazionale e internazionale accanto a proposte innovative che interrogano e superano i formati tradizionali, consolidando l’identità della rassegna come luogo di convergenza artistica e culturale.

Questa traiettoria si riflette anche nell’immagine guida firmata da Matteo Basilè, artista visivo di respiro internazionale. La sua opera, sospesa tra fotografia, pittura e digitale, restituisce un immaginario che tiene insieme memoria e visione contemporanea, traducendo visivamente la complessità dell’esperienza teatrale.

Il Teatro Romano resta il cuore del festival, centro simbolico e operativo da cui si diramano interventi e progettualità diffuse nella città, trasformando Verona in uno spazio performativo aperto e dinamico.

L’edizione 2026 prosegue il percorso sugli stati della materia avviato nel 2025, dedicato all’acqua, scegliendo la Terra come fulcro tematico. (H)Earth of Glass evoca una materia al tempo stesso solida e fragile: paesaggio culturale, radice identitaria e figura simbolica legata a Gea, archetipo di generazione e trasformazione.

L’Assessora alla Cultura Marta Ugolini sottolinea l’avvio di una fase orientata al futuro, capace di rafforzare il profilo internazionale del festival e la sua centralità nel panorama dello spettacolo dal vivo:

l’Estate Teatrale Veronese celebra 78 anni di eccellenza rinnovandosi con un’energia profonda. Con questa edizione curata da Fabrizio Arcuri inauguriamo un nuovo corso che trasforma il Festival Shakespeariano nel cuore pulsante di un’offerta artistica di respiro globale. Riportare Shakespeare a Verona attraverso produzioni internazionali di caratura mondiale significa riposizionare la nostra città al centro della geografia teatrale contemporanea, offrendo a cittadini e turisti un’esperienza culturale che onora la tradizione aprendosi con coraggio ai nuovi linguaggi del mondo.’

Fabrizio Arcuri – Marta Ugolini


Fabrizio Arcuri, direttore artistico alla guida della nuova edizione, sottolinea l’equilibrio tra rispetto della tradizione — in particolare shakespeariana — e apertura alla contemporaneità, con un’attenzione specifica alle nuove generazioni e alle forme ibride.

“(H)Earth of Glass è più di un titolo: è il manifesto di una stagione che fonde la solidità della nostra storia con la trasparenza e la fragilità dell’innovazione.

Il nuovo posizionamento dell’Estate Teatrale Veronese è una sfida ambiziosa che si traduce in un cartellone che accoglie i grandi maestri della scena internazionale, a partire dal debutto di Declan Donnellan, alle grandi personalità del teatro italiano come Toni Servillo e il Premio Oscar Nicola Piovani.

Vogliamo che il Teatro Romano diventi una piattaforma di convergenza per compagnie straordinarie, capaci di sfidare le forme tradizionali e di restituire al pubblico una visione del teatro come arte viva, internazionale e necessaria”. 

Giancarlo Marinelli


Aggiunge Giancarlo Marinelli, direttore di Arteven:

Nell’augurare a tutti gli spettatori dell’Estate Teatrale Veronese il pieno godimento degli spettacoli scelti con sapienza dalla nuova direzione artistica, siamo convinti che si avvererà la profezia di Mary Shelley, ma al contrario: “Se non riuscirò a ispirare amore, scatenerò la paura”. Sarà l’amore per il teatro a scatenare il mondo.

Accanto al Comune di Verona e Arteven, storico partner operativo, confermano il proprio sostegno Banco BPM e Gruppo Magis, preziosi compagni di viaggio da anni ai quali si aggiunge la collaborazione di Pasqua Vini Gruppo Vicenzi, a testimonianza di un sistema condiviso che riconosce nella cultura un motore di crescita e coesione.

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– ETV26 –

(H)EARTH OF GLASS

Dal 25 giugno al 18 di settembre

un ecosistema artistico tra teatro, corpo e immagine

L’edizione 2026 si sviluppa come un progetto articolato sui classici della scena occidentale, con un focus su Shakespeare inteso come struttura capace di dialogare con il presente.

Il cartellone si struttura in sezioni tematiche:

il Festival Shakespeariano, fulcro della riflessione drammaturgica;

le Grand Soirée, eventi di forte impatto collettivo;

il Classico, spazio di reinvenzione della tradizione;

la Danza Internazionale, linguaggio universale del corpo;

Nuove Orbite, dedicata alle nuove generazioni;

le Contaminazioni Musicali;

e le Costellazioni, percorsi diffusi che trasformano la città in un paesaggio culturale.

Le sezioni si intrecciano in modo trasversale, costruendo un’esperienza immersiva in cui ogni spettacolo diventa parte di un sistema dinamico. Il tema della Terra organizza questa struttura come una costellazione simbolica: un ecosistema culturale in cui ogni elemento contribuisce all’equilibrio complessivo del festival, restituendo l’immagine di un organismo vivo, in continua trasformazione.

Fabrizio Arcuri


Il 78° Festival Shakespeariano, primo sotto la direzione artistica di Fabrizio Arcuri, si inaugura con Los dos hidalgos de Verona / I due gentiluomini di Verona, affidato alla regia di Declan Donnellan, tra i più autorevoli interpreti contemporanei di Shakespeare e fondatore, insieme a Nick Ormerod, della compagnia internazionale Cheek by Jowl. Presentato in prima nazionale e in lingua originale con sottotitoli, lo spettacolo nasce dalla collaborazione tra Cheek by Jowl, la Compañía Nacional de Teatro Clásico e LAZONA Teatro. Attraverso la vicenda di Valentine e Proteus, amici destinati a innamorarsi della stessa donna, Shakespeare affronta temi che attraverseranno tutta la sua opera: dal desiderio al tradimento, dall’amicizia all’identità. La presenza di Donnellan imprime fin dall’apertura una chiara vocazione internazionale al Festival e ne conferma il dialogo con alcune delle più significative esperienze della scena europea contemporanea (25-26 giugno).

Los dos hidalgos de Verona / I due gentiluomini di Verona, regia Declan Donnellan (25-26 giugno)


Tra gli appuntamenti più attesi figura inoltre la prima nazionale di Tito Andronico – Why don’t you stop the show?, nuova riscrittura di Davide Sacco con Francesco Montanari protagonista (9-10 luglio). A partire da una delle tragedie più feroci di Shakespeare, lo spettacolo affronta il tema della violenza sistemica e della sua progressiva normalizzazione, interrogando il rapporto tra giustizia, vendetta e responsabilità collettiva. Al centro emerge il corpo, in particolare quello femminile, come luogo su cui si esercitano potere, sopraffazione e guerra. Una rilettura contemporanea che trasforma il Tito Andronico in una riflessione sul presente e sulla crescente assuefazione all’orrore che attraversa le nostre società.

Tito Andronico – Why don’t you stop the show? di Davide Sacco, con Francesco Montanari  (9-10 luglio)


Con Ophelia, rilettura di Luca Giacomoni, il festival accoglie una nuova creazione in prima italiana affidata alla danzatrice Giulia Quaqueri (5–6 settembre).

Brain Storm – Tempesta in testa, diretto da Frank Heuel su adattamento di Marta Dalla Via, utilizza Shakespeare per esplorare il disagio psichico contemporaneo (12 settembre, Teatro Camploy).

 Midsummer. Sogno di un gioco di mezza estate, di Casa Shakespeare, rafforza il legame con il territorio (16–19 luglio).

Chiude il percorso Carta Carbone di Roberto Latini, esperienza intima dedicata ai testi shakespearianni, per uno spettatore alla volta (6–16 luglio, Piazza Bra).

Toni Servillo (ph. Nicolas Spiess)


Accanto al nucleo shakespeariano, la sezione Grande Soirée – Evento Speciale propone quattro serate uniche. Si apre con la prima assoluta di Padre Cicogna: racconto sinfonico per quattro voci, voce recitante e orchestra su testo da Eduardo De Filippo di Nicola Piovani. Voce narrante Toni Servillo, composizione musica e direzione Nicola Piovani, voci Sara Di Fusco, Pino Ingrosso, Tony Nezic, Susy Sebastiano, Orchestra Giovanile Luigi Cherubini (28 giugno).

Seguono tre riletture contemporanee di Shakespeare: Otello, di precise parole si vive di Gabriele Vacis con Lella Costa (3 luglio)Romeo e Giulietta in the war di Stefano Massini, in prima nazionale con Orchestra Multietnica di Arezzo (1° settembre)

Stefano Massini (ph. Chiara Stampacchia)


Rex Destruens, Re Lear di e con Massimo Cacciari, riflessione filosofica su autorità e crisi (3 settembre).

Massimo Cacciari


Tra le riprese, Amleto² di Filippo Timi e Marina Rocco (10–11 settembre).

Il rapporto con il classico si sviluppa in dialogo diretto con il Teatro Romano, cuore della manifestazione. Oltre a Padre Cicogna, torna la collaborazione con la Fondazione INDA con Alcesti di Euripide diretta da Filippo Dini (17–18 settembre).

Il confronto si amplia con Una donna. Edipo. La guerra di Silvia Masotti e Camilla Zorzi (26 e 28 giugno Parco Santa Toscana) con un gruppo di ragazzi di Mine Vaganti / Spazio Teatro Giovani ed Ecuba. La guerra sulle madri di e con Isabella Caserta (29 giugno – 2 luglio, Teatro Scientifico).

 Ecuba. La guerra sulle madri di e con Isabella Caserta (29 giugno – 2 luglio, Teatro Scientifico)


La danza contemporanea internazionale occupa un asse centrale del festival. I MOMIX presentano Botanica – Season 2, creazione visionaria tra corpo e illusione (27 luglio – 8 agosto).

I Peeping Tom portano Diptych, lavoro tra danza e teatro (14–15 luglio).

Completa il programma Yoann Bourgeois con The Infinite Approach, ricerca su equilibrio e gravità (20–21 luglio).

Costellazioni apre il festival al dialogo con la città attraverso interventi diffusi e partecipativi. Fulcro è l’installazione artistica di OHT, Little Fun Palace, da cui si sviluppano progetti come Overtourism (6 luglio)The Walks / Verona dei Rimini Protokoll (7–12 luglio)Attraversamenti di Chiara Frigo e Silvia Gribaudi (13 luglio). Torna anche Carta Carbone, esperienza sonora individuale dedicata ai testi shakespeariani.

La sezione Contaminazioni musicali conferma la vocazione multidisciplinare del festival, intrecciando generi e generazioni. Tra gli artisti: Paolo Fresu con il P.A.F. Trio (27 giugno), Nicolò Fabi (4 luglio), Simona Molinarifeat. Raphael Gualazzi (6 luglio), Daniele Silvestri (25 luglio), Coez (5 settembre), Joan Thiele (29 agosto), insieme a ospiti internazionali come White Lies (29 giugno), Johnny Marr (16 luglio), Dulce Pontes (5 luglio) e il Quintetto Astor Piazzolla (13 settembre).

Ampio spazio è dedicato alle nuove drammaturgie under 40, in un progetto che unisce ricerca, formazione e dialogo europeo, coinvolgendo giovani artiste e artisti, studenti e professionisti. Tra i titoli: Hijos de Buddha di Nicolò Sordo (7 settembre), Infinita bellezza di Claudia Manuelli (13 settembre), L’isola dei ciccioni felici di Andrea Mattei (14 settembre), Dad or Alive (15 settembre), Digital Odyssey di BlueCheese con Roberto Latini (16 settembre), oltre a Ophelia.

Prime, riletture, danza, musica e performance compongono un progetto unitario che non conserva i classici, ma li attiva nel presente mettendo in relazione parola, corpo e spazio. L’Estate Teatrale Veronese 2026 si afferma così come un festival capace di coniugare tradizione e ricerca, radicamento territoriale e visione internazionale.



  1. PLANET SHAKESPEARE | PIANETA SHAKESPEARE 

FESTIVAL SHAKESPEARIANO

PRIMA NAZIONALE

25-26 giugno | Teatro Romano

LOS DOS HIDALGOS DE VERONA | I DUE GENTILUOMINI DI VERONA 

Di William Shakespeare, Regia Declan Donnellan, adattamento Declan Donnellan and Nick Ormerod (SPAGNA – REGNO UNITO)

PRIMA NAZIONALE

09-10 luglio | Teatro Romano

TITO ANDRONICO | Why don’t you stop the show?

Di Davide Sacco

Dal Tito Andronico di William Shakespeare – Regia Davide Sacco, con Francesco Montanari

PRIMA NAZIONALE – Creazione per Etv

01 settembre | Teatro Romano

ROMEO E GIULIETTA IN THE WAR 

Da William Shakespeare – Di e con Stefano Massini con l’Orchestra Multietnica di Arezzo

PRIMA NAZIONALE – Creazione per Etv

03 settembre | Teatro Romano

REX DESTRUENS, RE LEAR

Da Re Lear di William Shakespeare – Di e con Massimo Cacciari, regia Leonardo Tosini

10-11 settembre | Teatro Romano

AMLETO²

Da Amleto di William Shakespeare – di e con Filippo Timi

03 luglio | Teatro Romano

OTELLODI PRECISE PAROLE SI VIVE

Da Otello di William Shakespeare – Regia Gabriele Vacis, con Lella Costa

PRIMA NAZIONALE 

06-16 luglio | Piazza Bra

CARTA CARBONE

Da testi di William Shakespeare – Roberto Latini, Gianluca Misiti

PRIMA NAZIONALE 

5-6 settembre | Teatro Camploy

OPHELIA

Da Amleto di William Shakespeare – Di Luca Giacomoni (FRANCIA) con Giulia Quacqueri

PRIMA NAZIONALE

16 – 19 luglio | Museo Cavalcaselle – Tomba di Giulietta

MIDSUMMER. Sogno di un gioco di mezza estate

Da Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare (parti in inglese)

Riscrittura originale di Andrea de Manincor, regia Solimano Pontarollo

PRIMA NAZIONALE – Creazione per Etv

12 settembre | Teatro Camploy

BRAIN STORM Tempesta in testa

Frank Heuel, Marta Dalla Via

  • GALAXIES | GALASSIE 

GRANDE SOIRÉE | EVENTO SPECIALE

PRIMA NAZIONALE – Creazione per Etv

28 giugno | Teatro Romano

PADRE CICOGNA

racconto sinfonico per quattro voci voce recitante e orchestra

testo da Eduardo De Filippo di Nicola Piovani, voce narrante Toni Servillo composizione musica e direzione Nicola Piovani, voci Sara Di Fusco, Pino Ingrosso, Tony NezicSusy Sebastiano, Orchestra Giovanile Luigi Cherubini 

03 luglio | Teatro Romano

OTELLODI PRECISE PAROLE SI VIVE

Da Otello di William Shakespeare – Regia Gabriele Vacis con Lella Costa

PRIMA NAZIONALE – Creazione per Etv

01 settembre | Teatro Romano

ROMEO E GIULIETTA IN THE WAR 

Da William Shakespeare – Di e con Stefano Massini con l’Orchestra Multietnica di Arezzo

PRIMA NAZIONALE – Creazione per Etv

03 settembre | Teatro Romano

REX DESTRUENS, RE LEAR

Da Re Lear di William Shakespeare – Di e con Massimo Cacciari, regia Leonardo Tosini

  • POLARIS | POLARIS

CLASSICI 


PRIMA NAZIONALE – Creazione per Etv

28 giugno | Teatro Romano

PADRE CICOGNA

racconto sinfonico per quattro voci voce recitante e orchestra

testo da Eduardo De Filippo di Nicola Piovani, voce narrante Toni Servillo, composizione musica e direzione Nicola Piovani, voci Sara Di Fusco, Pino Ingrosso, Tony NezicSusy Sebastiano, Orchestra Giovanile Luigi Cherubini 

17-18 settembre | Teatro Romano

ALCESTI 

Di Euripide – Regia Filippo Dini, musiche Paolo Fresu

PRIMA NAZIONALE 

26 e 28 giugno | Parco Santa Toscana

UNA DONNA. EDIPO. LA GUERRA

Regia Silvia Masotti e Camilla Zorzi con un gruppo dai 21 ai 35 anni

PRIMA NAZIONALE 

29 giugno – 2 luglio | Teatro Scientifico

ECUBA. LA GUERRA SULLE MADRI

Di e con Isabella Caserta, musiche Valerio Mauro

  • BODIES IN REVOLUTION | CORPI IN RIVOLUZIONE 

DANZA CONTEMPORANEA INTERNAZIONALE

14-15 luglio | Teatro Romano

DIPTYCH 

Peeping Tom (BELGIO)

presentato in collaborazione fra L’Estate Veronese e Bolzano Danza (17 luglio a Bolzano)

20-21 luglio | Teatro Romano

THE INFINITE APPROACH

Yoann Bourgeois Art Company (FRANCIA)

27 luglio-08 agosto | Teatro Romano

BOTANICA – Season 2

Momix (USA)

  • STELLAR FREQUENCIES | FREQUENZE STELLARI

CONTAMINAZIONI MUSICALI

27 giugno | Teatro Romano

P.A.F. TRIO Paolo FresuAntonello SalisFurio Di Castri  

29 giugno | Teatro Romano

WHITE LIES (REGNO UNITO)

04 luglio | Teatro Romano

NICCOLO’ FABI in concerto

05 luglio | Teatro Romano

35 Anos Tour | DULCE PONTES (PORTOGALLO)

06 luglio | Teatro Romano

Kairos Tour | SIMONA MOLINARI special guest Raphael Gualazzi

16 luglio | Teatro Romano

JOHNNY MARR (The Smiths) (REGNO UNITO)

25 luglio | Teatro Romano

DANIELE SILVESTRI in Concerto

29 agosto | Teatro Romano

Joanita | JOAN THIELE

05 settembre | Teatro Romano

From The Rooftop – Live 2026 | COEZ

13 settembre | Teatro Romano

QUINTETO ASTOR PIAZZOLLA (ARGENTINA)

  • CONSTELLATIONS | COSTELLAZIONI

06-16 luglio | Piazza Bra

LITTLE FUN PALACE / VERONA 

Di Filippo Andreatta 

PRIMA NAZIONALE 

07-12 luglio | Piazza Bra

THE WALKS / VERONA

Di Rimini Protokoll (GERMANIA) con Antonio Tagliarini 

PRIMA NAZIONALE – Creazione per Etv

06 luglio | Piazza Bra

OVERTOURISM

Idea e progetto: Babilonia Teatri 

PRIMA NAZIONALE – Creazione per Etv

13 luglio | Piazza Bra

ATTRAVERSAMENTI

Di e con Chiara Frigo e Silvia Gribaudi

PRIMA NAZIONALE – Creazione per Etv

06-16 luglio | Piazza Bra

CARTA CARBONE

Da testi di William Shakespeare – Progetto di Roberto Latini e Gianluca Misiti

7. NUOVE ORBITE

    GIOVANI AGITATORI DI LANCE CRESCONO

PRIMA NAZIONALE 

5 e 6 settembre | Teatro Camploy

OPHELIA 

Da Amleto di William Shakespeare – Di Luca Giacomoni con Giulia Quacqueri

7 settembre | Teatro Camploy

HIJOS DE BUDDHA 

Di e con Nicolò Sordo

PRIMA NAZIONALE – Creazione per Etv

12 settembre | Teatro Camploy

BRAIN STORM Tempesta in testa

Di Frank Heuel (GERMANIA), Marta Dalla Via

13 settembre | Teatro Camploy

INFINITA BELLEZZA |

regia e drammaturgia Claudia Manuelli | PREMIO SCENARIO 2025

14 settembre | Teatro Camploy

L’ISOLA DEI CICCIONI FELICI 

Di e con Andrea Mattei | PREMIO SCENARIO PERIFERIE 2025

15 settembre | Teatro Camploy

DAD OR ALIVE 

Di BumBumFritz, Con Giovanni Frison, Michele Tonicello | PREMIO SCENARIO (DISPOSITIVI STEFANO CIPICIANI) 2025

13-16 settembre | Teatro Camploy

DIGITAL ODYSSEY

Opere video MASBEDO, Theo Eshetu, Vinca Petersen, Elisa Giardina Papa, FLxER

Drammaturgia audio Roberto LatiniGianluca Misiti 

L’Estate Teatrale Veronese è promossa dal Comune di Verona in collaborazione con Arteven, Circuito Multidisciplinare Regionale, con il sostegno del Ministero della Cultura e della Regione Veneto, e con Banco BPMMagis e Pasqua Vini. Affiancano il Festival in questa 78ª edizione il Gruppo Vicenzi e l’Hotel Touring. Il racconto della stagione è affidato alla rete di media partner Radio Rai 3L’ArenaTeleArenaRadio Verona e AGTW.


INFORMAZIONI

Programma completo sul sito www.estateteatraleveronese.it, sulla pagina Facebook Estate Teatrale Veronese-Comune di Verona, sul profilo Instagram  estateteatraleveronese e sul canale YouTubeEstate Teatrale Veronese.

BIGLIETTI DISPONIBILI 

Fino al 24 giugno promozione speciale EARLY BIRD.

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– ATTRAVERSAMENTI MULTIPLI 2026 – ideato e curato da Margine Operativo

PARCO DI TORRE DEL FISCALE

Venerdì 12 Giugno 2026


C’è un luogo che rappresenta il riscatto civico di una periferia: un’oasi di biodiversità che preserva la campagna romana, dandosi come un punto di sovrapposizione tra la Roma Antica e il tessuto urbano contemporaneo.

C’è un luogo – brillante esempio di cittadinanza attiva – che ha coinvolto le istituzioni in un dialogo concreto, così da riuscire a trasformare un’area periferica abusiva in stato di abbandono, in un moderno polo di aggregazione e tutela. 

C’è un luogo che ospita una moltitudine di monumenti di epoche differenti: l’omonima torre medioevale (del XII sec.), sei acquedotti romani (tra cui il Claudio e il Felice) e i resti dell’antico Campo Barbarico dei Goti.

E’ il Parco di Torre del Fiscale, parte del Parco Archeologico dell’Appia Antica di Roma. Un luogo che incarna un eccezionale valore storico, sociale e paesaggistico: simbolo della rigenerazione urbana di un’area periferica ad alta densità abitativa.

E’ con questo luogo speciale che il Festival Attraversamenti Multipli – ideato dal gruppo artistico  multi/transdisciplinare Margine Operativo, coordinato da Alessandra Ferraro e Pako Graziani – ha scelto di entrare in dialogo. Un Festival che dal 2001 valorizza il Parco di Torre del Fiscale come palcoscenico diffuso, ospitando spettacoli di danza, di teatro e musica site-specific. 

Perché l’imprinting di Margine Operativo è guardare all’arte come a un dispositivo che può creare cambiamenti e solleticare la propensione a creare connessioni con altri progetti, con altri spazi dell’attivismo culturale, con altri paesaggi urbani.

Il Festival Attraversamenti Multipli è realizzato con il sostegno del Ministero della Cultura – Direzione Generale Spettacolo. L’iniziativa è promossa e sostenuta da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria – Dipartimento Attività Culturali in collaborazione con Zètema Progetto Cultura.


Tema ispiratore di questo 26esimo viaggio di “Attraversamenti Multipli” tra gli orizzonti mobili delle performing arts – all’interno di una traiettoria progettuale che si sviluppa su più anni – è LA COESISTENZA. 

Perché nessuno può considerarsi sufficiente a se stesso.

Perché siamo tutti connessi – attraverso relazioni complesse – con la terra, con il clima, con gli esseri umani, con gli animali, con le piante, con le culture.

Il valore della COESISTENZA risiede tutto, infatti, nel riconoscimento della legittimità dell’Altro. Consapevolezza che implica la rinuncia al dominio e all’usurpazione dello spazio altrui, unitamente alla valorizzazione e all’integrazione delle diverse identità che contraddistinguono ciascuno. 

Una postura esistenziale che promuove il superamento dei limiti culturali e sociali, puntando sulla coesistenza e sull’interazione, quali antidoti alla frammentazione sociale. 

“Coesistere” è infatti l’atto dinamico di abbandonare il conosciuto per l’ignoto; è l’attraversamento della soglia che separa ciò che è privato e sicuro da ciò che è pubblico e incognito; è il cambiamento di stato, che implica il superamento della resistenza posta da un ostacolo, da una diversità.

“Coesistere” è il farsi ponte tra due sponde opposte. Ma attenzione: un ponte non si può costruire da soli. Si parte da un estremo, ma se manca dove appoggiarsi, ovvero chi ti tende la mano dall’altra parte, non si può fare.

Ecco allora l’importanza di lavorare anche sul “margine”.

Perché “il margine” è la soglia che permette a due elementi di distinguersi ma, al tempo stesso, di entrare in contatto.  

Perché stando sul “margine” si riescono ad analizzare e a valorizzare elementi che stando nel “centro” sembrano secondari, o vengono addirittura esclusi.

E’ così che il “margine” diventa uno spazio di emancipazione e di ridefinizione identitaria. Dal “margine” infatti si può osservare con una prospettiva radicale: libera dagli schemi dominanti e capace di immaginare nuovi mondi. 

Proprio come si è potuto sperimentare Venerdì 12 giugno scorso, nella seconda giornata del Festival “Attraversamenti Multipli 2026”.

La serata è iniziata con uno studio scelto da Carlo Massari/ C&C Company /SPaCCa per i partecipanti del laboratorio “Farsi Corpo_sesto movimento”, dal titolo BESTIARIO UMANO. Uno studio esplorativo sugli attraversamenti emotivi fra allievi al quale ci è stata data la possibilità, il permesso, di assistere, di osservare. 

Il loro rituale di conoscenza ha avuto un inizio molto suggestivo: con gli interpreti avvolti dalla chioma di un albero, i loro piedi sopra le sue radici, in cerchio stretti al suo tronco. Connessi tra terra e cielo.

L’attraversamento energetico con la natura ha trovato un ponte in un particolare utilizzo della voce che, in un crescendo, ha preso le sembianze di una conversazione come tra diverse specie di animali.

Arricchiti di energia linfatica, gli interpreti si sono progressivamente allontanati dall’albero-totem fino ad uscir fuori dal cerchio magico del loro rito, per aprirsi nello spazio verso di noi. 

Esplorando ogni piano dello spazio e ogni forma di disequilibrio, loro osano, si lasciano andare, creano ponti come abbracci, legami come manipolazioni, incantevoli abbandoni pieni di fiducia. 

Una ricerca, la loro, sulle trasformazioni, sul cambiamento, sul sottile confine tra uomo e bestia. Ne scaturisce la fascinosa restituzione di “un bestiario umano” dove i corpi degli interpreti, rivelandosi intimamente, danno forma a sintomi che parlano di vizi, di loro virtù, di pulsioni profonde. Del loro marcare il territorio, dell’invadere e del lasciarsi invadere dall’altro. Generosamente. Egoisticamente. Un bestiario umano dove il corpo diventa il tramite visibile dell’inconscio e dei vissuti interiori di ciascuno. Parti oscure che ognuno di noi è chiamato a riconoscere e a integrare con l’energia razionale, per raggiungere un buon equilibrio di sé.


E proprio mentre tutte queste segrete differenze interiori prendevano forma, nell’aria si diffondeva il discorso di Martin Luther King Jr. “I have a dream” (1963), simbolo universale della lotta al razzismo per un’uguaglianza dei diritti umani. Un discorso il cui valore risiede nell’aver trasformato il dolore per la segregazione in un messaggio di speranza, di pace e di fratellanza. Perché integrare il diverso è possibile.

Nell’ora dell’imbrunire – con la complicità di una brezza dall’aura di presagio – ha preso forma il rituale di congedo dalla vita di Cassandra. Una performance di teatro in prima nazionale di Margine Operativo, dal titolo: KASSANDRA_OVER.

Prima di entrare nel palazzo reale di Micene, Cassandra ha infatti una visione. Vede il suo destino e quello di Agamennone, tentando invano di avvertire il re. Pur possedendo il dono della profezia donatole da Apollo, sa che nessuno le crederà: è la vendetta che le ha riservato Apollo nel momento in cui lei ha rifiutato le sue avances. Ed è così che lui le tolse la capacità di persuadere gli altri, condannandola ad essere inascoltata.

Cassandra è una donna scomoda, straniera, emarginata, perché rifiuta di assimilarsi e di sottomettersi al modello virile. Lei sceglie invece di vivere a modo suo, autonoma, con il proprio spirito critico. Rifiuta la protezione e l’amore dell’eroe Enea, rifiuta i sotterfugi, rifiuta i compromessi. Si staglia perspicace e sola contro il rosso delle fiamme di Troia, prima, e contro il bronzo affilato e lucente di Clitennestra, poi. Purché, fino all’ultimo possa “parlare con la sua voce“.

‘Ecco dove accadde. Lei è stata qui’: così lei entra e vede, permettendo anche a noi – che la stiamo aspettando disposti “nel cerchio magico di uno sguardo” – di sapere, di ricordare. Disattivando, con il nostro ascolto, la maledizione della condanna all’incredulità a cui Apollo l’aveva condannata.

Il rito che va in scena è il racconto di quel che Kassandra pensò prima di “andare a morire”, di come ripercorse la propria vicenda esistenziale, le sventure sue e della sua città, i suoi amori, le violenze subite. La sua versione dei fatti, la sua storia raccontata con la sua voce.

Sussulta sui suoi passi, profetizza con il corpo e si chiede: “perché volli a tutti i costi i doni della veggenza?”. 

E la risposta è: “Il mio ruolo era dire no”. Era andare oltre: affermando la sua non omologazione, affermando la sua non sottomissione. “Kassandra_over”.

Una dinamica, questa, raccontata nel mito perché sempre può riproporsi nella vita. Cassandra – archetipo del segnale di pericolo – viene infatti spesso invocata nella quotidianità della vita in contesti quali l’ecologia, l’arte, l’economia o la geopolitica per indicare coloro che lanciano avvertimenti cruciali sul futuro e che vengono ignorati fino all’avverarsi della crisi.

Trascendendo il mito, il significato di Cassandra è quindi diventato un’importante metafora per analizzare le dinamiche del potere, la cecità della collettività e l’importanza dell’ascolto delle voci critiche.

All’allontanarsi dell’epifania di Kassandra, i nostri occhi si sono riempiti di una nuova luminosità: quella del FUORI FUOCO di Carlo Massari/C&C/SPaCCa.

Qualcosa infatti brillava lassù, sul margine, tra gli arbusti: qualcosa di regale e di deprivato. 

Qualcosa di femminile e di maschile. 
Qualcosa che andava oltre, che attraversava i generi. Affascinava e intimoriva.

Come il suo esprimersi vocale: un’energia dal suono meccanicamente metallico ma dal contenuto bruciantemente provocatorio.

Come il suo darsi posturale: di spalle. A comunicare una barriera ma anche fiducia incondizionata: tipico di chi guida e non si cura delle critiche. Tipico di chi ha il potere di nasconderci qualcosa, risultandoci così crudelmente affascinante. C’è bisogno di sottrazione per farsi irretire.

E lui lo sa. E quando ci ha presi nella rete, si volta.

E ci chiede di guardarlo: “non come una rovina ma come un’alba”.

Perché lui è il figlio del sole, quello che corrode.

Perché lui non ama le leggi, ma le primavere.

Perché lui insinua negli umani il dubbio capace di aprire una nuova porta: “E se fosse possibile vivere diversamente?”. E il suo muoversi “diversamente” nello spazio, ne è una splendida visualizzazione.

E’ Eliogabalo. E questo è il suo ritorno.

Lui che nella società romana rappresentò lo sconvolgimento dei ruoli di genere, il sovvertimento della religione tradizionale e la minaccia dell’assolutismo orientale; oggi  si è evoluto da emblema della degenerazione assoluta a icona della libertà.

Come le cronache del passato lo descrivevano, anche l’Eliogabalo di Massari ama truccarsi, travestirsi. Ma anche mettersi a nudo.  E ci rivela come, sotto al prorompere dei lustrini e delle paillettes, sopravviva un certo suo modo di autosabotarsi. Che lo fa nascondere e poi osare, rompere i piani, le convenzioni. Come un animale braccato che anela alla sua libertà. Celebrando l’anarchia come energia distruttiva e creatrice. Un po’ come l’Eliogabalo di Artaud.

Attraversando poi il confine fluido dell’acquedotto romano – legame vitale tra una risorsa pura e la città,  ma anche simbolo rigenerativo di una civiltà – siamo stati coinvolti in un concerto per violoncello e contrabbasso, guidato da Flavia Massimo e Caterina Palazzi, intitolato “HAYALET”.

Motivo conduttore è stato il riuscire a far emergere quell’ancestrale senso di paura e fascino che resta e sopravvive a tutto: l’hayalet, appunto, tradotto dalla lingua turca come “fantasma”.

Una sensazione evocata attraverso il respiro e quindi attraverso il canto dell’ Aum – suono primordiale e vibrazione creatrice dell’universo – che simbolicamente rappresenta l’unione tra il microcosmo (l’individuo) e il macrocosmo (il tutto).

Una sensazione che ruota attorno all’idea dell’invisibile che interferisce con il visibile, evocando un’atmosfera di malinconico mistero energizzante. 

Un paesaggio sonoro rarefatto, pungente, emotivamente carico di presenze: un viaggio tra silenzi e immaginazione, tra composizioni e improvvisazioni, come quello esperito attraverso la performance musicale sperimentale per violoncello e contrabbasso di Flavia Massimo e Caterina Palazzi.


Un paesaggio sonoro magnificamente integrato al video live performance site specific LIZ + FLxER “In_Between”, il cui valore simbolico risiede nella sua natura di organismo multiforme ibrido, pensato per fondere i confini tra reale e fantastico.

Una meravigliosa installazione immersiva che apre il dialogo tra epoche, trasformando le arcate storiche degli acquedotti del Parco di Torre del Fiscale in schermi dinamici; unendo l’archeologia romana all’avanguardia del video mapping e della grafica digitale live. 

Un’installazione che solletica anche la percezione del senso di liminalità: lo spazio “nel mezzo” (In_Between), giocando con la percezione dello spettatore per creare un universo immersivo fatto di collisioni visive e biodiversità immaginativa. In una continua sovrapposizione tra arti visive e suono, che diventa “quella visione” che riprogramma, temporaneamente, l’identità dello spazio urbano notturno. 

Un’esperienza decisamente coinvolgente, l’occasione proposta dal “Festival Attraversamenti Multipli 2026”. Un’occasione che ritorna dal prossimo mercoledì 17 Giugno fino a sabato 20 giugno al Parco di Torre del Fiscale. Per poi spostarsi a Toffia, in provincia di Rieti, per una due giorni di circo contemporaneo.


Recensione di Sonia Remoli

– MORTE DI GALEAZZO CIANO – di Enzo Siciliano – a cura di Tommaso Capodanno

Il Teatro di Roma ricorda Enzo Siciliano a vent’anni dalla scomparsa

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TEATRO ARGENTINA

8 Giugno 2026

Insieme, nella serata dell’ 8 Giugno, in un Teatro Argentina al completo, si è atteso l’arrivo dell’anniversario della scomparsa di Enzo Siciliano – autore fondamentale della storia culturale italiana – rievocando un’altra attesa: quella dell’esecuzione da lui narrata in uno dei suoi testi teatrali più intensi, “Morte di Galeazzo Ciano”


E’ stata cura del Teatro di Roma, nell’anno in cui ricorre il ventesimo anniversario della scomparsa di Enzo Siciliano (1934-2006), onorarne la memoria attraverso un percorso scandito in tre tappe – palcoscenico di intersezione di storie umane  – così da tentare di restituire l’universo artistico e l’impegno civile di una delle figure centrali del Novecento italiano.
Attraverso questo progetto nel nome del padre, il Teatro di Roma ha desiderato valorizzare anche il legame affettivo e professionale con il figlio Francesco Siciliano, attore, produttore e oggi Presidente del Teatro di Roma.

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Teatro Argentina – Fondo Moravia  Nuovo Cinema Aquila

8 – 9 – 10 giugno 2026

OMAGGIO A ENZO SICILIANO

8 giugno, ore 20.00 | Teatro Argentina

Morte di Galeazzo Ciano

a cura di Tommaso Capodanno

con Filippo Nigro, Lorenzo Parrotto, Marco Prosperini, Galatea Ranzi, Francesco Siciliano, Carolina Sisto

voice off Paolo Cresta 

un progetto di Teatro di Roma – Teatro Nazionale

9 giugno, ore 18.30 | Casa Museo Alberto Moravia

Per Enzo Siciliano

incontro a cura di Francesco Siciliano, Lorenzo Pavolini, Simone Casini, Flavio Santi e del Fondo Moravia

10 giugno, ore 18.30 | Nuovo Cinema Aquila

Enzo Siciliano: lo scrittore e il suo guscio

la proiezione del film sarà preceduta da un momento di incontro e riflessione con Mimmo Calopresti, Arnaldo Colasanti, Leonardo Colombati, Catherine McGilvray, Bernardo Siciliano

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Ad aprire la serata al Teatro Argentina, il Vice Presidente della Fondazione del Teatro di Roma Danilo Del Gaizo. Suo il desiderio di ricordare come per Enzo Siciliano l’impegno quotidiano della cultura fosse il motore capace di promuovere la crescita sociale di un Paese.


In molti ricorderanno infatti, solo per fare un esempio,  il carattere di evento storico che rappresentò la scelta culturale di Enzo Siciliano, durante il suo mandato come presidente della Rai (1996-1998),  di trasmettere in diretta – in prima serata su Rai 1, sostituendo l’edizione serale del telegiornale delle 20:00 –  l‘evento inaugurale della stagione del Teatro alla Scala di Milano: il Macbeth di Giuseppe Verdi, diretto dal maestro Riccardo Muti, per la regia di Graham Vick (7 dicembre 1997).

Enzo Siciliano e Giancarlo Menotti (da Settimo Giorno, 1975)



Concetto – quello della cultura come motore di crescita sociale – ribadito anche nella testimonianza riferita al pubblico da Edoardo Albinati che, salito sul palco, ha sottolineato l’insolita inclinazione di Enzo Siciliano ad appassionarsi ad un ascolto trasversale delle creazioni artistico/letterarie, al di là delle ostilità di prospettiva con gli autori.

Ne è un esempio l’ammirazione per Ezra Pound: al quale Siciliano riusciva a riconoscere una grandezza poetica assoluta – tale da influenzare intere generazioni di autori – nonostante le forti contraddizioni ideologiche e le scelte politiche estreme del poeta. Non solo: negli anni ’50 Siciliano contribuì a diffondere l’opera poundiana in Italia e fu proprio lui a favorire uno storico—seppur burrascoso—incontro tra Pound e Pier Paolo Pasolini a Rapallo, mediando tra due delle menti più complesse del secolo.

L’attenzione del pubblico si è poi sagomata sulla restituzione – curata da Tommaso Capodanno – di uno dei testi teatrali più intensi e di stringente impegno civile, scritti da Enzo Siciliano: “Morte di Galeazzo Ciano”. Opera pubblicata nel 1978 da Einaudi nella collana Collezione di Teatro e portata in scena per la prima volta il 20 gennaio del 1998 dal Teatro Stabile di Torino, per la regia di Marco Tullio Giordana.

Acuta sensibilità drammaturgica di Enzo Siciliano è quella di riuscire a far emergere tutta la commozione verso la potenza drammatica di quella che – al di là di una cronaca documentaria – si diede come una “tragedia familiare”. Quella commozione che, facendoci “muovere insieme“ parla di un’unione capace di abbattere le barriere e di metterci in comunicazione gli uni con gli altri. Sia nella gioia, che nel dolore.

Qui in scena, è il carceriere degli Scalzi di Verona Mario Pellegrinotti (un Lorenzo Parrotto che sa unire fermezza e intelligenza emotiva) a presentare ciascun personaggio. E a suggerire gli ambienti nei quali vengono rievocate “le stazioni” della tragedia familiare: luoghi fisici e metaforici – frammenti emotivi – dove il distacco, l’attesa e l’ignoto s’incontrano. Crocevia tra il passato e il futuro di un percorso di spoliazione del potere, in cui Ciano viene costretto ad affrontare la fragilità umana, i propri errori e l’inevitabile morte. 

Villa Feltrinelli, Gargnano sul Lago di Garda


La prima delle “stazioni” proposte in scena è relativa all’ufficio di Mussolini a Villa Feltrinelli sulle sponde bresciane del Lago di Garda (1943). Qui un’appassionata e indomita Edda – interpretata assai efficacemente da Galatea Ranzi – provoca suo padre Benito (reso nella sua sovranità tragicamente logora da Marco Prosperini) affinché si attivi con “un atto politico” a favore di Ciano. “Sono contingenze impreviste” – si giustifica lui. E lei: “Hai sempre le SS alle calcagna. Sei impotente, ecco l’imprevisto!”.  Non a caso Mussolini era solito dire di lei: “Sono riuscito a sottomettere l’Italia, ma non riuscirò mai a sottomettere mia figlia”.

Accanto all’immagine pubblica di donna svagata e mondana, Edda si dimostra disposta a tutto per salvare il marito, lottando con freddezza e coraggio contro il padre e l’apparato nazista. Inizia così a delinearsi tutto il carattere tragico di questo frangente esistenziale, dove Edda si trova costretta a scegliere tra il legame di sangue con il padre e l’amore viscerale per il marito; e  il padre costretto a scegliere tra gli adorati legami familiari e la tentazione a non voler rinunciare al potere.

La seconda “stazione” è la casa dei Ciano a Roma. Siamo nel 1939: i due coniugi ballano sulle note di “Non dimenticar le mie parole” (1937), brano punto di svolta della musica leggera italiana del tempo, che inaugura il celebre “stile Novecento” esprimendosi musicalmente attraverso un ritmo sincopato che risente delle influenze swing e jazz. “Non dimenticar le mie parole” è infatti una canzone d’amore dal testo malinconico ma caratterizzata da quel ritmo dondolante, proprio della sezione ritmica del swing. Ballando, Edda punzecchia Galeazzo per gelosia ma anche perché lui non riesce, a suo avviso, a portare fino in fondo la sua opinione politica, divergente da quella di Mussolini (sulla non opportunità per l’Italia di entrare in guerra) dimettendosi da Ministro degli Esteri. “Io voglio la pace: non sono un fatuo livornese!” – gli risponde lui. E intanto ballano sulle note di “Non dimenticar le mie parole” : un brano che canta l’amore e i suoi tormenti.

 Frau Felizitas Beetz


In carcere Ciano conosce e si innamora di Frau Felizitas Beetz (qui interpretata da una Carolina Sisto ricca in quieta malinconia). “Lui la cerca come un cibo” – commenta Edda. E lei, Felizitas, per Ciano tradisce l’incarico affidatole da Hitler: quello di impossessarsi dei diari dell’ex Ministro degli Esteri. Manoscritti ritenuti compromettenti e che per questo motivo non devono finire in mano nemica. La missione di spia affidata a Frau Felizitas Beetz è ritenuta fondamentale dal Terzo Reich: deve convincere l’ex ministro a consegnarle quei documenti, con ogni mezzo. A costo di illuderlo che, in quel modo, avrebbe avuto salva la vita. Invece Felizitas commette l’errore più grave: si innamora dell’uomo che deve tradire.

Esecuzione dell’11 gennaio del 1944 al poligono di tiro di Verona


E invece di escogitare il modo di farsi consegnare i diari, instaura con lui un rapporto che, giorno dopo giorno, si fa sempre più profondo. Anche quando Ciano viene processato a Castelvecchio, assieme ai «complici» della caduta del Fascismo, lei partecipa a tutte le udienze, ritornando ogni sera al carcere degli Scalzi per rincuorare Galeazzo. Gli rimane vicino anche dopo la condanna a morte, fin quando viene trasferito al poligono di Porta Catena per l’esecuzione, l’11 gennaio del 1944. Si salutano – riportano le cronache dell’epoca – quaranta minuti prima che Ciano venga ucciso dal plotone d’esecuzione. A dispetto dei ruoli sociali Edda riuscirà poi ad entrare in amicizia con la spia tedesca. Tanto che è proprio Felizitas ad aiutarla a fuggire con i bambini in Svizzera, consentendo così di salvare i diari dell’ex gerarca, consegnandoli alla Storia. 

Galeazzo Ciano


In carcere continua poi anche lo stretto rapporto di amicizia tra Ciano e il Ministro ai Lavori Pubblici Zenone Benini (qui in scena un arguto Filippo Nigro). A lui Galeazzo confida che Mussolini “è un vile perché è il suggeritore dei suoi padroni… perché mette in mostra il dolore… e vile è qualcosa di diverso dall’aver paura”. Ma il suo amico lo aiuta a riflettere sul fatto che lui, Ciano, ha sicuramente “meriti nei confronti del futuro” ma è stato imprudente nel credere che Mussolini gli avrebbe perdonato qualsiasi offesa. 

Nel susseguirsi delle “stazioni” – complice la sinergia tra la drammaturgia di Enzo Siciliano, la cura di Tommaso Capodanno e la coralità del corpo della parola degli interpreti in scena – si assiste alla progressiva messa a nudo dell’animo di quell’uomo apparentemente solo “frac e decorazioni”. E il Galeazzo Ciano qui interpretato da Francesco Siciliano restituisce allo spettatore tutta la contraddittorietà propria dell’animo umano di fronte a certi ambigui frangenti dell’esistenza. 

Francesco Siciliano


La sua elegante spavalderia lascia spazio alla profonda riflessione interiore, alla paura, al desiderio di immaginare la propria sepoltura a Livorno insieme all’uomo che più di ogni altra cosa ha amato: suo padre Costanzo Ciano. E poi ancora il pensiero per il futuro dei suoi figli, la cura di affidarli allo sguardo del suo caro amico Benini. 

Ma un pensiero l’assilla e, nel confidarlo alla profonda umanità del suo secondino Pellegrinotti, ne riceve in cambio un po’ di sollievo: “dopo avermi massacrato, dove mi butteranno questi cani?”. E ancora : “questa notte io non me la voglio ricordare… e domani non voglio sentire il ghiaccio della pallottola”. Un orrore così viscerale il suo da portarlo a desiderare morire prima. Ma ritorna l’eco di quel brano: “non dimenticar le mie parole …”.

Processo di Verona, 8-10 gennaio 1944


E così il Ciano di Francesco Siciliano proprio nell’arrivare a restituire il suo animo sempre  più “nudo”, finisce per risultare “un uomo ridicolo”: un uomo moderno affetto dall’ indifferenza universale, convinto che nulla abbia importanza. Convinzione che lo porta all’alienazione e a desiderare l’idea del suicidio. 

Ce ne parla quella dilaniante comicità che si fa strada nell’assurda risata che serpeggia tra i suoi pensieri e le sue parole. Finche anche le mani iniziano a muoversi in modo ossessivo, all’unisono con le sue paure. 

Galeazzo Ciano nel Carcere degli Scalzi a Verona


E quel momento tanto temuto arriva: ma sorprendentemente mettere a nudo le varie parti della sua umanità lo portano a liberarsi dal rancore e dalla paura. E mentre Edda ci confida di essere ormai “una macerie di donna”, Galeazzo riesce a sentire ora la vita “piacevole” nonostante tutto: “La vita è sempre bella”. Amare il prossimo può significare redimere le perversioni dell’animo umano. E tornano le parole-guida di quella canzone: 

“Non dimenticar le mie parole,
bimba tu non sai cos’è l’amor,
è una cosa bella come il sole,
più del sole dà calor”.

Carolina Sisto, Filippo Nigro, Galatea Ranzi, Francesco Siciliano, Marco Prosperini, Lorenzo Parrotto

Una serata piena di commossa riflessione, questa che ha preceduto l’arrivo dell’anniversario della scomparsa di Enzo Siciliano. Uno splendido rito per omaggiare la presenza civile, culturale e sentimentale di un’assenza.

Il 9 giugno, giorno dell’anniversario, il percorso della rievocazione della presenza di Enzo Siciliano ha fatto capo al palcoscenico di intersezione di storie umane di Casa Moravia, attraverso l’incontro intitolato Per Enzo Siciliano a cura di Francesco Siciliano, Lorenzo Pavolini, Simone Casini, Flavio Santi e del Fondo Moravia.

Per poi concludersi il 10 giugno al Nuovo Cinema Aquila, con la proiezione del film Enzo Siciliano: lo scrittore e il suo guscio. La proiezione è stata preceduta da un momento di incontro e riflessione con Mimmo Calopresti, Arnaldo Colasanti, Leonardo Colombati, Catherine McGilvray, Bernardo Siciliano.


Recensione di Sonia Remoli

– INTERPLAY – Charlie Parker, le ali del jazz- regia Ennio Coltorti

di Alma Daddario

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TEATRO DI DOCUMENTI

dal 4 al 7 Giugno 2026


Nella splendida cornice offerta, nel cuore del quartiere Testaccio, dal Teatro di Documenti – spazio unico progettato dal massimo scenografo del Novecento Luciano Damiani quale spazio dedicato alla ricerca, alla sperimentazione e alla valorizzazione degli autori contemporanei la regia di Ennio Coltorti immagina e sperimenta di raccontare, avvalendosi della drammaturgia di Alma Daddario, gli ultimi anni di vita del sassofonista e compositore jazz Charlie Parker, uno dei padri fondatori del movimento musicale del “bebop”, attraverso la particolare “interazione” che lo legò al critico musicale Bruno Werner, interessato a scrivere una biografia che riuscisse a cogliere e a codificare il genio di Parker.

Coltorti guarda al loro rapporto come ad una possibile declinazione narrativo-teatrale dell’interplay della musica jazz: quell’arte dell’interazione estemporanea e della comunicazione attiva tra musicisti – e quindi quel dialogo fatto di ascolto reciproco – dove i membri di un gruppo reagiscono all’istante alle frasi melodiche, alle variazioni ritmiche e alle intenzioni degli altri, trasformando l’esecuzione in un organismo collettivo. 

La regia di Coltorti – che lo vede anche interprete nei panni di Charlie Parker – si articola intorno al concetto di “interazione musicale” ed esplora le variazioni delle dinamiche in essa contenute.

Con la complicità allora di Massimo Napoli (interprete del giornalista e critico musicale Bruno Werner) ma anche della cantante Elena Barbati (qui nei panni di Baby Lennox) e del pianista e cantante Federico Pappalardo, Coltorti apre la drammaturgia di Alma Daddario (che a sua volta fa interagire la vita reale di Charlie Parker con la vita romanzata di Parker come immaginata da Julio Cortazar nel libro “Il persecutore” del 1967) a estemporanei botta e risposta e contrappunti, così come a momenti di ascolto condiviso, come proposto dalla selezione musicale di Pietro Sergio. 

Ne scaturisce un arrangiamento narrativo-teatrale non rigidamente fissato ma che prende vita, si modella e si evolve in tempo reale. Dove la drammaturgia di Alma Daddario sa restituire efficacemente, con cruda poesia, anche l’ambiguità creativa del concetto di “deriva” da cui è stata caratterizzata da sempre la vita di Charlie Parker. Un’inclinazione esistenziale tra abisso e ali; tra io e noi; tra arresa al caos e liberazione creativa; tra naufragio e atto ludico-creativo di resistenza contro la prevedibilità. 

Un’interessante prova di interplay teatrale che si è conclusa con due accattivanti omaggi a Parker – proposti dalla cantante Elena Barbati e dal pianista e cantante Federico Pappalardo – nei quali si è potuto apprezzare anche un’intrigante prova di “scat”: quella tecnica vocale del jazz in cui il cantante improvvisa linee melodiche usando sillabe e fonemi senza senso logico, con l’obiettivo di trasformare la voce in un vero e proprio strumento musicale (solitamente un sax o una tromba) per dialogare con gli altri interpreti.

Una messa in scena di interazione e influenza reciproca, enfatizzata dalla suggestione dello spazio scenico del Teatro di Documenti – ricavato all’interno di una grotta seicentesca a ridosso di Monte Testaccio – concepito da Luciano Damiani per rompere le tradizionali barriere tra palcoscenico e platea. 

Uno spazio “democratico” così come l’essenza dell’interplay: molto più di un semplice accompagnamento, l’interplay incarna infatti il valore simbolico della democrazia, dell’ascolto attivo e della coesione sociale. Esaltando l’individuo all’interno del collettivo e dimostrando come l’armonia nasca dal rispetto e dalla reazione reciproca.

Al di là dell’essere solo una splendida tecnica improvvisativa, l’interplay si dà quindi come un vero e proprio manifesto culturale e filosofico, fondato su un tipo di comunicazione paritaria, sul rispetto e la fiducia, sull’equilibrio tra libertà e responsabilità e su una sapiente accettazione dell’errore, che da imprevisto diviene punto di forza creativo.

Alma Daddario, Ennio Coltorti, Massimo Napoli, Elena Barbati, Federico Pappalardo


Filosofia incarnata magnificamente dal Teatro di Documenti che Damiani ha guidato fino alla sua scomparsa nel 2007. Da allora, la direzione artistica è portata avanti da Carla Ceravolo (affiancata nel tempo da Anna Ceravolo e Paolo Orlandelli) mantenendo l’indirizzo di ricerca, di sperimentazione e di valorizzazione degli autori contemporanei. 

Ennio Coltorti


Reensione di Sonia Remoli

– CIRCLE MIRROR TRANSFORMATION – regia Valerio Binasco

di Annie Baker

traduzione Monica Capuani, Cristina Spina

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TEATRO ARGENTINA

dal 3 al 14 Giugno 2026


“ Ricominciamo ! ”

E’ questa l’esortazione che Marty – la carismatica insegnante di teatro, qui interpretata da una fascinosa Pamela Villoresi – utilizza più frequentemente con i suoi allievi.

Loro sono persone vivacemente imperfette: persone cioè che hanno mancato qualche obiettivo in amore, o nell’esprimere il proprio talento. Ma che non hanno smesso di desiderare. Di desiderare una seconda possibilità, di desiderare ancora di ricominciare.

L’imperfezione, infatti, è molto più di un difetto: rappresenta la condizione stessa della vita e del suo evolversi. Perché l’imperfezione cerca sempre una trasformazione, che può darsi attraverso “lo specchio” che ci rimanda lo sguardo dell’altro.

Non a caso i personaggi di questa sapientemente imperfetta drammaturgia di Annie Baker – tradotta da Monica Capuani e da Cristina Spina che ne restituiscono tutta la meravigliosa imperfezione vitale – hanno scelto, più o meno consapevolmente, di iscriversi ad un corso di teatro. In un piccolo teatro di provincia del Vermont, per dilettanti. 

La prima sollecitazione che Marty rivolge ai suoi allievi è: “vorrei, che questo luogo sia per voi un luogo in cui sentirvi al sicuro, per potervi esprimere davvero liberamente”. Ma essere liberi – a teatro così come nella vita – significa anche “saper contare” (questo è il nome di uno degli esercizi-base proposti da Marty) ovvero saper non invadere lo spazio di libertà vitale dell’altro. 

Lo stesso motto dello Stato del Vermont – luogo dove la drammaturga statunitense Annie Baker decide di ambientare questo suo testo – è “Freedom and Unity” (libertà e unità). E venne adottato per la prima volta nel 1788 sul sigillo della Repubblica del Vermont. L’idea di fondo, anche qui, è quella dell’importanza del rispetto dell’equilibrio fra la libertà personale del singolo cittadino ed il bene della comunità. 

(ph. Virginia Brown)


Attraversata da una melodia al pianoforte – che sa farsi terra ma anche cielo, in quanto simbolo universale di ricerca introspettiva – la regia di Valerio Binasco lascia che il suo spettacolo si apra con un prologo non abitato da parole. La cura del suono è di Filippo Conti.

Una scelta che agisce come un imprinting sullo spettatore: a non prestare cioè troppa attenzione alle parole, quanto piuttosto agli effetti che sono capaci di provocare i sottotesti dei silenzi delle persone che sono dentro ogni personaggio.

Lo stesso varcare la soglia tra il fuori e il dentro da parte dei personaggi; il loro scegliere di entrare in scena e il loro diverso, eppure simile, assaporare questo “luogo del sottosuolo” che è la sala prove di un teatro, sono indizi messaggeri di un loro “cercare uno specchio”, per ridare avvio a qualcosa che si è bloccato. Ma che ha una natura circolare e che qui, a teatro, può trovare una possibilità di riattivarsi. E di trasformarsi in qualcos’altro.

Per esempio, attraverso l’esercizio-gioco di presentazione del “se io fossi te”. Ed è sorprendente scoprire quali caratteristiche intraveda in noi l’altro, per identificarci nella nostra unicità. Caratteristiche che derivano da una nostra sintomatologia comportamentale, la cui origine risiede nello scontro tra desideri e difese interiori.


Ogni sintomo è infatti l’espressione di un “patto”: permette al desiderio represso di esprimersi, ma in una forma talmente alterata da non essere intercettato chiaramente.

Il sintomo, quindi, non è un semplice difetto da eliminare, ma un messaggio cifrato attraverso il quale l’inconscio comunica un conflitto irrisolto, che chiede di essere ascoltato e decifrato.

Ed è su questi graffi e su queste cicatrici sintomatologiche – che ciascun interprete ha gran cura di non veicolare attraverso le parole – che si rivolge tutta l’attenzione di Marty.  

Il resto lo fa quel luogo speciale che è il palco del mettersi in prova e alla prova, capace di sprigionare tutto il suo potere maieutico e poietico: di rivelazione e di creazione. 

Un palco che brillantemente qui (la cura delle scene è di Guido Fiorato) è dotato di quella sacra circolarità che, addolcendo gli angoli, produce accoglienza facilitando il libero fluire dell’energia vitale. 

‍Abituati, infatti, a incastrare la vita nella routine e tra doveri, siamo portati a lasciare bloccate alcune parti della nostra personalità, dimenticando che anche loro sono dimensioni essenziali per raggiungere la nostra realizzazione come persone. Come ben sottolineato dal disegno luci di Alessandro Verazzi.

Ma qui in scena gli allievi possono contare sulla capacità “aerodinamica” di Marty: il suo farsi forma fluida e quindi priva di attrito, capace di muoversi tra le loro diverse resistenze.  E’, il suo, un fluire “con” gli eventi piuttosto che uno scontrarsi frontale con essi, che rivela la sua capacità di scivolare sopra le avversità senza opporre una resistenza rigida.

Aerodinamicità raffinatamente sottolineata anche dai suoi capelli e dal suo abbigliamento, specchi del suo habitus: del suo modo di essere interiore. La cura dei costumi è di Alessio Rosati. In particolate è quel suo indossare – ed essere indossata – da quell’ampia e cromaticamente vibrante sopravveste, che contribuisce ad ammantarla di un’allure carismatico ancor più seducente.

Allure che saprà lasciare il posto ad una trasformazione, che la vedrà protagonista e che la porterà, nei momenti in cui si darà “in prova e alla prova” come un’allieva, a dismettere la sua sopravveste.  

Nell’invitare i suoi allievi dicendo loro “accorgetevi di chi c’è intorno a voi” , lei stessa infatti finirà per vedere con nuovi occhi suo marito James (un affascinante sornione Valerio Binasco, capace di incendiarsi di fulgente passionalità) anche lui tra gli allievi del suo corso.

Perché nuovi incontri con persone sconosciute in un posto aperto come il teatro, possono risvegliare inclinazioni sintomatiche prima tenute celate, o addirittura sconosciute. Che, una volta liberate, anziché dare adito a pregiudizi, vengono accolte qui con una straordinaria capacità di compassione, da ciascuno di loro. 

In primis dalla stessa Marty, anche quando le rivelazioni la riguardano personalmente: sua la capacità “terapeutica” di individuare il momento più opportuno per contenerle in un argine – che spesso coincide con lo stabilire un momento di intervallo – il quale, a volte, produce l’effetto di far erompere l’inclinazione appena emersa e arginata.

E’ quell’erompere del sottosuolo – sollecitato anche da esercizi creativamente deflagranti, del tipo “come esplode una bomba?” –  che in scena viene visualizzato metaforicamente da quel mucchio di oggetti misteriosi accatastati, dotati di una loro luminosità, seppur coperti da un telo di nylon. Dove vanno a insinuarsi giocosamente James, Shultz e Theresa.

E’ il fascino tempestoso del rapporto con “il diverso” che porterà Shultz (il sorprendente Andrea Di Casa, falegname ricco in guizzi d’artista) a restare incantato da Theresa (l’esuberante e sensibile attrice di Alessia Giuliani). Una donna che lui definirà piena di “grazia” cogliendo in lei l’insolita combinazione tra la propria consapevolezza corporea e quel disequilibrio emotivo capace però di librarsi verso un profondo ascolto dell’altro. Grazia visualizzata anche attraverso il suo modo di abitare le superfici: simile a quello di un volatile.

Apparentemente distante, invece, è l’atteggiamento della più giovane degli allievi: la Lauren di Maria Trenta. In realtà – come si rivelerà nel suo ultimo esercizio – la più attenta e la più acuta nel leggere i suoi compagni, inclusa la sua insegnante. E alla fine anche se stessa. 

“Ti chiedi mai – dirà a Shultz – quante volte finirà la tua vita, quante volte cambierai per ricominciare”?

Ricominciamo, allora, finché non impareremo a starci vicino, soprattutto “quando la notte si avvicina e la terra è buia, e la luna è l’unica luce che vedremo”. 

Stimolanti sollecitazioni arrivano allo spettatore attraverso il luminoso testo di Annie Baker, reso con fascino silenziosamente graffiante dalla regia di Valerio Binasco, in fertile sinergia con l’interpretazione degli attori in scena.

Uno spettacolo che produce una sorta di giocoso solletico commosso, che invita lo spettatore ad abbassare le difese, per esporsi verso l’altro in quella dimensione di autentica empatia, che rafforza il senso di appartenenza ad un gruppo.

Uno spettacolo dal glamour raffinatamente politico, prodotto dal Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale  e dal Teatro di Roma – Teatro Nazionale.


Recensione di Sonia Remoli

-Teatro Vascello- la Kustermann presenta la scommessa della “nuova stagione 2026/2027”

TEATRO VASCELLO

Conferenza Stampa

28 Maggio 2026

Pensatrice creativa da sempre alla ricerca di trasformare l’incertezza in visione, la direttrice artistica Manuela Kustermann – fondatrice del Teatro Vascello assieme a Giancarlo Nanni, di cui è appena ricorso l’anniversario della nascita (27.05.1941) – ha accolto stampa e spettatori lo scorso Giovedì 28 Maggio, per condividere la propria riflessione sul contributo che, in questo particolare frangente storico-culturale, il Teatro può offrire alla comunità. Riflessione che l’ha guidata nel plasmare la nuova Stagione 2026/2027 del Teatro Vascello.

Nel suo acuto interrogarsi, la Kustermann si è rivelata assai consapevole su come attualmente la platea – costituita da “solitudini collettive iper stimolate da un quotidiano digitale” – risulti ogni sera più ardua da conquistare. “Quella di oggi” – sottolinea la Kustermann – “è una sfida senza precedenti”. 

Ma inscalfibile resta la sua tensione – e quella di tutti coloro che contribuiscono ogni anno, dal 1989, a rendere vibrante la proposta culturale del Teatro Vascello – a scommettere su come l’essere umano abbia bisogno del rito del ritrovarsi insieme, fisicamente davanti alla stessa storia, a completare l’atto creativo degli attori.


Perché a Teatro il tempo accade “ora” e non può essere riavvolto. 
Perché il Teatro non inganna, visto che la finzione è dichiarata.
Perché il Teatro ha il coraggio di mettere al centro di ogni storia l’importanza del corpo umano, così com’è: nella propria vulnerabilità, nella propria mortalità. 

E’ una necessità antropologica quindi quella che porta il Teatro a “mettere al centro dell’attenzione ciò che è grezzo”.

E a contenerlo.

Il Teatro è infatti quel luogo interiore e collettivo in cui la complessità spesso intraducibile del reale umano, può essere contenuta. 
Il Teatro è il luogo in cui “l’argine contiene il fiume senza trattenerlo; è il contenitore che non nega ciò che racchiude, ma gli dà forma”.
La tragedia stessa, fin dalle origini – sottolinea la Kustermann – non diceva agli uomini cosa fare, ma facendo loro vedere come sono, li rendeva più forti. 

Nel plasmare la nuova Stagione teatrale 2026/2027 la Kustermann ha dichiarato di essersi lasciata guidare dall’urgenza di tornare ad esplorare determinati temi esistenziali – da quello del perdono a quello del male; dal tema del potere a quello del tempo – ed è partendo da questi temi che ha scelto, in un interessante excursus, di presentare la Stagione 2026/2027 alla stampa e agli spettatori in sala. 

A suggello della conclusione dell’incontro, la Kustermann ha immaginato uno spumeggiante brindisi propiziatorio – rito di convivialità, di offerta e di alleanza – consumato con entusiasmo nel foyer del Teatro Vascello. 

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STAGIONE TEATRALE 2026 2027

15-16 settembre martedì e mercoledì h 21

GLASS with SILENCE 

Lucinda Childs / MP3 Dance Project

musiche Philip Glass

direzione Michele Pogliani

produzione MPTRE Project

durata dello spettacolo 60 minuti

Glass whit SILENCE

Un viaggio straordinario nell’universo coreografico di Lucinda Childs, una delle voci più influenti e innovative della danza postmoderna americana.

La serata celebra la sua straordinaria capacità di intrecciare movimento, spazio e tempo in un racconto visivo e corporeo che unisce passato e presente.

Il programma si apre con Katema, una video/installazione esclusiva che rivisita i l video originale del 1978. Grazie a un nuovo montaggio e all’intervento dal vivo di due danzatrici, le immagini si trasformano in un dialogo vibrante tra storia e contemporaneità, costruendo un ponte dinamico tra memoria e innovazione.

La serata prevede due nuove coreografie firmate dalla stessa Lucinda Childs, ispirate alle celebri Études di Philip Glass. La struttura ipnotica e stratificata della musica diventa il terreno ideale per esplorare i temi cari alla coreografa: la ripetizione, il minimalismo e la metamorfosi del movimento nello spazio. In questo dialogo profondo tra danza e musica, l’eleganza e l’intensità della ricerca artistica di Childs trovano una nuova espressione.

Segue la proiezione di Calico Mingling, una delle coreografie più iconiche dell’artista datata 1973. Questo video storico offre al pubblico una preziosa retrospettiva sul suo linguaggio unico, senza tempo, e sulla visione rivoluzionaria che ha trasformato il mondo della danza contemporanea.

A completare il programma Pastime il primo solo della coreografa riproposto in una nuova versione con un trio di danzatrici.

Una serata che celebra la poesia del movimento e l’eredità immortale di una delle menti più

visionarie della danza moderna.

acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/glass-with-silence/303926

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dal 23 al 27 settembre da mercoledì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

LO STRANO CASO DEL DOTTOR JEKYLL E DEL SIGNOR HYDE

Liberamente tratto da R.L. Stevenson

Drammaturgia Federico Bellini

Regia Fabio Condemi

Con Christian La Rosa

Drammaturgia delle immagini e spazio scenico Fabio Cherstich

Scenografo collaboratore Andrea Colombo

Luci Veronica Varesi Monti

Audio e Video Francesco Sileo

Assistente alla regia Andrea Lucchetta

Produzione Compagnia Umberto Orsini, La Fabbrica dell’Attore, Elsinor Società Cooperativa Sociale, LAC Lugano Arte Cultura

Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde nasce da un incubo che Stevenson si affrettò a trascrivere in modo febbrile. La storia di Jekyll e Hyde è fatta (e scritta) con la stessa sostanza di cui sono fatti gli incubi e lascia nel lettore un senso di inquietudine misto a esaltazione.

L’ossessione per gli esperimenti e l’ambiguo potere della scienza, gli sdoppiamenti di personalità e i rischi della repressione fanno di questo romanzo scritto nel 1886 una riflessione sulla natura umana che seduce anche i lettori di oggi. Basti pensare a queste parole sull’immaterialità del corpo:

L’elogio del crimine in De Sade, gli incubi postindustriali di Ligotti, i deserti geografici e metafisici di Roberto Bolaño e ora il signor Hyde in persona\e. Con questo lavoro indago nuovamente un tema che attraversa molti dei miei lavori precedenti. È difficile per me dargli un nome preciso ma credo sia un’indagine sul male, una domanda sul male e sul suo rapporto con la rappresentazione e la creazione artistica. Anche la struttura del romanzo di Stevenson è quella frammentaria e

dell’indagine. Come il notaio Utterson (vero protagonista del romanzo di Stevenson), il lettore segue le tracce di mr. Hyde, del male nascosto in evidenza nelle città, nei rapporti umani, nelle istituzioni senza mai afferrarlo del tutto in un inquietante nascondino (hide and seek in inglese).

acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/lo-strano-caso-del-dottor-jekyll-e-del-signor-hyde/303599

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dal 29 settembre al 4 ottobre dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

TRAGUDIA Il canto di Edipo

liberamente ispirato alle opere di Sofocle e ai racconti del mito

Di Alessandro Serra

Regia Alessandro Serra

Con Alessandro Burzotta, Salvatore Drago, Francesca Gabucci, Sara Giannelli, Jared McNeill, Chiara Michelini, Felice Montervino

Regia, scene, luci, suoni, costumi Alessandro Serra

Traduzione in lingua grecanica Salvino Nucera

Voci e canti Bruno de Franceschi

Costruzione scena Daniele Lepori, Serena Trevisi Marceddu, Loic Francois Hamelin

Produzione Sardegna Teatro, Teatro Bellini, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale Fondazione Teatro Due Parma

In collaborazione con Compagnia Teatropersona, I Teatri di Reggio Emilia

durata ’80

guarda il trailer https://www.youtube.com/watch?v=hoIeyD4DtHk&list=RDhoIeyD4DtHk&start_radio=1

64th INTERNATIONAL THEATER FESTIVAL MESS:

“Golden Laurel Wreath Award” Grand Prix per il miglior spettacolo

“Golden Laurel Wreath Award”, miglior regista Alessandro Serra

“Golden Laurel Wreath Award”, miglior attore/attrice Chiara Michelini

Premio Radio Sarajevo “Sound of MESS” per il miglior uso dei suoni in teatro

Scrive Antifane nella commedia Poiesis:

La tragedia è un’arte fortunata, perché gli spettatori conoscono l’intreccio già prima che il poeta lo racconti, basta ricordarglielo. Appena pronunziato il nome di «Edipo», già si sa tutto il resto il padre Laio, la madre Giocasta, le figlie, i figli, che cosa ha sofferto, la sua colpa.

Come ricostruire oggi quel sapere collettivo che esonerava il poeta tragico dal dover volgere in prosa il mito e lo legittimava a sollecitare immediate visioni nel pubblico?

Come compiere il tragico oggi?

Quale linguaggio è, ciò che tramite Sofocle, vogliamo dire allo spettatore? E in quale lingua? Il greco di Sofocle era volutamente alto e musicale, una lingua che ci strappa dal piano di realtà e ci pone su un livello di trascendenza.

Come consegnare al pubblico la drammatizzazione perfetta del mito perfetto in una lingua non ostile e concettuale ma musicale, istintiva e sensuale?

L’italiano sembra abbassare il tragico a un fatto drammatico.

Abbiamo perciò scelto il grecanico, lingua che ancora oggi risuona in un angolo remoto di quella che fu la Magna Grecia, una striscia di terra che dal mare si arrampica sull’Aspromonte scrutando all’orizzonte l’Etna.

acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/tragudia-il-canto-di-edipo/303954

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spettacolo in collaborazione con Romaeuropa Festival 

dal 7 al 11 ottobre da mercoledì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

(7 e 10 ottobre date del REF)

8-9 -11 ottobre giovedì e venerdì h 21, domenica h 17 date del vascello

LEMNOS

regia, drammaturgia, scene e video Giorgina Pi 

dramaturg Massimo Fusillo 

con Gaia Insenga (Filottete), Giampiero Judica (Ulisse), Aurora Peres (Deus Ex), Gabriele Portoghese (Neottolemo), Alexia Sarantopoulou (Il Coro) 

ambiente sonoro Collettivo Angelo Mai 

arrangiamenti e cura del suono Cristiano De Fabritiis, Valerio Vigliar 

costumi Sandra Cardini 

luci Andrea Gallo 

produzione Bluemotion /Teatro Nazionale di Genova / ERT Emilia Romagna Teatro Fondazione –Teatro Nazionale / TPE Teatro Piemonte Europa in collaborazione Angelo Mai

durata 1 ora e 15’

Lemnos è la prima tappa di un progetto performativo che attraversa mito, poesia e paesaggio contemporaneo. Il lavoro prende avvio dalla figura di Filottete, l’eroe abbandonato sull’isola di Lemnos dopo essere stato ferito da un serpente. La sua ferita, incurabile e maleodorante, lo rende intollerabile alla comunità dei guerrieri che lo lasciano solo sull’isola durante la spedizione verso Troia. Anni dopo, quando la guerra sembra impossibile da vincere, i Greci scoprono che solo il suo arco — l’arco di Eracle — può garantire la vittoria. Sono così costretti a tornare a cercare proprio colui che avevano espulso. Il mito narra che Ulisse e il giovane Neottolemo tornino a Lemnos, per sottrargli l’arco con l’inganno. Alla fine, però, la rivoluzione interiore di Neottolemo modificherà l’esito della storia. Lemnos è una drammaturgia originale che nasce da scoperte e risonanze con il presente, da viaggi nei luoghi della ricerca, da incontri e interviste. 

Da diari scritti nei mesi di lavoro. Il progetto assume questo mito come una figura nodale per interrogare i meccanismi di esclusione che attraversano le comunità politiche e le narrazioni storiche. Nella riscrittura scenica di Lemnos, Filottete è una donna: un gesto che si pone come omaggio alla poesia e al pensiero di Adrienne Rich, che sceglie proprio Filottete come suo alter ego che re-visiona il mondo da una prospettiva femminista e radicale. La ferita di Filottete diventa così il punto di emergenza di un corpo che la comunità non riesce a contenere ma di cui continua ad avere bisogno. Anche Eracle è una donna, ma ha perso le sue doti di deus ex machina. Queste due polarità circondano i due diversi modelli maschili: Ulisse archetipo di una strategia stanca accanto a Neottolemo che porta il peso di essere figlio di un eroe. E poi c’è il coro che dal presente racconta, sa, rende testimonianza parlando in greco.

acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/lemnos/303938

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dal 14 al 18 ottobre dal mercoledì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

prima nazionale mercoledì 14 ottobre h 21

L’OROLOGIO AMERICANO

di Arthur Miller

traduzione Cristina Viti 

regia Elio De Capitani

scene e costumi Carlo Sala 

musiche originali e arrangiamenti Mario Arcari eseguite dal vivo

con gli attori della Compagnia dell’Accademia: Angelica Barelli, Alessandro Buono, Melissa Del Carmen Chaigan, Chiara Casarin, Laura Cestaro, Flavio D’Andrea, Edoardo De Padova, Anna Demichelis, Luca Duarte Di Gangi, Vittorio Maria Mearelli, Giorgio Petrotta, Gabriele Maria Pizzurro, Caterina Rugghia, Pietro Saccomani, Nicola Tagliatori, Chiara Tognarini, Chiara Trombini, Nicola Vantaggi

luci Nando Frigerio 

suono Hubert Westkemper 

costruzione scene Tommaso Frigerio

co-produzione Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”, Teatro dell’Elfo

Una grande produzione che vede associati l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” e il Teatro dell’Elfo e che si avvale anche della collaborazione dell’Accademia di Brera. Per incarnare la mia visione di quest’opera, la più aperta e sperimentale di Miller, ho subito pensato a un circo, tra Brecht e Fellini, un nuovo teatro-circo per quest’epoca di accelerazioni brutali. Sotto la maschera di un clown, l’uomo si mostra nella sua sempre vulnerata grandezza. Dietro al ghigno di un ambiguo maestro di cerimonie, come nel Kit-Kat Club del film Cabaret di Bob Fosse, l’uomo mostra il suo lato mefistofelico.

Miller ci porta nel pieno della Grande Depressione e della crisi che investe l’America nel 1929. Rispetto ai testi precedenti, qui allarga il campo del suo racconto: il ring delle azioni non è circoscritto alla famiglia americana, ma guarda all’intero paese, da Brooklin alle pianure dell’Iowa, dalle sponde del Mississippi a quelle dei grandi laghi in Michigan.

La famiglia Baum – che è lo specchio di quella di Arthur Miller – un tempo benestante, vede restringersi i propri privilegi e scivola progressivamente nell’indigenza, dopo che il capofamiglia perde il lavoro. La sua storia è raccontata intrecciando i ricordi del giovane figlio e di Arthur Robertson, un uomo di affari che è scampato al collasso finanziario prevedendo gli esiti della grande bolla che ha trascinato il Paese nella più grave crisi economica e sociale conosciuta sino ad allora. I due evocano e mettono in scena una girandola di decine di personaggi, una folla proveniente dai più diversi contesti sociali, un grande affresco corale: la società stessa diventa protagonista e con essa la sua responsabilità nei confronti dell’individuo e quella del potere politico ed economico nei confronti della collettività. 

acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/l-orologio-americano/303931

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in corealizzazione con Romaeuropa Festival

28 ottobre mercoledì h 21 data Romaeuropa

29 ottobre e giovedì h 21 data teatro vascello

La medium

uno spettacolo di mentalismo femminista ispirato alla storia vera di Hersilie Rouy

di e con Marta Cuscunà
liberamente tratto da Incantagioni di Mariano Tomatis
set & lighting design Paola Villani
assistenza alla regia e direzione tecnica Marco Rogante

Foto © Alessandro Ruzzier

produzione Etnorama – Cultura per nuovi ecosistemi
in coproduzione con Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’EuropaCSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia GiuliaCentro Teatrale BrescianoTeatro Stabile di Bolzano
con il sostegno di Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia

in corealizzazione con Teatro Vascello

in collaborazione con Teatro Piccolo di Milano

durata prevista di circa 60 minuti senza intervallo

Con La Medium, Marta Cuscunà prosegue il suo percorso di ricerca tra artigianalità scenica, teatro di figura e sperimentazione, tornando a misurarsi con i dispositivi del potere e con le radici storiche della violenza di genere. Al centro dello spettacolo c’è la storia vera di Hersilie Rouy, figlia dell’illusionista Charles Rouy (celebre per il numero de La Donna Invisibile in cui delle donne venivano fatte scomparire attraverso scatole magiche), rinchiusa in manicomio per quattordici anni.  Durante la prigionia, Hersilie scrive con il proprio sangue un diario-denuncia in cui registra i soprusi subiti, diventando la voce ribelle delle internate della Salpêtrière, luogo simbolico della psichiatria ottocentesca e degli studi sull’isteria femminile. Tra illusionismo, sedute spiritiche, guarattelle napoletane e dispositivi tecnologici, Cuscunà costruisce un immaginario scenico che riporta alla luce le “donne invisibili” dello spettacolo e delle istituzioni manicomiali del XIX secolo. La magia, qui, non serve a produrre meraviglia, ma a rendere visibile ciò che è stato rimosso. La vicenda di Hersilie (che dopo la liberazione riuscì a incidere sulla modifica della legge francese del 1838 sull’internamento) diventa così il punto di partenza per una riflessione lucida su emancipazione, resistenza e memoria, ma anche sui meccanismi con cui le istituzioni disciplinano, cancellano e riducono al silenzio i corpi femminili.

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in corealizzazione con Romaeuropa Festival

31 ottobre sabato h 19 data RomaEuropa

1° novembre, domenica h 17 data teatro vascello

CATALOGO

un’idea originale di Marta CiappinaMarco D’AgostinDamien Modolo
creazioni di Silvia GribaudiFrancesca Pennini / CollettivO CineticOSotteraneoEmio Greco | Pieter C. Scholten
con Marta Ciappina
suono Simone Arganini
drammaturgia Marco D’Agostin
cura, promozione Damien Modolo
organizzazione, amministrazione Eleonora CavalloIrene MaiolinPaola Miolano

produzione VAN
coproduzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’EuropaERT Emilia Romagna TeatroRomaeuropa FestivalCDCN Pôle SudICK Dans Amsterdam
con il sostegno di Centro di Residenza delle Arti Performative del Friuli Venezia Giulia / La Contrada Teatro stabile di TriesteAtcl / Spazio Rossellini
in collaborazione con AMAT e Comune di Pesaro per RAM – Residenze Artistiche Marchigiane

in corealizzazione con Teatro Vascello

Durata: 60 minuti circa (senza intervallo)

Come si orchestra la propria sparizione?
M. è una danzatrice che intende congedarsi dalle scene. Ogni suo giorno in sala prove sembra essere l’ultimo. Ogni frammento di danza è un affondo in un’estetica, in un linguaggio, in un tempo specifico.
Marco D’Agostin e Marta Ciappina orchestrano Catalogo come una rete di collaborazioni, sguardi, intenzioni e prospettive intorno al corpo e alla danza, riunendo in un’unica serata gli sguardi di alcuni tra i più importanti coreografi della scena italiana e internazionale.
Silvia Gribaudi, Francesca Pennini per CollettivO CineticO, Sotterraneo ed Emio Greco insieme a Pieter C. Scholten compongono un brano per M. senza averla mai incontrata prima. Ne nasce un blind date coreografico, come lo definisce D’Agostin, dagli esiti imprevedibili, in cui i diversi pezzi, cuciti dalla drammaturgia del coreografo Premio Ubu, compongono una partitura sull’addio, sulla fine e sulla sopravvivenza.

acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/catalogo/303922

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in corealizzazione con Romaeuropa Festival

4 novembre mercoledì h 21 data di Romaeuropa

5 novembre giovedì h 21 data del teatro vascello

STARMAN

La vera storia di Leon Skum

Di e con Pietro Giannini

Produzione Teatro Nazionale di Genova

durata di 50 minuti

Chi è Leon Skum?
L’uomo più ricco del mondo, genio visionario, imprenditore discusso, pioniere dello spazio e delle nuove tecnologie.
Ma cosa si nasconde davvero dietro questo mito?
Con STARMAN. La vera storia di Leon Skum Pietro Giannini porta in scena la ricostruzione della vita di un Leonardo ai tempi di Elon Musk mettendo insieme tasselli o tracce che compongono un nero mosaico del XXI secolo. Dall’infanzia in Sudafrica fino alla costruzione dell’impero economico che tutti conosciamo. Da un vortice di testimonianze e quadri in salsa barbecue, linguaggio contaminato dai musical e dai talk-show, saghe galattiche e l’enigmatica presenza del robot Prometheus, prende forma la figura prismatica e controversa di Leon. Un ritratto tra mito e spettacolo, frutto di un percorso di studio e letture onnivore di saggistica americana per raccontare la morte dei “padri”, tra ambizione smisurata e fantasmi del passato, per provare a capire come nasce – e cosa diventa – un uomo deciso a cambiare il destino dell’umanità.

acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/starman/303950

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10 novembre martedì h 21 Danza contemporanea

C’ERA UNA VOLTA

Coreografia, Danzatori LIM Jinho, JI Kyung Min, LEE Kyunggu 

Strumentista (Gayageum) KIM Minjeog 
Lighting Designer LEE Seungho, 

Stage Manager KWAK Yongmin

Producer LEE Yeong Chan

Durata 60 minuti

Guarda la presentazione https://youtu.be/g8KpgOWf7Zg

Guarda il trailer https://youtu.be/JfafLCMBiHc

C’era una volta è un’opera basata sul movimento; utilizziamo elementi come l’hanbok (abito tradizionale coreano), il ventaglio, la pipa coreana, e il cappello tradizionale realizzato in bambù e crine di cavallo, oggetti impiegati nelle performance tradizionali coreane. Attraverso questi elementi, diamo nuovi significati alle figure storiche e reinterpretiamo eventi della storia.

Quest’opera, che rappresenta anche una riflessione su come i giovani artisti contemporanei possano portare avanti la tradizione, porta in scena elementi del passato coreano tramandati nel tempo; i costumi tradizionali hanbok, il pansori, l’immagine degli aristocratici yangban e i racconti antichi. Una volta sul palco, questi elementi vengono smembrati e, con l’aggiunta dell’immaginazione, viene costruito il racconto trasmesso al pubblico. Allo stesso tempo, l’opera può essere considerata un rito in danza contemporanea dedicato agli antenati che ci hanno lasciato tale eredità.

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11 novembre mercoledì h 21 Lettura-concerto con musica dal vivo

IL GIORNO DELLA CIVETTA

Musiche originali e direzione artistica Paolo Vivaldi

Pianoforte Paolo Vivaldi

Voce recitante Vita Villi

I Solisti dell’Augusteo ensemble musicale 

Organico musicale Quintetto d’archi, batteria, clarinetto, fisarmonica e pianoforte

Musiche originali: Paolo Vivaldi

Durata: circa 60 minuti

Il Giorno della Civetta – Lettura Concerto è un omaggio intenso e raffinato alla letteratura, alla legalità e alla memoria civile.

Ispirato al capolavoro di Leonardo Sciascia, lo spettacolo intreccia la forza della parola recitata con la potenza evocativa della musica dal vivo, dando vita a un’esperienza scenica capace di emozionare, interrogare e coinvolgere profondamente il pubblico.

La voce di Vita Villi attraversa le pagine più significative del romanzo, restituendo la tensione morale dell’indagine, la solitudine del Capitano Bellodi, il peso dell’omertà e la presenza invisibile di un potere che condiziona vite, coscienze e destini.

Le musiche originali del M° Paolo Vivaldi, eseguite dal vivo, creano una partitura intensa e cinematografica, in cui ogni nota diventa memoria, sospensione e denuncia.

Il Giorno della Civetta non è soltanto un romanzo sulla mafia. È una riflessione universale sulla verità, sul coraggio e sulla responsabilità. È la storia di chi cerca giustizia in un mondo che preferisce tacere. È una domanda ancora aperta rivolta a ciascuno di noi.

acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/il-giorno-della-civetta/303930

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in corealizzazione con Romaeuropa Festival

dal 13 al 22 novembre, debutto venerdì 13 novembre h 21, 13-14-15 novembre date di Romaeuropa

17-18-19-20-21-22 novembre dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17 date del teatro vascello

IL PRODIGIO 

dal romanzo omonimo di Fabrizio Sinisi edito da Mondadori
adattamento di Giacomo Bisordi e Fabrizio Sinisi
regia Giacomo Bisordi
con (in o.a.) Chiara Ferrara, Candida NieriGabriele PortogheseFederica Rosellini
e un altro interprete in via di definizione
scene e luci Marco Giusti
costumi e scenografa collaboratrice Caterina Rossi
suono Dario Felli

produzione La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello
in coproduzione Romaeuropa Festival e LAC – Lugano Arte e Cultura

guarda la presentazione https://youtu.be/WsyTSd0Cnqo

Giacomo Bisordi porta in scena Il Prodigio, primo romanzo del drammaturgo Fabrizio Sinisi, accolto con entusiasmo dalla critica, trasformandolo in un dispositivo scenico visionario che interroga il nostro bisogno di credere. Più che una semplice trasposizione, il lavoro prende forma come un’apocalisse contemporanea nel senso originario del termine: una rivelazione. Nel cielo di una grande città italiana appare un volto dai tratti rozzi, quasi infantili; all’inizio è un’anomalia, poi una presenza, infine un enigma capace di catalizzare desideri, paure e tensioni collettive. Attorno a quell’apparizione si moltiplicano segni, guarigioni, eventi inspiegabili: proiezione, inganno o manifestazione divina? Al centro di questo smottamento del reale ci sono Don Luca, sacerdote mediatico più abituato a raccontare la fede che a praticarla, Marta, figura enigmatica e sfuggente, e Folker, profeta magnetico capace di intercettare il bisogno di spiritualità e trasformarlo in una nuova, inquietante forma di culto.

Con la sua regia tesa e lucidissima, Bisordi attraversa il romanzo come un libro di visioni, costruendo una sequenza di immagini, crolli e apparizioni che incrinano ogni sistema di senso. In scena, Gabriele Portoghese, Federica Rosellini e Chiara Ferrara danno corpo a un universo sospeso tra desiderio, fede e dissoluzione. Di fronte all’inspiegabile, quando ogni certezza vacilla, a che cosa scegliamo di credere?

acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/il-prodigio/303928

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dal 24 al 29 novembre dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

QUINTO: NON UCCIDERE

uno spettacolo di Massimiliano Civica

con Maria Vittoria Argenti, Monica Demuru, Luigi Fedele, 

Francesco Rotelli, Marcello Sambati, Paola Tintinelli

collaborazione all’elaborazione del testo Maria Vittoria Argenti

scene Loris Giancola

costumi Daniela Salernitano

luci Gianni Staropoli

produzione Teatro Metastasio di Prato, TPE – Teatro Piemonte Europa

riproduzione in scena di un’opera di Annibale Carracci 

su concessione del MiC – Museo e Real Bosco di Capodimonte

durata 80 minuti

Guarda la presentazione https://youtu.be/pOEn6PxgyYE

Si può chiedere perdono per un gesto irreparabile? Si può perdonare chi ha ucciso il proprio figlio?

Durante la Prima Guerra Mondiale, Henri, un giovane soldato francese, ha ucciso Peter, un soldato tedesco, suo coetaneo. 

Nel primo anniversario dell’Armistizio, in una Parigi in festa, Henri è nella chiesa di Notre-Dame per chiedere l’assoluzione per l’omicidio che ha commesso. Non riesce a fuggire dallo sguardo dell’uomo che ha ucciso. Il prete, dopo aver ascoltato la sua confessione, lo benedice dicendogli che non ha nessun crimine da farsi perdonare: ha solo compiuto il suo dovere di soldato. 

“Io sono venuto qui per trovare pace. E tu non me l’hai data”, risponde Henri, decidendo così di partire per andare in Germania dai genitori di Peter e chiedere a loro il perdono. 

Una volta conosciuti gli anziani genitori di Peter e la sua promessa sposa, Annette, Henri si rende però conto di essere andato lì a chiedere loro un gesto dis-umano: ripetere “lo scandalo” di Gesù che perdona i suoi assassini, di Dio che perdona agli uomini l’uccisione del figlio. 

Di fronte a questo, Henri esiterà tra il suo bisogno di trovare pace e quello umano, troppo umano, di dire una bugia.

Lo spettacolo è ispirato al film Broken Lullaby di Ernst Lubitsch.

acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/quinto-non-uccidere/303948

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dal 1° al 6 dicembre dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

THE SLEEPING QUEEN

Coreografia e Regia Mauro Astolfi

Interpreti Maria Cossu, Marco Prete, Martina Staltari, Miriam Raffone, Filippo Arlenghi, Lorenzo Beneventano, Alessandro Piergentili, Anita Bonavida, Giuliana Mele

Disegno luci Marco Policastro

Realizzazione scene Marco Fieni

Musiche Pëtr Il’ič Čajkovskij

Musiche originali Davidson Jaconello

Costumi Anna Coluccia

Assistente alle Coreografie Elena Furlan

Una produzione Spellbound con il contributo del Ministero della Cultura e Regione Lazio in collaborazione con Fondazione Teatro Comunale di Vicenza 

Durata 64’ 

Guarda la presentazione https://youtube.com/shorts/DqRi9F5XBUY

Sleeping Queen si propone come una riflessione poetica e simbolica sul potere, sull’alienazione e sul risveglio. Un lavoro che trae ispirazione dalla fiaba universale de La Bella Addormentata nel Bosco, ma ne sovverte i codici narrativi e i simbolismi per trasporli in una dimensione profondamente attuale.

La figura centrale non è una principessa, ma una regina: non una giovane donna in attesa del proprio destino, ma una figura di potere e autorità, intrappolata nei suoi nuovi poteri, perde il contatto con il suo scopo originario e con le persone che governa. 

Il cuore narrativo di Sleeping Queen si sviluppa attorno al tema del risveglio: cosa può scuotere una figura di potere dal torpore emotivo? Nella fiaba, il bacio del principe è un atto d’amore esterno, salvifico. Qui, invece, il risveglio è un processo interno, un ritorno all’essenza dell’essere umano che abita dietro la maschera della sovranità. È un cammino di riconnessione con la realtà e con coloro che, nella struttura gerarchica del potere, sono stati ignorati o soffocati. Il “bacio” simbolico non è un gesto romantico, ma un confronto diretto con la sofferenza, la ribellione o persino la speranza di chi la circonda.

Sleeping Queen si pone come una metafora del potere contemporaneo, interrogandosi su come l’autorità possa trasformarsi in una prigione. È un racconto sulla vulnerabilità del potere e sul suo potenziale di rinascita: il vero risveglio non avviene attraverso la forza, ma attraverso l’ascolto, la compassione e il riconoscimento della propria fragilità. La regina, alla fine, non si risveglia per essere salvata, ma per riscoprire se stessa come donna, leader e, soprattutto, come essere umano.

acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/the-sleeping-queen/303952

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dal 10 al 20 dicembre dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

debutto giovedì 10 dicembre h 21

HOSPITALITY SUITE

di Roger Rueff
traduzione italiana di Paola Ponti Paola Ermenegildo
in accordo con Arcadia & Ricono Ltd per gentile concessione di Roger Rueff

regia Francesco Scianna

con Francesco SciannaSergio Romano (miglior attore protagonista David di Donatello 2026), Lorenzo Crovo, Fabrizio Romano

scene e luci Angelo Linzalata
costumi Stefania Cempini
musiche Paolo Spaccamonti
regista assistente Luca Bargagna

produzione MARCHE TEATRO, GOLDENART PRODUCTION, Teatro Biondo Palermo, La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello

durata 1 ora e 15 minuti atto unico

guarda la presentazione https://youtu.be/z4j272AR-eo   

“Hospitality Suite” è un’opera teatrale scritta da Roger Rueff, un testo che affronta con acume e profondità i temi dell’identità, della moralità e delle scelte di vita. Ambientata in una suite d’albergo durante una convention aziendale, la pièce segue tre venditori di un’importante compagnia industriale che cercano di conquistare un potenziale cliente cruciale per le sorti dell’azienda.

Il dialogo serrato tra i personaggi svela a poco a poco le loro vulnerabilità, ambizioni e illusioni, offrendo al pubblico uno spaccato umano che va ben oltre la superficie professionale. Una riflessione attuale e potente sul lavoro, le relazioni interpersonali e le domande esistenziali che ognuno si pone nel corso della propria vita.

“Hospitality Suite” è uno spettacolo che tocca l’anima e il cuore dello spettatore. Un’occasione unica per vedere in scena un testo di rara profondità e attualità, interpretato da uno degli attori più talentuosi del panorama teatrale italiano.

acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/hospitality-suite/303927

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dal 22 dicembre al 17 gennaio 

REZZA MASTRELLA

dal 22 dicembre al 3 gennaio dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

replica speciale lunedì 28 dicembre h 21

speciale capodanno giovedì 31 dicembre h 21.30

giorni di chiusura 24-25 dicembre, 1° gennaio

7-14-21-28

di Flavia Mastrella, Antonio Rezza

con Antonio Rezza

e con Ivan Bellavista

habitat Flavia Mastrella

(mai) scritto da Antonio Rezza

assistente alla creazione Massimo Camilli

luci e tecnica Alice Mollica

macchinista Eughenij Razzeca

organizzazione generale Stefania Saltarelli

ufficio stampa Artinconnessione

organizzazione e comunicazione This is Acqua

una produzione La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello – Rezza Mastrella

Durata: 90′, 1 atto

Guarda la presentazione https://youtu.be/7iQyEtT3QFg

guarda il trailer https://youtu.be/dwkLB42EbAs

Civiltà numeriche a confronto. La sconfitta definitiva del significato.

Malesseri in doppia cifra che si moltiplicano fino a trasalire: siamo a pochi salti di

distanza dalla sottrazione che ci fa sparire.

Oscillazioni e tentennamenti in ideogramma mobile.

Improvvisamente cessa il legame con il passato: corde, reti e lacci tengono in piedi la

situazione. Si gioca alla vita in un ideogramma. Il tratto, tradotto in tre dimensioni,

sviluppa volumi triangolari diretti verso l’alto che coesistono con linee orizzontali: ma in

verticale si muove solo l’uomo.

Qui non si racconta la storiella della buona notte, qui si porge l’altro fianco. Che non è

la guancia di chi ha la faccia come il culo sotto. Il fianco non significa se non è trafitto.

Con la gola secca e il corpo in avaria si emette un altro suono.

Fine delle parole.

Inizio della danza macabra. 

acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/7-14-21-28/303918

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dal 5 al 17 gennaio dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

METADIETRO

di Flavia Mastrella Antonio Rezza 

con Antonio Rezza 

e con Daniele Cavaioli 

habitat Flavia Mastrella 

(mai) scritto da Antonio Rezza 

assistente alla creazione Massimo Camilli 

luci e tecnica Alice Mollica 

voci fuori campo Noemi Pirastru e Mauro Ranucci 

montaggio traccia sonora Barbara Faonio 

mix traccia sonora Stefano Falcone  

macchinista Eughenij Razzeca 

organizzazione generale Tamara Viola, Stefania Saltarelli 

metalli Cisall

foto Flavia Mastrella  

Annalisa Gonnella, Giulio Mazzi 

ufficio stampa Artinconnessione 

una produzione La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello – Rezza Mastrella 

durata 1h e 35′

guarda il trailer https://youtu.be/x3jvUQHLmHA

L’ammutinamento è sempre auspicabile in un organismo sano. Un ammiraglio blu elettrico 

tenta di portare in salvo la sua nave spalleggiato da una frotta che lo stordisce con 

ossessioni di mercato: la salvezza di chi ti è vicino non è la via di fuga per chi vive delle

proprie idee. In ogni caso nessuno è colpevole, c’è solo un gran divario nello stare al 

mondo. Tra visioni difformi si consuma l’ennesimo espatrio, che non è la migrazione di un 

popolo, ma l’allontanamento inesorabile dalla propria volontà.   

E vissero tutti relitti e portenti.   

Tornare alla dimensione naturale e selvaggia è impossibile. Viviamo una nuova preistoria; 

la mansione umana è mortificata, confusa e inadeguata. Nello spazio virtuale fatto materia,

un ecopentagono provoca il vuoto, personaggi invisibili fiancheggiano l’egocentrico 

edificio: 

non sono fantasmi ma sollecitazioni induttive e, nonostante tutto, la realtà 

non è mai uniforme, scombina sempre i programmi prestabiliti e nutre in 

modo imprevedibile la funzione della fantasia. 

La crudeltà tecnologica permea l’essere vivente. 

È la scomparsa dell’eroe.

acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/metadietro/303941

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dal 19 al 24 gennaio dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

IL VIALE DEL TRAMONTO

un progetto a cura di MUTA IMAGO

interpretato da IAIA FORTE, MASSIMO VERDASTRO e GIOVANNI ONORATO

regia e scene Claudia Sorace

drammaturgia Riccardo Fazi 

musiche Lorenzo Tomio

luci Maria Elena Fusacchia

una produzione Argot Produzioni

in coproduzione con INDEX, La Fabbrica dell’Attore teatro Vascello 

e con Solares Fondazione delle Arti

in collaborazione con Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini per Infinito

Un giorno Iaia Forte è venuta a vedere Tre Sorelle. Non ci conoscevamo davvero, ma all’uscita ci ha detto: “Ragazzi noi dobbiamo fare uno spettacolo insieme.”

Per noi Iaia era un mito, una chimera, una sfinge.

Un mese dopo ci ha invitato a cena nella sua torre romana, piena di segni e voci di una vita enorme.

Davanti al caminetto acceso, ci è venuto in mente Viale del Tramonto.

Avevamo timore di proporle la storia di una diva dimenticata, abbracciata solo dal suo primo marito, Max von Mayerling. Invece Iaia si è illuminata.

Abbiamo continuato a incontrarci, mescolando racconti di vita e riflessioni sul teatro.

Poi ci siamo detti: “Se ha senso farlo, va fatto come nel film.”

Viale del Tramonto è un trattamento originale ispirato alla sceneggiatura del celebre film, facendola dialogare con la storia del teatro italiano.

Norma è una diva dimenticata, Max il suo cameriere e grande regista del passato.

La loro vita sospesa viene interrotta dall’arrivo di Joe, giovane sceneggiatore squattrinato che lentamente viene catturato nella rete della ricca diva, come accade nelle migliori favole nere. 

Un gioco di specchi tra finzione e realtà, dove i corpi e le biografie degli attori diventano materia drammaturgica. 

Il fascino di chi si ostina ad essere sé stessa in un mondo che cambia.

Norma è un fantasma che continua a infestare il presente, uno scarto tra essere e realtà. Una figura che resiste al tempo, alle estetiche, ai gusti che si trasformano.

Avere a che fare con questa storia significa fare i conti con l’idea stessa di tramonto, personale e collettivo. Claudia Sorace – Muta Imago

acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/il-viale-del-tramonto/303929

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dal 26 al 31 gennaio dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

STAGIONE TEATRALE 2026 – 2027 

dal 26 al 31 gennaio dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

L’ULTIMO NASTRO DI KRAPP di Samuel Beckett, traduzione Carlo Fruttero
PRESS CONFERENCE di Harold Pinter, traduzione Alessandra Serra
regia Roberto Andò
con Renato Carpentieri
scene e luci Gianni Carluccio
costumi Daniela Cernigliaro
suono Hubert Westkemper 
aiuto regia Luca Bargagna
L’ultimo nastro di Krapp è rappresentato in accordo con Arcadia & Ricono Ltd

per gentile concessione di Curtis Brown Group Ltd

produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, Fondazione Campania dei Festival – Campania Teatro Festival

Roberto Andò accosta L’ultimo nastro di Krapp di Samuel Beckett a Press conference di Harold Pinter in un dittico che indaga il rapporto fra parola, memoria e potere, affidandoli all’interpretazione di Renato Carpentieri.

Ne L’ultimo nastro di Krapp, il cuore della scena è un “dialogo impossibile”: un uomo ascolta la propria voce registrata trent’anni prima e si confronta con il fantasma di sé stesso. La parola diventa archivio, traccia, residuo e la memoria un campo di battaglia. Un Krapp “archivista del nulla”, sospeso tra ironia e struggimento, tra lucidità e disfatta.

In ideale e inquietante contrappunto, Press conference sposta il conflitto dalla sfera privata a quella pubblica. Qui la parola non custodisce il passato, ma lo occulta: il portavoce governativo risponde ai giornalisti con frasi evasive e contraddittorie, evidenziando, attraverso l’ironia tagliente di Pinter, la manipolazione del linguaggio politico e il potere come dispositivo di controllo.

Se in Beckett la voce registrata scava nell’identità fino a rivelarne il vuoto, in Pinter la voce ufficiale costruisce un vuoto di senso per esercitare dominio. Due solitudini diverse, quella dell’uomo davanti al proprio tempo perduto e quella dell’uomo di potere davanti alla verità, compongono così un unico discorso teatrale sulla responsabilità della parola.

acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/l-ultimo-nastro-di-krapp-press-conference/303933

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dal 3 al 14 febbraio da mercoledì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

ORESTEA

parte 1° Mithos 3-4-5 febbraio mercoledì, giovedì, venerdì h 21 acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/orestea-1-mithos/303946 durata 1 ora e 30’

parte 2°Logos 9-10-11-12 febbraio dal martedì al venerdì h 21 acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/orestea-2-logos/303947 durata 1 ora e 30’


Orestea integrale 6-7-13-14 febbraio sabato h 19, domenica h 17, acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/orestea/303945 durata 3 ore e mezzo 

di Eschilo

traduzione Riccardo Favaro, Carmelo Rifici

regia Carmelo Rifici

con (in ordine alfabetico) Fausto Cabra, Alfonso De Vreese, Igor Horvat, Stefano Iagulli, Marta Malvestiti, Giusi Merli, Valeria Milillo, Francesca Osso, Valentina Picello, Monica Piseddu, Anahì Traversi

Scene Daniele Spanò

costumi Margherita Baldoni

disegno luci Marzio Picchetti

musica Federica Furlani, Zeno Gabaglio

sound design Andrea Gianessi

produzione LAC Lugano Arte e Cultura

in coproduzione con TPE – Teatro Piemonte Europa, La Fabbrica dell’attore – Teatro Vascello, Piccolo Teatro di Milano –Teatro d’Europa, Teatro Nazionale di Fiume – HNK Ivana pl. Zajca u Rijeci

Orestea – Parte 1 / Mithos

Si apre con l’Agamennone e si chiude con la prima lamentazione del coro delle Coefore. Si tratta di decifrare, nella storia dell’uccisione di Agamennone e Cassandra da parte di Clitemnestra ed Egisto, e nel riconoscimento di Elettra del fratello Oreste come unico vendicatore, portatore di giustizia, un trauma fondativo della civiltà occidentale. In questo mondo, fatto soprattutto di dèi del sottosuolo, i morti non muoiono se non vendicati. Qui la violenza è regolata dalla giustizia della vendetta. Su questa certezza si costruisce il primo pilastro della società occidentale e su questa evidenza si chiude la prima parte della tragedia.

Orestea – Parte 2 / Logos 

Inizia con Oreste e Pilade e il loro destino di uccisori di Clitemnestra; si apre con il matricidio e si chiude con il tribunale di Atene, dove il processo ai danni di Oreste termina con la sua assoluzione, grazie all’intercessione di Apollo, ma soprattutto alla strategia di Atena. Si abbandona la riva del mito per entrare nel territorio della storia dell’uomo; l’assoluzione di Oreste sancisce la nascita della democrazia occidentale, che poggia il suo primo pilastro sull’assassinio di una Grande Madre. La democrazia non nasce dalla pace ma da una violenza regolata: la polis non elimina la barbarie, la trasforma. Il logos non risolve ma è contenimento della forza arcaica.

Carmelo Rifici rilegge Orestea di Eschilo restituendole il suo carattere di origine, di trauma fondativo: non un racconto antico, ma la soglia in cui l’umanità scopre che la violenza non si elimina, si organizza. Un’indagine sulla fragilità della nostra idea di giustizia e su ciò che abbiamo perduto nel passaggio dal mondo arcaico al logos. In questa nuova produzione LAC, Carmelo Rifici sceglie di indagare le origini della democrazia occidentale a partire dall’unica trilogia della classicità greca giunta integralmente fino a noi: Orestea di Eschilo, composta dalle tragedie Agamennone, Coefore ed Eumenidi. Al centro del lavoro vi è l’ipotesi che la democrazia non nasca da una volontà di pace, bensì dall’esigenza di regolare la violenza ineliminabile; la polis, la città-stato non è l’alternativa alla barbarie della guerra e della vendetta, ma la sua trasformazione migliore. Questo pensiero, così nitido già in Eschilo, getta una luce malinconica sul nostro stesso concetto di democrazia. In scena si confrontano due mondi: le forze arcaiche, antica sapienza politeista che incarna la memoria sacrificale, e l’astrazione del logos, sotto l’egida di un unico Dio, che tenta di contenere – più che superare – il concetto di vendetta. Il tribunale di Atene che assolve Oreste dalla colpa di matricidio, grazie alle strategie oratorie e incantatrici di Atena, nata dal cervello di Zeus, mostra come, alla luce della storia contemporanea, l’uomo moderno sia il risultato di un fragile e pericoloso compromesso, sempre minacciato dagli eventi, e non il frutto della sapienza umana. 

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16 febbraio martedì h 21

VAI PURE 

autocoscienza di una coppia

gli anni 70 fra arte e femminismo nella storia di Pietro Consagra e Carla Lonzi

Riduzione teatrale a cura di Paola Pitagora

Con Paola Pitagora e Fernando Maraghini

scene Johanna Tedde 

musiche Mirio Cosottini

regia a Massimo Luconi

produzione La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello

un progetto in collaborazione con il festival di Radicondoli

durata 60’ circa

Un dialogo intenso e avvolgente fra un famoso artista come Pietro Consagra e Carla Lonzi, la più importante teorica del femminismo italiano fra gli 70 e 80.

Una massacrante autocoscienza che scava senza pudori e senza reticenze nell’intimità della relazione di due personaggi importanti mettendo a nudo il ruolo della donna e le debolezze dell’uomo.

Nel 1980, per quattro giorni, un uomo e una donna si siedono davanti a un registratore per parlare della relazione che li ha uniti per molti anni e che ha attraversato dei cambiamenti ineluttabili, e discutono accanitamente dell’incomprensione di fondo, insanabile che mina la loro relazione e il rapporto uomo donna.

È un colloquio intimo, impegnativo e a tratti struggente, che non nasce per diventare pubblico, ma si rivela da pubblicare alla luce della forza della conversazione. Sono Carla Lonzi e Pietro Consagra, due figure che hanno dedicato tutto il loro talento e la loro originalità all’arte e al femminismo, qui a confronto innanzitutto come uomo e come donna intenti a spezzare “l’omertà del rapporto a due”. 

Vai pure è uno straordinario match, serrato e avvincente che scavando nell’esperienza di una relazione, mette in luce tematiche ancora terribilmente attuali nell’insanabile magma di incomprensioni che avvolge la coppia e di un dibattito che a quasi 50 anni di distanza è ancora attualissimo.

acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/vai-pure-autocoscienza-di-una-coppia/303956

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dal 18 al 21 febbraio giovedì e venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

MA A CHE SERVE LA LUCE? / Le Ceneri di Gramsci

dal poemetto Le ceneri di Gramsci (1954) di Pier Paolo Pasolini

coreografia, regia, spazio e interpretazione Virgilio Sieni

voce registrata Pier Paolo Pasolini

musica a cura di Virgilio Sieni (Johann Sebastian Bach, William Basinski, Odetta Holmes)

luci Virgilio Sieni, Marco Cassini

sound design Mauro Forte

diapositive Pietro Viti

produzione Teatro della Toscana, Centro Nazionale di Produzione della Danza Cango /Firenze

durata 55 minuti

guarda il trailer https://youtu.be/Emq9a_EaCTY

Si ringrazia Mimmo Cuticchio per aver donato Ossatura/Pupo palermitano

prima assoluta 26 novembre 2025 – Teatro della Pergola, Firenze in occasione del 50°anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini

Ma a che serve la luce? / Le ceneri di Gramsci ha debuttato in prima assoluta al Teatro della Pergola di Firenze il 26 novembre 2025, in occasione del 50° anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini. Virgilio Sieni attraversa Le ceneri di Gramsci proseguendo il percorso dello spettacolo-manifesto Solo Golberg Variationscon la sua personale e unica ricerca sui linguaggi del corpo in relazione alle opere d’arte. Sieni plasma il gesto sull’opera letteraria di Pasolini con uno spettacolo che invita alla riflessione sulla condizione umana e sulla società contemporanea, immergendosi nella profondità dell’opera del poeta di Casarsa.

La scrittura della danza compone una partitura di battiti, gesti e respiri, in cui le terzine scivolano l’una nell’altra secondo una prospettiva che esplode dai dettagli. Il corpo diviene forma del sensibile, elaborando stratificazioni che convivono con la storia. La coreografia è un incontro organico tra voce e movimento: una “meloterapia coreutica” dove il gesto si fa dissidente e il corpo si apre alla comunità attraverso un’oratura cantata e danzata, cercando un punto d’incontro tra materia celeste e impegno civile.

acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/ma-a-che-serve-la-luce-le-ceneri-di-gramsci/303940

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dal 23 al 28 febbraio dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

EDIPUS

di Giovanni Testori 
30 anni dopo
uno spettacolo di Federico Tiezzi e Sandro Lombardi
con Sandro Lombardi e Antonio Perretta
regia Federico Tiezzi
scene Pier Paolo Bisleri
costumi Giovanna Buzzi
luci Gianni Pollini
regista assistente Giovanni Scandella
produzione Compagnia Lombardi-Tiezzi
in collaborazione con Fondazione Teatri di Pistoia e Associazione Giovanni Testori
1 ora e 20 minuti


A distanza di 30 anni dal suo apparire, Federico Tiezzi e Sandro Lombardi riallestiscono uno dei loro maggiori successi, quell’Edipus di Giovanni Testori che, all’indomani della morte del suo autore, ne rilanciò la drammaturgia.

Con Edipus (1977) Testori conclude, dopo l’Ambleto e Macbetto, la trilogia degli Scarrozzanti: fantastica reinvenzione, tutta in chiave barocca, del mondo tragico, grottesco e disperato di un’accolita di guitti plebei, che girano le periferie d’Italia, contaminando il piano mitico e alto della rappresentazione (desunta volta a volta da archetipi della grande letteratura teatrale), al piano delle vicende personali, innescando un meccanismo scenico di prodigiosa, intensa teatralità dove Sofocle e Shakespeare convivono con l’avanspettacolo, il melodramma con il varietà, il mito con il presente.

In Edipus si narra di un capocomico abbandonato da tutti: il primo attore ha preferito andare a fare il travestito in una compagnia di cabaret, e la prima attrice ha lasciato il teatro per sposare un mobiliere brianzolo.

Sera dopo sera, e tutto da solo, lo Scarrozzante mette su l’Edipo di Sofocle coprendo tutti i ruoli e tutte le funzioni: da Laio a Giocasta, da Edipo a Dioniso, nel progressivo intensificarsi di una tensione al delirio e alla follia.

acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/edipus/303923

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dal 2 al 14 marzo dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

FUGGIRE, CADERE E ALTRE COSE INUTILI

uno spettacolo di Carrozzeria Orfeo

drammaturgia di Gabriele Di Luca

regia Gabriele Di Luca e Massimiliano Setti

con (in o.a.) Sebastiano Bronzato, Sara Cianfriglia, Aldo Ottobrino, Massimiliano Setti e due attori in via di definizione

assistente alla regia Matteo Berardinelli 

musiche originali Massimiliano Setti 

scene Enzo Mologni 

organizzazione Luisa Supino e Giulia Zaccherini 

ufficio stampa Raffaella Ilari 

una produzione TSA Teatro Stabile d’Abruzzo, Teatro Nazionale di Genova, Teatri di Bari, Teatro Elfo Puccini, Teatro Biondo Stabile di Palermo

Dopo Misurare il salto delle rane, Premio della Critica A.N.C.T. 2025, Carrozzeria Orfeo prosegue la sua osservazione poetica e ironica sulla condizione umana contemporanea. Un’esplorazione, tra realismo e simbolismo, nelle contraddizioni dell’esistenza e nella complessità dell’essere umano, con la sua infinita capacità di perdersi e ritrovarsi.

«Per Fuggire, cadere e altre cose inutili, il mio nuovo testo, ho trovato ispirazione nella poetica dello scrittore statunitense Raymond Carver, pur mantenendo alcuni elementi di continuità con lo stile che contraddistingue da sempre le nostre creazioni. Partendo da alcuni spunti narrativi mutuati dai racconti di Carver, ho lavorato sulla costruzione di un mio personalissimo mondo ispirato al suo, ma che per molti versi si allontana da esso, in cui trovano più spazio momenti di poesia e immagine. Personalmente, mi sembra si respiri la continua sensazione di essere immersi in una sorta di bolla, come in un grande sogno immaginifico sempre sospeso tra realismo, realismo magico e metafora. Partendo dalla narrazione, nel continuo alternarsi di momenti dialogati a momenti narrati in scena, accade che questa si evolva improvvisamente in un dialogo catapultando immediatamente il pubblico in una situazione concreta fatta di azione e carnalità per poi ritirarsi nuovamente all’interno della narrazione con un cambio repentino, anche se, a mio avviso, armonico, di stile e linguaggio. 

Come già per Misurare il salto delle rane, è certamente un testo per molti versi esistenziale, che prova a ricercare, attraverso la bellezza della parola e dell’immagine, una sua delicatezza e un suo equilibrio tra classico e contemporaneo. 

acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/fuggire-cadere-e-altre-cose-inutili/303924

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Dal 16 al 21 marzo dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

MISURARE IL SALTO DELLE RANE

Uno spettacolo di Carrozzeria Orfeo

Premio della Critica A.N.C.T. 2025

Drammaturgia Gabriele Di Luca

Regia Gabriele Di Luca e Massimiliano Setti

Con (in o.a.) Elsa Bossi (Lori), Marina Occhionero (Iris), Chiara Stoppa (Betti)

Assistente alla regia Matteo Berardinelli Musiche originali Massimiliano Setti

Scene Enzo Mologni Costumi Elisabetta Zinelli Ideazione luci Carrozzeria Orfeo

Direzione tecnica e luci Silvia Laureti Macchinista Cecilia Sacchi

Realizzazione scene Atelier Scenografia Fondazione Teatro Due

Realizzazione costumi Atelier Sartoria Fondazione Teatro Due

Illustrazione locandina Federico BassiGiacomo Trivellini Foto di scena Simone Infantino

Organizzazione Luisa Supino e Giulia Zaccherini Ufficio stampa Raffaella Ilari

Una produzione Fondazione Teatro Due, Accademia Perduta/Romagna Teatri, Teatro Stabile d’Abruzzo, Teatri di Bari e Fondazione Campania dei Festival – Campania Teatro Festival in collaborazione con Asti Teatro 47

durata 1 ora e 40’ 

guarda il trailer https://www.youtube.com/watch?v=gg27zjXAlIM

Vincitore del Premio della Critica A.N.C.T. 2025, arriva al Teatro Vascellodal 27 gennaio all’8 febbraio,“Misurare il salto delle rane” uno spettacolo di Carrozzeria Orfeo, testo di Gabriele Di Luca, anche regista insieme a Massimiliano Setti, che vede in scena le tre attrici Elsa Bossi, Marina Occhionero e Chiara Stoppa. Una produzione Fondazione Teatro Due, Accademia Perduta/Romagna Teatri, Teatro Stabile d’Abruzzo, Teatri di Bari e Fondazione Campania dei Festival – Campania Teatro Festival in collaborazione con Asti Teatro 47.

Ambientata in un piccolo paese di pescatori negli anni ’90, Misurare il salto delle rane è una dark comedy che vede protagoniste tre donne di diverse generazioni – Lori, Betti e Iris – unite da un tragico lutto avvenuto vent’anni prima e ancora avvolto in un’aura di mistero. Il paese emerge come un frammento dimenticato, circondato da un vasto lago e da una palude minacciosa che lo isola dal mondo esterno, un microcosmo sospeso tra arcaismo e quotidianità, dove una piccola comunità persiste ancorata a consuetudini superate. 

Partendo da questo habitat, Misurare il salto delle rane vuole essere un’indagine poetica e tragicomica sulla condizione umana contemporanea: un viaggio nell’intimità di tre esistenze femminili che si specchiano l’una nell’altra e che, in modo diverso, rifiutano etichette imposte dall’esterno. 

acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/misurare-il-salto-delle-rane/303942

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dal 23 al 27 marzo dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19

SCEMI DEL VILLAGGIO

progetto teatrale di  NICCOLÒ FETTARAPPA e LORENZO GUERRIERI

drammaturgia NICCOLÒ FETTARAPPA

con NICCOLÒ FETTARAPPA e LORENZO GUERRIERI

aiuto regia MARIA CHIARA ARRIGHINI

contributo intellettuale CHRISTIAN RAIMO

sound designer LORENZO MINOZZI

regia e interpretazione di NICCOLÒ FETTARAPPA e LORENZO GUERRIERI

produzione AGIDI – ArtistiAssociati-Centro di Produzione Teatrale

durata 60 minuti senza intervallo

SCEMI DEL VILLAGGIO è un progetto teatrale che vuole riscoprire la città come per la prima volta, con uno sguardo satirico, beffardo e irridente. Protagonista è il territorio e il nostro rapporto conflittuale con i diversi spazi sociali, i paesi di provincia, le metropoli, i luoghi di villeggiatura. Ci proponiamo come scemi del villaggio, come aedi non richiesti che cantano le nevrosi del vivere cittadino, cantori pellegrini di città che in tutto il mondo tendono sempre più ad assomigliarsi e ad omologarsi secondo i diktat del mercato e del turismo. Con feroce ingenuità ci interroghiamo sul significato di “spazio pubblico” e su come in concreto esso si realizzi nelle nostre città. Come “stiamo insieme” nelle nostre città? Male, ci stiamo molto male.

acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/scemi-del-villaggio/304070

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dal 30 marzo al 4 aprile dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

RICCARDO III

di William Shakespeare 

traduzione Federico Bellini 
adattamento Antonio Latella e Federico Bellini

regia Antonio Latella 

con Vinicio Marchioni (Riccardo III),Silvia Ajelli (Regina Elisabetta), Anna Coppola (Regina madre, Duchessa di York), Flavio Capuzzo Dolcetta (custode), Sebastian Luque Herrera (Principe York, Richmond), Luca Ingravalle (Principe Edoardo), Giulia Mazzarino (Lady Anna), Candida Nieri (Regina Margherita), Stefano Patti (Buckingham), Annibale Pavone (Clarence – Re Edoardo – Stanley), Andrea Sorrentino (Hastings, Sindaco)

dramaturg Linda Dalisi 

scene Annelisa Zaccheria 

costumi Simona D’Amico 

musiche e suono Franco Visioli 

produzione Teatro Stabile dell’Umbria e LAC Lugano Arte e Cultura 

durata 2 ore e 40 minuti compreso intervallo

guarda la presentazione https://youtube.com/shorts/jN4tGaPnX90  

guarda il trailer https://youtu.be/NYkd3BTc6gc

Il male è. Non è una forma, non è uno zoppo. Non è un gobbo. Il male è vita. Il male è natura. Il male è divinità. Il nostro intento è quello di provare ad andare oltre l’esteriorità del male cercando di percepirne l’incanto. È chiaro che se il male stesso viene rappresentato attraverso un segno fisico il pubblico è portato ad accettarlo, vede la “mostruosità” e la giustifica. Anzi, prova empatia se non simpatia con e per il protagonista. Ma è ancora accettabile questo “alibi di deformità” nel ventunesimo secolo? Probabilmente il Bardo ne aveva bisogno per giustificare al pubblico, in qualche modo, tutte le malefatte del protagonista. Difatti utilizzò un corpo maschera, molto più vicino a un giullare di corte, al fool, la cui figura era spesso caricata di segni esteriori – come la gobba – che, nel tempo, hanno assunto significati ambivalenti: grotteschi ma anche propiziatori. Non è un caso che nella cultura popolare si corresse a toccare la gobba per buon auspicio.

La traduzione di Federico Bellini mi permette inizialmente di giocare con tempi e andamenti ritmici quasi da commedia, direi wildiana, in una pennellata che rimanda all’Inghilterra Vittoriana. Ci siamo presi il lusso, studiando i personaggi del testo, di ampliarne uno già esistente, chiamandolo Custode, apparentemente un servitore del male e di Riccardo III, che, con l’andare della narrazione, si scoprirà essere in realtà al servizio della bellezza del luogo; un custode che vuole garantire la sopravvivenza del giardino dell’Eden e per questo è pronto a tutto. acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/riccardo-iii/303949

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dal 6 all’11 aprile dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

TOO LATE

di Jon Fosse; traduzione Thea Dellavalle

un progetto di DELLAVALLE/PETRIS

con (in o.a.): Anna Bonaiuto NORA; Irene Petris DONNA; Roberta Ricciardi RAGAZZA; Emanuele Righi OMBRA; Giuseppe Sartori UOMO 

regia Thea Dellavalle

suono Franco Visioli; scene Francesco Esposito; costumi Marta Balduinotti

produzione Teatro Nazionale di Genova, TPE – Teatro Piemonte Europa

in collaborazione con Lido51

in accordo con Arcadia & Ricono Ltd; per gentile concessione di Colombine Teaterförlag

durata 1 ora e 10 minuti

In TOO LATE, ideato da Thea Dellavalle e Irene Petris, Jon Fosse ci mette di fronte alla scelta di una “nuova Nora”(Anna Bonaiuto), una donna che ha lasciato il marito e i figli per diventare un’artista.

Si è lasciata la vita alle spalle per ricominciare e non è mai tornata indietro.

Siamo nel suo sguardo e nel suo pensiero mentre, a distanza di anni, si lascia visitare dalle ombre e dai ricordi della sua vita e si accorge che quei frammenti di passato non si ricompongono.

TOO LATE nasce come progetto, ideato da Thea Dellavalle e Irene Petris, a partire da un testo inedito con una radice non puramente teatrale (un libretto d’opera) da cui trapelano atmosfere che vanno oltre il tempo e lo spazio e, nella maestria della scrittura di Jon Fosse, si evocano fantasmi o accenti del teatro di Henrik Ibsen, ma anche di Čechov e Samuel Beckett. 

Benché l’autore norvegese abbia più volte sottolineato che non bisogna «leggere i suoi testi per la trama» e che «scrivere dischiude dimensioni dell’esistenza che non si possono spiegare», TOO LATE ritorna ai temi cari a Ibsen, immaginando un “ritorno alla di Casa di bambola”, con una Nora anziana che fa i conti con le scelte di una vita, scoprendo che il “troppo tardi” le fa scoprire che i conti con il passato e i frammenti di una vita non sempre si ricompongono. Le ombre si allungano, ma, sono ombre che appartengono a tutti. La vita, i rapporti, i momenti, le fratture si ripetono: abbandoniamo e siamo abbandonati, siamo egoisti per noia o per necessità interiore, amiamo e non siamo ricambiati, spesso non riusciamo a non mentire, raramente ci sentiamo compresi.

Il titolo lo dice, è troppo tardi (“c’è qualcosa per cui è troppo tardi?”).

acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/too-late/303953

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dal 13 al 18 aprile dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

TROUBLEYN / JAN FABRE

13-14-15-16-17 aprile dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19

LA POÉSIE DE LA RÉSISTANCE

Ideazione, testo e regia di Jan Fabre

Traduzione in italiano di Franco Paris

Con Annabelle Chambon e Cédric Charron

Drammaturgia Miet Martens

Musiche con improvvisazioni al corno Gustav Koenigs

Luci e progetto tecnico Wout Janssens

Spettacolo in francese, con sopratitoli in italiano. Traduzione di Franco Paris.

produzione Troubleyn/Jan Fabre – Carnezzeria

La compagnia Troubleyn/Jan Fabre è sponsorizzata da Katoen Natie

Durata: un’ora

Guarda il trailer https://youtu.be/M13w48shUHE

La poésie de la résistance è un testo teatrale potente e impegnato, scritto da Jan Fabre nel 2024, che celebra la forza dell’arte, della poesia e della resistenza contro l’oppressione. In un manifesto poetico e ritmico, due performer si presentano come membri di un movimento di resistenza artistica, che lotta in modo non violento contro la censura, la soppressione e il conformismo. I loro corpi e le loro parole diventano armi di bellezza, amore e creatività. L’opera è ricca di simbolismi e ripetizioni. I performer vengono “giustiziati” più e più volte da revolver, fucili, mitragliatrici, ma si rialzano, trasformando la violenza in movimento e poesia. Motivo ricorrente è l’atto di tatuare un nome sul corpo, presentato come una tela vivente, uno strumento di sfida che pensa e sente. Dai piedi alla lingua, dal cuore al cervello, ogni parte porta l’impronta dell’amore, della memoria e della lotta. Il nome inciso ancora e ancora è sempre lo stesso: Libertà.

“Créer, c’est résister. Résister c’est créer”

(Creare è resistere. Resistere è creare) – Stéphane Hessel, Indignez-vous!

La vera libertà vive nell’arte e in coloro che continuano a sognare, a danzare, a parlare e ad amare, anche se i proiettili continuano ad arrivare.

Lo spettacolo è ispirato al pamphlet Indignez-vous! di Stéphane Hessel e alla poesia

Liberté di Paul Eluard. 

acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/la-poesie-de-la-resistance/303934

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18 aprile domenica h 17

UNA TRIBU’, ECCO QUELLO CHE SONO

Testo, concetto, regia Jan Fabre 

Traduzione di Franco Paris

Con Irene Urciuoli 

Drammaturgia Miet Martens 

Disegno luci e tecnica Wout Janssens

produzione Troubleyn/Jan Fabre – Carnezzeria

La compagnia Troubleyn/Jan Fabre è sponsorizzata da Katoen Natie.

Durata: un’ora

Guarda la presentazione https://youtu.be/k1GqZSwgY_g

Guarda il trailer https://youtu.be/ks-jzehlwwA

Spettacolo in italiano

Una tribù, ecco quello che sono (2004) è la prospettiva poetica di Jan Fabre sul lavoro del visionario del teatro Antonin Artaud, il “fondatore” del Théâtre de la Cruauté (1938).

Questa crudeltà non è fisica, ma spirituale: un invito a tornare alla verità cruda e non filtrata. Alla ricerca di un rituale segreto per risvegliare il divino dentro di sé, Artaud si recò presso le tribù indiane; cercava la purificazione e la scoperta di sé come modo per rivelare la malattia spirituale dell’umanità. “Mi spoglio del mio corpo fino all’osso”, si legge nel testo di Fabre.

L’umanità è spiritualmente incapace di affrontare la natura. L’umanità soffre di insoddisfazione spirituale. Da qui il desiderio di tornare a uno stato primordiale. Parlare di vita significa anche parlare di morte. Possiamo solo gridare alla morte. Il linguaggio deve tornare a essere un grido. Il cambiamento avverrà attraverso incontri che curano le ferite del nostro cuore.

acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/una-tribu-ecco-quello-che-sono/303955

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dal 20 al 25 aprile dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

THE FOREST

So dove sono, mi sono già persa qui

di Cristiana Morganti e Claudio Tolcachir

Con Cristiana Morganti e Lisa Lippi Pagliai 

Regia Claudio Tolcachir

Coreografie Cristiana Morganti

Assistente alla regia Tommaso De Santis 

Scena Cosimo Ferrigolo

Costumi Nika Campisi

Luci Alice Colla

Da un’idea di Gaia Silvestrini

Laboratorio di scenografia ATTOSECONDO | immagine fondale LOREM | foto di scena Alfredo Toriello

Produzione Carnezzeria con Théâtre de la Ville de Paris, Teatri di Pistoia, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Teatro Nazionale di Genova, Teatro Biondo di Palermo

in collaborazione con Timbre4 Madrid, coordinamento e distribuzione Aldo Miguel Grompone

Durata: 1 ora e 10 minuti

Guarda il trailer https://www.youtube.com/watch?v=rwZA9DOHVgg&t=19s

Claudio Tolcachir e Cristiana Morganti si incontrano per dar vita ad un racconto che parte da riflessioni e spunti autobiografici, ma che trova eco nelle vicende di personaggi del teatro classico, archetipi della sensibilità e del mondo femminile.

Scegliendo di intrecciare storie solo apparentemente distanti fra loro, la danzatrice, attrice Cristiana Morganti, per oltre vent’anni solista del Tanztheater Wuppertal di Pina Bausch, ora coreografa indipendente, e il regista e drammaturgo argentino Claudio Tolcachir, costruiscono una fiaba contemporanea per esplorare il tema del tradimento emotivo, riflettendo sulla crisi delle relazioni sentimentali tra genitori e figli e sul tempo che scorre.

La pièce unisce la costruzione narrativa alla poesia del movimento, mescolando fiabe, autobiografia ed echi shakespeariani. Come tipico dei due artisti, lo sguardo è sempre ironico e disincantato, attento a cogliere i risvolti tragicomici, a volte grotteschi delle ferite sentimentali. Le figure portate in scena da Morganti, affiancata in scena dall’interprete Lisa Lippi Pagliai, appaiono e scompaiono nella suggestiva scenografia di Cosimo Ferrigolo, dove anche le voci fuori campo interagiscono con la protagonista, dando vita a un luogo emotivo complesso e affascinante, un mondo popolato anche di ombre, fantasmi e visioni. In questo universo variopinto si muovono altri temi, dalla memoria ingannevole alla demenza senile, dalla morte alla possibilità di trasformare il dolore in energia vitale. 

acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/the-forest/303951

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dal 27 aprile al 2 maggio dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

GIULIO CESARE o La Notte della Repubblica

Da William Shakespeare

Adattamento drammaturgico e riscrittura Marco Lorenzi e Lorenzo De Iacovo

Progetto Il Mulino di Amleto / A.M.A. Factory

Regia Marco Lorenzi

Collaborazione artistica Barbara Mazzi, Rebecca Rossetti, Daniele Russo

Con (in o.a.) Vittorio Camarota, Yuri D’Agostino, Raffaele Musella, Rebecca Rossetti, Francesco Sabatino, Angelo Tronca

Con la partecipazione in video di Ida Marinelli e Danilo Nigrelli

Disegno sonoro Massimiliano Bressan

produzione A.M.A. Factory in coproduzione La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello 
Durata 2 ore

Guarda il trailer https://www.youtube.com/watch?v=y8-P1uG45i4

GIULIO CESARE o LA NOTTE DELLA REPUBBLICA, da un adattamento drammaturgico di Marco Lorenzi e Lorenzo De Iacovo, è un progetto nato per indagare il rapporto tra potere, individuo e fragilità degli ordinamenti democratici nel nostro tempo. È pensato per coinvolgere emotivamente il pubblico in una delle congiure più celebri della Storia, raccontata da Shakespeare con lucidità e contraddizione.

Lo spettacolo ha un duplice obiettivo: affrontare con radicalità uno dei testi shakespeariani più potenti e “usare” la storia di Bruto, Cassio, Antonio e del crollo della Repubblica romana, per interrogare il nostro presente. Le domande sono molte: cosa spinge alcuni a ribellarsi, anche con l’uso delle armi? Che rapporto abbiamo con la responsabilità legata alla libertà e alla democrazia? Quando smettiamo di credere nei nostri ideali? Che ruolo hanno i media nella costruzione del reale?

Non si tratta di una ricostruzione storica, ma di un’indagine del “nostro” rapporto, oggi, con questi temi e questo testo.

Cassio dice a Bruto: «La colpa non è nelle nostre stelle, ma in noi stessi». Da lì, parte il nostro viaggio nell’imperfezione umana di quel male che, moltiplicato, diventa motore delle forze sociali, le quali impediscono che lo sviluppo si trasformi in progresso.

acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/giulio-cesare-o-la-notte-della-repubblica/303925

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Dal 4 al 9 maggio dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

CONGIURA

testo e regia Stefano Ricci

con Francesca Bonelli, Stefania Micheli, Barbara Piovella, Rita Quaglia, Fulvia Roggero

movimenti Stellario Di Blasi

suono Andrea Cera

scene Rosita Vallefuoco

costumi in via di definizione

assistente regia Ada Delogu

produzione CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia,

La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello

Congiura è una creazione che attraversa la terza età come territorio di resistenza, di lucidità e di sopravvivenza. Non come tema o categoria anagrafica ma condizione esistenziale e politica: quella di un corpo che continua a esistere quando il mondo smette di interpellarlo. Il progetto nasce da una riflessione sul rapporto tra tempo, organismo e memoria, su ciò che accade quando l’illusione della possibilità infinita si incrina e l’esperienza accumulata non coincide più con un riconoscimento sociale. In questa frattura si apre uno spazio fragile e radicale, in cui il soggetto non è più chiamato a produrre.

In scena, cinque donneintorno ai settant’anni occupano lo spazio. Il loro stare non è sola rappresentazione. I loro volumi, attraversati dalle stagioni, diventano misura, soglia, materia viva. Non offrono un racconto ma una durata condivisa. Non chiedono attenzione: la reclamano attraverso l’esistenza stessa.

Liberamente ispirato a Mine-Haha di Frank Wedekind, Congiura rovescia l’idea di educazione. Non più giovani fanciulle addestrate al futuro ma donne mature che disimparano l’obbedienza al declino. Il palco si trasforma in uno spazio di rieducazione al presente, un luogo in cui il gesto più semplice – stare, respirare, attendere – riacquista densità e senso.

Il lavoro manuale, la ripetizione, la fatica e il silenzio diventano linguaggio. In un tempo dominato dall’immateriale e dalla velocità, Congiura insiste sulla realtà del corpo e dello spirito, sulla sua imperfezione, sulla sua tenacia.

Il titolo stesso allude a un’impresa collettiva e segreta: una congiura nel senso originario del termine, con-giurare/cum spirare, respirare insieme. Un’alleanza silenziosa tra individui che condividono una condizione e scelgono di renderla visibile, senza chiedere permesso.

Dopo anni di ricerca sulla fisicità come immagine, superficie di desiderio o luogo del sacrificio, Congiura segna un movimento inverso: un ritorno all’organismo residuo, non spettacolarizzato, non funzionale, e proprio per questo irriducibilmente politico. 

acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/congiura/303921

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dall’11 al 16 maggio dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

LA TRILOGIA DEI POVERI CRISTI

Laika – Pueblo – Rumba

di e con Ascanio Celestini

musica di Gianluca Casadei

suono Andrea Pesce

organizzazione Sara Severoni

distribuzione a cura di Mismaonda

Laika e Pueblo durata 90’ senza intervallo

Rumba durata 110’ senza intervallo

Guarda il video di presentazione https://youtube.com/shorts/i9hwqP7x_yg

LAIKA

voce fuori campo Alba Rohrwacher

immagine Riccardo Mannelli

produzione Fabbrica, Roma Europa Festival, Teatro Carcano

PUEBLO

voce Ettore Celestini

immagine Riccardo Mannelli

luci Danilo Facco

produzione Fabbrica, Roma Europa Festival, Teatro Carcano

RUMBA

L’Asino e il Bue del presepe di San Francesco nel parcheggio del supermercato

voce Agata Celestini

immagini dipinte Franco Biagioni

luci Filip Marocchi

Produzione Fabbrica, Fondazione Musica Per Roma, Teatro Carcano

commissionato dal Comitato Nazionale Greccio 2023

martedì 11-05-27 h 21 e domenica 16-05-27 h 17 Laika acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/la-trilogia-dei-poveri-cristi-laika/303935

 
mercoledì 12-05-27 h 21 e sabato 15-05-27 h 19 Pueblo acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/la-trilogia-dei-poveri-cristi-pueblo/303936

giovedì 13-05-27 h 21 e venerdì 14-05-27 h 21 Rumba acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/la-trilogia-dei-poveri-cristi-rumba/303937

Laika e Pueblo durata 90’ senza intervallo

Rumba durata 110’ senza intervallo

LA TRILOGIA DEI POVERI CRISTI

Laika – Pueblo – Rumba

Ho cominciato dieci anni fa. Pensavo a un parcheggio in qualche periferia. Le periferie si

assomigliano tutte. I personaggi periferici pure. Protagonisti, ma fuori dalla grande Storia,

lontani da qualsiasi centro del mondo, ma al centro della propria vita. Lontano dai riflettori,

ma se ti abitui a vedere dove c’è poca luce: li vedrai brillare nell’ombra!

LAIKA

di e con Ascanio Celestini

musica di Gianluca Casadei

voce fuori campo Alba Rohrwacher

In principio c’è Dio. O forse il Big Bang. Poi c’è tutto il resto. C’è la Vecchia che ha letto una

montagna di libri e la prostituta che non ha letto abbastanza.

Tutto succede in un parcheggio nella periferia di una città. La periferia del mondo, senza

mai passare dal centro.

Produzione Fabbrica, Roma Europa Festival, Teatro Carcano

Distribuzione a cura di Mismaonda

PUEBLO

di e con Ascanio Celestini

musica di Gianluca Casadei

Io mi chiamo Violetta. A me la cassa mi piace. Faccio la pipì prima di sedermi come le

bambine prima di mettersi in viaggio. Sul seggiolino della mia cassa sono una regina in

trono, e i clienti sono sudditi gentili che mi vengono a regalare le cose.

Produzione Fabbrica, Roma Europa Festival, Teatro Carcano – 

Distribuzione a cura di Mismaonda

RUMBA

L’Asino e il Bue del presepe di San Francesco

nel parcheggio del supermercato

di e con Ascanio Celestini

musica di Gianluca Casadei

Ma perché Francesco ci affascina ancora dopo otto secoli? E dove lo troveremmo oggi? Tra

i barboni che chiedono l’elemosina nel parcheggio di un supermercato? Tra i facchini

africani che spostano pacchi in qualche grande magazzino della logistica?

Produzione Fabbrica, Fondazione Musica Per Roma, Teatro Carcano

commissionato dal Comitato Nazionale Greccio 2023

Distribuzione a cura di Mismaonda.

Card trilogia poveri cristi 45 euro tre spettacoli (Laika – Pueblo – Rumba)

acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/card-trilogia-poveri-cristi/303964

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18 maggio martedì h 21

NON SEPPELLITEMI VIVA
Vita e poesie di Marina Cvetaeva

di Vico Faggi

con Raffaella Azim

produzione La Fabbrica dell’Attore

acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/non-seppellitemi-viva/303944

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dal 20 al 23 maggio giovedì e venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

CINEMA CIELO

scenografia, maschere, manichini, costumi Danio Manfredini

con Patrizia Aroldi, Vincenzo Del Prete, Danio Manfredini, Giuseppe Semeraro

assistente alla regia Patrizia Aroldi

luci Maurizio Viani

realizzazione colonna sonora Marco Olivieri

direttore di scena Alex Carnevali 

elettricista Luisa Giusti 

fonico da definire
produzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale
Spettacolo vincitore Premio Ubu 2004 per la Miglior regia  

Durata 1 ora e 20 minuti

A oltre vent’anni dalla vittoria del Premio Ubu per la miglior regia, è ancora in scena Cinema Cielo, lo spettacolo cult dell’autore, attore e regista Danio Manfredini, che combina la storia dell’omonima sala a luci rosse di Milano, ora chiusa, con il romanzo di Genet Notre Dame des Fleurs. Rievocando i frequentatori di quel cinema, l’artista propone un ritratto poetico e carnevalesco di un’umanità per la quale il sesso è bisogno, evasione, merce, voglia di compagnia e fantasma d’amore. 

C’era una volta a Milano il Cinema Cielo, una sala cinematografica a luci rosse ora chiusa.
Lo spettacolo è ispirato a questo luogo e mette una lente di ingrandimento su un’umanità per la quale il sesso è bisogno, evasione, merce, voglia di compagnia e fantasma d’amore.
Lo sguardo dello spettatore è rivolto alla sala cinematografica e spia le presenze che abitano il luogo.
Il sonoro del film è liberamente ispirato a un romanzo di Jean Genet e racconta di Louis, che tutti chiamano Divine, dei suoi amanti e di Nostra Signora dei Fiori, seducente assassino.
Trasferendo la storia del romanzo in una partitura sonora per quadri e intrecciandola con la vita di un cinema a luci rosse, prende forma un’opera che risuona della poetica genettiana e la aggancia fortemente a una realtà di vita concreta.
L’universo carcerario, diventa il buio mondo del cinema, metafora della stessa esclusione, le voci del film si fanno evocazione dello spessore poetico dei personaggi.
Lo spettacolo vive dell’incontro di due mondi che si appartengono, indissolubilmente legati: le ombre che abitano il Cinema Cielo, fanno riemergere le ombre e il mondo di Genet.

acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/cinema-cielo/303920

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25 e 26 maggio martedì e mercoledì h 21

NOTTI

da Le notti bianche di Dostoevskij

ideazione Rajeev Badhan e Elena Strada 

regia, video, luci e musiche Rajeev Badhan 

drammaturgia e adattamento Elena Strada e Rajeev Badhan

con in o.a. Elena Strada, Alberto Baraghini, Ruggero Franceschini

e la partecipazione di allieve e allievi delle scuole secondarie di secondo grado di Feltre e Belluno

scene Badhan/Strada realizzate da Matteo Menegaz

assistente alla regia Harbans Badhan

assistente alla produzione Alex Paniz

operatore video Federico Boni 

fotografa di scena Elisa Calabrese

produzione esecutiva Rajeev Badhan

produzione SlowMachine

con il sostegno di Fondazione Teatri delle Dolomiti, FUNDER 35, Fondazione Cariverona

Durata Circa 1 ora e 15 minuti

guarda il video di presentazione https://youtube.com/shorts/nRV1PeN_3Tg

Può “Le notti bianche”, a duecento anni dalla nascita del suo autore, parlare ancora alle generazioni di oggi? Quali universi può aprire? Quali immaginari può svelare? Quali contrasti può portare alla luce? Uno spettacolo dalla forte tensione visionaria, un dialogo tra teatro, video e video live, realizzato partendo da una riflessione sul racconto “Le notti bianche” di Dostoevskij, passando attraverso “Amore liquido” di Bauman, in cui due e più livelli visivi e temporali si intrecciano nella ricerca di un senso profondo nelle relazioni ai nostri tempi.

In scena tre attori/autori di una storia che si sdoppia, tra parallelismi e seconde dimensioni, producendo nuovi interrogativi: può la liquidità della nostra epoca, intesa come la fragilità di qualsiasi costruzione, influire anche sui sentimenti più forti e apparentemente solidi? Il concetto di amore ha un denominatore comune? Amore e libertà sono un binomio così incompatibile? “L’opera dell’autore russo Dostoevskij è il punto di partenza, drammaturgico e narrativo, dell’intera performance teatrale che, con forza, riemerge attraverso il mezzo del video, quasi fosse un sogno o una proiezione caleidoscopica di ciò che è accaduto o potrebbe accadere. Il testo diventa sia elemento d’indagine che strumento metateatrale, all’interno del quale i personaggi stessi si immergono e si perdono, facendo affiorare nuove domande sull’amore nella liquidità dell’oggi attraverso una recitazione desaturata, “liberata” da cliché o sovrastrutture teatrali che possa così correre in parallelo alle emozioni e mettersi in dialogo con la costruzione registica che viaggia tra il video e il reale”. Rajeev Badhan

acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/notti/303943

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dal 27 al 30 maggio giovedì e venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

L’OSTAGGIO

scritto e diretto da Valentina Esposito

con Edoardo Pesce e Giancarlo Porcacchia

Costumi Mari Caselli

Musiche originali Luca Novelli/Mokadelic

produzione Fort Apache Cinema Teatro, La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello

Con il sostegno di Ministero della Cultura, Regione Lazio

Durata 1 h 15’

Guarda il video di presentazione https://youtu.be/HgQqxYV6lxo

In uno spazio vuoto che sembra non avere via d’uscita, un giovane uomo vive e racconta di un’esistenza vissuta ferocemente nella criminalità, in un’escalation di violenza e perdizione, tra sogno e rimorso, piacere e dolore, rabbia, risentimento, solitudine profonda. Un altro, più vecchio, lo sorveglia, lo giudica implacabilmente, lo tortura. Gli sta addosso, come un mastino affamato, un cane da guerra, lo tiene in ostaggio, gli rende impossibile precipitare fino in fondo, ma nemmeno gli permette di salvarsi, di redimersi. Il vecchio lo costringe ma è costretto a sua volta, trascinato dal desiderio, dalla voluttà, dalla smania volitiva dell’altro. Tra i due pende un cappio di corda che dondola inesorabile come un ammonimento, il segno di un presagio che li lega a doppio filo in un unico destino. Liberamente ispirato a una storia vera.

Note di regia

Un uomo solo è alle prese con se stesso e il suo passato nel carcere della sua interiorità. La memoria riempie lo spazio che si anima filtrato dalla soggettività, con le sue distorsioni, le sue proiezioni, il cranio spaccato in due con un’ascia, un chiodo piantato nel mezzo… Il dissidio prende voce, il tormento diventa visibile, la tortura dell’anima si fa materia, sulla scena la persona genera il suo doppio, un personaggio prende forma dal ricordo costretto a interpretare la persona, il soliloquio diventa dialogo e relazione. La dimensione onirica e archetipica deforma il realismo delle situazioni sceniche e del linguaggio. In testa quest’uomo vorrebbe solo silenzio, ma silenzio non c’è, mentre devoto all’altare dei soldi firma la sua condanna all’inferno. 

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Info e prenotazioni esclusivamente tramite abbonamenti Zefiro , Eolo e CARD LIBERA E CARD LOVE, Card Danza, card libera scuole, Vivispettacolo info promozioneteatrovascello@gmail.com  – promozione@teatrovascello.it
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Teatro Vascello Via Giacinto Carini 78

Monteverde Roma

ORARI spettacoli

dal martedì al venerdì h.21

sabato h.19

domenica h.17

replica speciale lunedì 28 dicembre h 21

speciale capodanno giovedì 31 dicembre h 21.30

giorni di chiusura 24-25 dicembre, 1° gennaio, 28-29 marzo

BIGLIETTERIA

intero € 25

over 65 € 20

cral e convenzioni € 18

studenti € 16

Abbonamenti 

Zefiro (1 ingresso per 9 titoli) € 135 ACQUISTA ON LINE https://www.vivaticket.com/it/ticket/abbonamento-zefiro-9-spettacoli/303958

Tragudia

L’orologio americano

Quinto: Non uccidere

Hospitality suite

L’ultimo nastro di Krapp

Orestea

Riccardo III

Giulio Cesare

La trilogia dei poveri cristi

(uno spettacolo della trilogia)

Eolo (1 ingresso per 9 titoli) € 135 ACQUISTA ON LINE https://www.vivaticket.com/it/ticket/abbonamento-eolo-9-spettacoli/303957

Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde

Lemnos 

Il Prodigio 

Il viale del tramonto

Edipus 

Fuggire, cadere e altre cose inutili 

Too Late 

The Forest 

Congiura

CARD

Card love (2 ingressi per 2 spettacoli a scelta su tutta la programmazione dal martedì alla domenica) € 74 acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/card-love-2-spettacoli-per-2-persone-4-ingressi/303961

Card libera (6 spettacoli non cumulativi a scelta su tutta la programmazione dal martedì alla domenica) € 114 acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/card-libera-6-spettacoli/303960

Card libera scuole di teatro* 5 ingressi anche cumulativi € 50

(su tutti gli spettacoli in cartellone dal martedì al giovedì)

Card libera scuole di teatro* week end 5 ingressi anche cumulativi € 65

(su tutti gli spettacoli in cartellone dal venerdì alla domenica)

* le scuole di teatro devono essere certificate e convenzionate con il teatro Vascello quindi acquistabili soltanto per telefono o alla biglietteria del teatro 

Card Danza 4 ingressi anche cumulativi € 50 Glass with Silence / C’era una volta/

The Sleeping Queen / Ma a che serve la luce? https://www.vivaticket.com/it/ticket/card-danza-4-ingressi/303959

Card trilogia poveri cristi 45 euro tre spettacoli ( Laika – Pueblo – Rumba ) acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/card-trilogia-poveri-cristi/303964

Le card devono essere acquistate preventivamente almeno 24 ore prima dal primo utilizzo. Si consiglia la prenotazione del posto e la verifica della disponibilità dei posti.

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Come raggiungerci con mezzi privati: Parcheggio per automobili lungo Via delle Mura Gianicolensi, a circa 100 metri dal Teatro. Parcheggi a pagamento vicini al Teatro Vascello: Via Giacinto Carini, 43, Roma; Via Maurizio Quadrio, 22, 00152 Roma, Via R. Giovagnoli, 20,00152 Roma 
Con mezzi pubblici: autobus 75 ferma davanti al teatro Vascello che si può prendere da stazione Termini, Colosseo, Piramide, oppure: 44, 710, 870, 871. Treno Metropolitano: da Ostiense fermata Stazione Quattro Venti a due passi dal Teatro Vascello. Oppure fermata della metro Cipro e Treno Metropolitano fino a Stazione Quattro Venti a due passi dal Teatro Vascello

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Recensione di Sonia Remoli

– La nuova Stagione 2026/2027 del Teatro di Roma

– La nuova stagione 2026/2027 del Teatro di Roma si fregia della riapertura del Teatro Valle –

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Il Teatro è  VITA:  

alle – ndia – orlonia – rgentina 

Quattro sale, Quattro visioni, Un solo grande Teatro

TEATRO ARGENTINA

Conferenza stampa

21 Maggio 2026

Una straordinaria presentazione quella della Stagione 2026/2027 del Teatro di Roma, che quest’anno festeggia anche il successo della riapertura del Teatro Valle: il teatro moderno all’italiana più antico d’Europa ancora in attività. 

Dopo dodici anni di attesa — un tempo sospeso che durava dal 2014 —lo storico teatro settecentesco riapre le sue porte per farsi Casa della Drammaturgia contemporanea. Più che una riapertura, la riconsegna del Valle rappresenta un atto di responsabilità civile e artistica che riverbera nell’anima della Capitale e dell’intero Paese, completando l’architettura culturale del Teatro di Roma che, oggi, si definisce attraverso quattro spazi e un solo teatro.

Per omaggiare tale evento di rinascita, la comunità romana ha scelto di essere presente in sala: il Teatro Argentina era “sold-out”.

“L’aprirsi di questa stagione teatrale su quattro sedi è di rilevanza storica”

(il Sindaco di Roma Roberto Gualtieri)

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“Per Roma tutta, per i Romani, un’attesissima restituzione. Per il Teatro di Roma, un grande onore e responsabilità”

(il Direttore Generale del Teatro di Roma Maurizio Roi)

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“E’ il segnale di una grande collaborazione istituzionale: un’istituzione, il teatro, mai da scalfire con tensioni politiche”

(il Presidente Regione Lazio Francesco Rocca)

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“Roma è il suo Teatro: ​il Teatro di Roma è oggi una realtà solida, aperta e coraggiosa”

(il Presidente della Fondazione Teatro di Roma Francesco Siciliano)

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“Ora l’offerta teatrale di Roma sta tornando ad essere quella di una grande capitale: la stagione che presentiamo ha dimensioni imponenti. Il numero di sale, spettacoli, rassegne collaterali, tournée nazionali e internazionali non ha precedenti nella storia del Teatro di Roma”

(il Direttore artistico della Fondazione Teatro di Roma Luca De Fusco)

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IL TEATRO E’  VITA:  

alle – ndia – orlonia – rgentina 

Quattro sale, Quattro visioni, Un solo grande Teatro

“La stagione che presentiamo ha dimensioni imponenti – dichiara il Direttore artistico dellaFondazione Teatro di Roma Luca De Fusco.

Il numero di sale, spettacoli, rassegne collaterali, tournée nazionali e internazionali non ha precedenti nella storia del Teatro di Roma. 

Se siamo in grado di presentarla al pubblico si deve al sostegno dei nostri soci, che hanno di molto aumentato i finanziamenti al Teatro anno dopo anno, al Ministero, che pure stenta fino ad ora a prendere atto della grande crescita dell’attività della Fondazione e non fa crescere parallelamente la nostra sovvenzione, all’arrivo di nuovi sostegni privati. Se siamo cresciuti così tanto lo dobbiamo naturalmente a questo Cda e a questo collegio sindacale che ci hanno incoraggiato a questa accelerazione e alle due persone che hanno pigiato con me sul pedale dell’accelerazione, il Presidente Francesco Siciliano e il mio collega Maurizio Roi. 

Per molti mesi la Fondazione avrà più di una prima alla settimana e non conoscerà pause estive con le rassegne di Ostia, India, Torlonia. Tanta offerta al nostro pubblico ma tanta fatica in più per i nostri lavoratori. Non posso citarli tutti e mi limiterò a tutte le figure di vertice, da Sandro Pasquini, la cui passione per il nostro Teatro non è inferiore a quella della squadra del suo cuore. Ogni sfida che ho proposto è stata sempre raccolta da Sandro e dalla vasta squadra dei “suoi” tecnici con entusiasmo, professionalità e competenza. 

Le stesse capacità, lo stesso entusiasmo misto ad un sano tentativo di tenere ancorata alla realtà la mia bulimia, l’ho sempre riscontrato in Carolina Pisegna e in tutto lo staff della produzione. 

Non riesco a spiegare ai nostri interlocutori come sia enorme lo sforzo di chi si occupa di riempire tutte le nostre sale sera dopo sera, teatro dopo teatro. Paola Folchitto, e tutto il suo vitalissimo staff hanno riempito Argentina, Ostia e le altre sale in percentuali che al termine di questa stagione non mancheremo di comunicare e che comunque oltrepassano spesso il 90%. 

Tutte queste persone in più, sono lavoro in più per i nostri servizi di sala e di botteghino. Grazie a Maurizio Todaro che li guida. 

Ma anche le nostre attività didattiche e culturali si sono arricchite delle serie de “Le verità sospese” e “Psiche e mito”, senza che Silvia Cabasino e le sue entusiaste e entusiasmanti collaboratrici non mancassero di tuffarsi in queste nuove attività con crescente energia. Altre nuove iniziative sono in programma in questa stagione, anche grazie al sostegno della Fondazione Roma.  

Potete immaginare come sia aumentato il lavoro dell’ufficio stampa che praticamente ogni giorno dell’anno diffonde comunicati di cui bisogna ottenere la pubblicazione, accoglie critici italiani e stranieri o troupe televisive. Con molte meno persone di altri Teatri questa attività viene svolta con successo da Amelia Realino e Raffaella Tramontano e dal loro staff. 

Il budget complessivo della Fondazione è passato da 12 mln di euro di prima del nostro arrivo ai quasi 20 mln che toccheremo nel 2026. Questo grande balzo in avanti, che ci fa intravedere il raddoppio nel 2027, significa il raddoppio dell’attività amministrativa di Patrizia Babusci, che affronta sempre col sorriso anche le strettoie più stressanti trasmettendo un misto di fermezza e serenità tipico dell’azione sua e del suo prezioso team.

Anche dal punto di vista mio personale l’aumento della nostra attività comporta che spesso io dovrei essere contemporaneamente a vedere due spettacoli in due nostre sale diverse, in uno dei teatri nazionali o internazionali che visitiamo coi nostri spettacoli, in una sala prove ad allestire una nuova produzione. Se riesco a tenere più o meno il ritmo di tutto ciò lo devo innanzitutto a Lucia Rocco, che diventa un altro me stesso nel vedere coi miei occhi e col mio gusto spettacoli, oppure a rimpiazzarmi alle prove o in tournée. Anche la nuova arrivata Federica Alegi ha imparato a viaggiare alla mia velocità.

Partiamo in questa stagione per un nuovo Viaggio, che comprende una sala in più e un festival di danza che, con la direttrice junior Lea Giamattei, spero diventi un appuntamento abituale. Abbiamo nella nostra squadra dirigente finalmente anche una donna e una giovane, cosa che ci mancava e di cui sentivamo la mancanza. Benvenuta Lea!

Sono felice che una attività così più estesa rispetto a pochi anni fa non perda, anzi acquisti maggiormente, una linea precisa dando identità a ciascuno dei nostri spazi.

(…) Credo che non si possa non convenire che la Fondazione Teatro di Roma, quella della gestione di questo Cda e di questa direzione, non è paragonabile al “vecchio” Teatro di Roma. Ha quasi raddoppiato il suo bilancio, quasi raddoppiato il numero delle sale, aumentato notevolmente il suo pubblico. Nessuno ha mai capito come funziona esattamente il famoso algoritmo che regola le sovvenzioni ministeriali. É uno dei segreti meglio custoditi d’Italia. Dato che per il progetto triennale il nostro teatro ha ricevuto il maggiore aumento di punteggio artistico dalla commissione ministeriale, ma non la propria sovvenzione, se anche in questa stagione tanti aumenti non saranno premiati bisognerà riflettere sull’ipotesi che l’algoritmo oltre che molto misterioso sia anche abbastanza sbagliato. Non è stato inventato da questa gestione ministeriale; è una ragione in più per cambiarlo”. 


IL CALENDARIO

TEATRO VALLE


16 – 18 OTTOBRE

“LA SERA DELLA PRIMA”. Sei personaggi in cerca d’autore al Teatro Valle

di e con Francesco Piccolo

Produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale

PRODUZIONE

23 OTTOBRE – 1° NOVEMBRE

ESCAPED ALONE

di Caryl Churchill

traduzione Monica Capuani
un progetto di lacasadargilla

regia Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni
con Caterina Carpio, Tania Garribba, Arianna Gaudio, Alice Palazzi

dramaturg Margherita Mauro
paesaggi sonori e ideazione spazio scenico Alessandro Ferroni

drammaturgia del movimento Marta Ciappina
scene Marco Rossi e Francesca Sgariboldi

ambienti visivi Maddalena Parise,

drammaturgia delle luci Luigi Biondi

costumi Anna Missaglia
accompagnamento alla ricerca Marco D’Agostin

assistente alla regia Matteo Finamore

produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Teatro di Roma – Teatro Nazionale


COPRODUZIONE

10 – 22 NOVEMBRE

MEMORIA DI RAGAZZA

tratto dal libro Mémoire de fille di ANNIE ERNAUX © Gallimard

traduzione di Lorenzo Flabbi 

regia e adattamento Silvia Costa

drammaturgo Ewald Palmetshofer

con Federica Fracassi, Francesca Mazza, Emanuela Villagrossi

musica Ayumi Paul 

scenografia e luci Silvia Costa

collaborazione alla scenografia Thomas Lauret e Michele Taborelli 

costumi Rebecca Stange e Silvia Costa

assistente alla regia Jacopo Panizza

produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale in corealizzazione con Romaeuropa Festival

Questo spettacolo è stato originariamente realizzato dal Teatro di Stato Bavarese, il Residenztheater di Monaco, nella stagione 2020–21, adattato dalla Comédie Française per la stagione 2022–23 e dal Teatro di Roma – Teatro Nazionale per la stagione 2026 – 2027

PRODUZIONE

26 NOVEMBRE – 6 DICEMBRE

CHE DOLORE TERRIBILE È L’AMORE

a partire da “Non dico addio” di Han Kang

drammaturgia e regia Daria Deflorian

con Anna Coppola, Daria Deflorian, Monica Piseddu

progetto condiviso con Monica Piseddu e Andrea Pizzalis

dramaturg Eric Vautrin

scene e aiuto regia Andrea Pizzalis

luci Giulia Pastore

suono Emanuele Pontecorvo

costumi Ettore Lombardi

direzione tecnica Enrico Maso

consulenza artistica Attilio Scarpellini

collaborazione alla drammaturgia Nikolai Palmieri e Blu Silla

per INDEX Valentina Bertolino, Francesco Di Stefano

produzione INDEX

in coproduzione con Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale; Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa; Teatro di Roma – Teatro Nazionale; Festival d’Avignon; théâtre Garonne, scène européenne – Toulouse

distribuzione in Francia théâtre Garonne, scène européenne – Toulouse

con la collaborazione di Istituto Culturale Coreano in Italia; L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino | Centro di Residenza Emilia-Romagna; Residenza Olinda/TeatroLaCucina

con il supporto di MiC – Ministero della Cultura

COPRODUZIONE

9 – 13 DICEMBRE

CASANOVA

dell’infinita fuga

scritto e diretto da Ruggero Cappuccio

con Claudio Di Palma

voci delle donne Sonia Bergamasco

e con Emanuele Zappariello, Francesca Cercola, Viviana Curcio, Eleonora Fardella, Claudia Moroni, Gaia Piatti, Estelle Maria Presciutti

e le acrobate Maria Anzivino, Sara Lupoli, Marianna Moccia, Viola Russo Coreografie Aeree FUNA

musiche Marco Betta, Ivo Parlati 

costumi Carlo Poggioli 

progetto scenico Ruggero Cappuccio 

scenografi Paolo Iammarrone Vincenzo Fiorillo

aiuto regia e progetto Luci Nadia Baldi
produzione Teatro Segreto srl in coproduzione con Teatro di Napoli- Teatro Nazionale 

OSPITALITÀ

15 – 20 DICEMBRE

EQUUS

di Peter Shaffer

traduzione di Marco e Carlo Sciaccaluga 

con Luca Lazzareschi, Pietro Giannini, Paolo Cresta, Pia Lanciotti, Camilla Semino Favro,

Giulia Prevedello, Michele De Paola 

regia Carlo Sciaccaluga

scene e Costumi Anna Varaldo; Luci Aldo Mantovani

produzione Teatro Nazionale di Genova in accordo con la Concessionaria Antonia Brancati srl

OSPITALITÀ

14 – 24 GENNAIO

STATO CONTRO NOLAN

(un posto tranquillo)

di Stefano Massini

uno spettacolo di Alessandro Gassmann

con Daniele Russo, Gaetano Bruno, Mauro Marino, Emanuele Maria Basso, Gaia Benassi, Davide Dolores, Giuseppe Gandini, Stefano Guerrieri, Alessia Santalucia, Angelo Zampieri

scene Gianluca Amodio

luci Marco Palmieri

costumi Mariano Tufano

musiche di Pivio e Aldo De Scalzi

video Marco Schiavoni 

produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, Teatro Biondo Palermo

OSPITALITÀ

26 – 31 GENNAIO

IL MALE OSCURO

di Giuseppe Berto

riduzione per il teatro e regia Giuseppe Dipasquale

scene Antonio Fiorentino

costumi Dora Argento

musiche Germano Mazzocchetti

movimenti coreografici Rebecca Murgi

con Alessio Vassallo, Ninni Bruschetta

(in o. a.) Cesare Biondolillo, Lucia Fossi, Luca Iacono, Viviana Lombardo, Consuelo Lupo, Ginevra Pisani

Produzione Teatro Biondo Palermo / Teatro Stabile di Catania / MARCHE TEATRO

OSPITALITÀ

4 – 14 FEBBRAIO

DOPO LA PROVA

Dall’omonimo film di Ingmar Bergman

regia Gabriele Lavia

con Gabriele Lavia e Federica De Martino

e con Eleonora Bernazza

scene Carmelo Giammello

costumi Andrea Viotti 

suono Riccardo Benassi

produzione Compagnia Gabriele Lavia– Teatro Stabile di Catania

OSPITALITÀ 

23 – 28 FEBBRAIO

LA GOVERNANTE

di Vitaliano Brancati

regia Valerio Santoro

con Franco Branciaroli, Giovanna Di Rauso

e cast in via di definizione

aiuto regia Nicasio Catanese 

produzione Teatro Biondo Palermo

OSPITALITÀ

11 – 21 MARZO

LA REGINETTA DI LEENANE

di Martin McDonagh

traduzione italiana Marta Gilmore

regia Raphael Tobia Vogel

con Ambra Angiolini, Ivana Monti, Stefano Annoni, Edoardo Rivoira

scene Angelo Linzalata

luci Oscar Frosio

costumi Simona Dondoni

musiche Andrea Cotroneo

produzione Teatro Franco Parenti in accordo con Arcadia & Ricono Ltd per gentile concessione di Knight Hall Agency Ltd

OSPITALITÀ 

8 – 18 APRILE

VISITA AL PADRE

di Norm Foster
regia Piero Maccarinelli

traduzione e adattamento Pino Tierno

musica Antonio Di Pofi

con Massimo De Francovich e Maximilian Nisi

produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale

PRODUZIONE

20 – 30 APRILE

STUDIO SUI SEI PERSONAGGI IN CERCA D’AUTORE

di Luigi Pirandello

regia Emma Dante

produzione Sud Costa Occidentale/Carnezzeria, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, Emilia Romagna Teatro ERT – Teatro Nazionale 

COPRODUZIONE

4 – 13 MAGGIO

IL DELIRIO DEL PARTICOLARE

di Vitaliano Trevisan

regia Giorgio Sangati

con Maria Paiato, Carlo Valli e Alessandro Mor

scene Alberto Nonnato – costumi Gianluca Sbicca 

musiche Michele Rabbia – luci Cesare Agoni – assistente alla regia Valeria de Santis

produzione Emilia Romagna Teatro ERT/ Teatro Nazionale in coproduzione con Centro Teatrale Bresciano

OSPITALITÀ 

20 – 30 MAGGIO

BELLA FIGURA

di Yasmina Reza

traduzione Donatella Punturo

regia Lucia Rocco
con Pierluigi Corallo, Manuela Mandracchia, Orietta Notari, Galatea Ranzi, Stefano Santospago 

produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale

TEATRO ARGENTINA


PRODUZIONE

8 – 9 OTTOBRE

WHAT THE BODY DOES NOT REMEMBER (REVIVAL 2026)

di Wim Vandekeybus

Ultima Vez

In corealizzazione con Romaeuropa Festival 2026

Con il sostegno di Dance Reflections by Van Cleef & Arpels

REF – DANZA

11 OTTOBRE

FOUR SEASONS CHANGED 

Max Richter, Didem Coskunseven, Jolente De Maeyer, BRYGGEN – Bruges String

coreografia, concept, scenografia, disegno luci Michiel Vandevelde

concept, direzione musicale, violino solista Jolente De Maeyer

danza Amanda Barrio Charmelo o Sophia Dinkel

esecuzione musicale BRYGGEN – Bruges Strings

violini primi Veronique De Raedemaeker, Paula Carmona Caminos, Eva Ackerman, Bérénice Awouters

violini secondi Isabel Dhallé, Femke Verstappen / Natalia Kotarba, Dominika Karbowniczek, Asude Ata

viole Oleksandr Petryakov, Ana Sofia Sousa, Eva Van de Ven, Natalie Glas

violoncelli Julia Kotarba, Suzanne Vermeyen, Lieselot Watté

contrabbasso Lisa De Boos

arpa Leen Van der Roost

clavicembalo Jan Devlieger

musica Max Richter – Recomposed: The Four Seasons; Didem Co?kunseven – Traveler on a Winter’s Night, parti 1 e 2

costumi Milk of Lime

produzione BRYGGEN – Bruges Strings

con il supporto del Tax Shelter belga tramite Flanders Tax Shelter

in corealizzazione con Romaeuropa Festival 2026

REF – DANZA

15 – 18 OTTOBRE

FAUST- FATTO, NON DETTO

Romeo Castellucci

SOCIETAS

concezione e regia Romeo Castellucci

musiche originali Scott Gibbons

con cast in via di definizione

drammaturgia Piersandra Di Matteo

produzione e tournée Giulia Colla

immagini Anna Paola Guerra, Juan Manual Castro Prieto

ritratto Francesco Raffaelli

in corealizzazione con Romaeuropa Festival 2026

REF

4 – 29 NOVEMBRE

OTELLO

di William Shakespeare

traduzione Gianni Garrera

adattamento Luca De Fusco e Gianni Garrera

regia Luca De Fusco

con (con o. a.) Alessandro Balletta, Francesco Biscione, Paolo Cresta, Rossella De Martino,

Luca Lazzareschi, Gianluca Merolli, Pierluigi Misasi, Sara Putignano, Mersila Sokoli, Federico Vanni

aiuto regia Lucia Rocco

scene e costumi Marta Crisolini Malatesta 

luci Gigi Saccomandi – proiezioni Alessandro Papa 

musiche Ran Bagno

produzione Teatro di Roma -Teatro Nazionale, 

Teatro Stabile di Torino-Teatro Nazionale, Teatro Biondo di Palermo

PRODUZIONE

2 – 13 DICEMBRE

PECCATO CHE FOSSE UNA SGUALDRINA

di John Ford 

adattamento Luca De Fusco e Gianni Garrera

regia Luca De Fusco

con (in o. a.) Alessandro Balletta, Debora Bernardi, Francesco Biscione, Andrea Codognato, Pierluigi Corallo, 

Paolo Cresta, Rossella De Martino, Gianluca Merolli, Pierluigi Misasi, Sara Putignano, Mersila Sokoli

aiuto regia Lucia Rocco

scene e costumi Marta Crisolini Malatesta 

luci Gigi Saccomandi

musiche Ran Bagno

Produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale

PRODUZIONE

9 – 31 GENNAIO

LA PAZZIA DI RE GIORGIO

di Alan Bennett

traduzione Franco Salvatorelli

regia Massimo Popolizio 

con Massimo Popolizio, Sandra Toffolatti, Raffaele Esposito, Michele Nani, Massimo Nicolini, Paolo Serra, Alberto Onofrietti, Giampiero Cicciò, Francesco Migliaccio, Tommaso Cardarelli, Riccardo Bocci

e con Adriano Exacoustos, Luca Carbone, Michele Lisi, Paolo Minnielli, Michele Montironi, Eros Pascale, Arianna Pozzi, Giorgio Sales

produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, 

Teatro della Toscana, ERT Emilia-Romagna Teatro Fondazione


PRODUZIONE

2 – 14 FEBBRAIO

UNA DELLE ULTIME SERE DI CARNOVALE

di Carlo Goldoni 

regia Valerio Binasco 

cast in via di definizione

produzione Teatro Stabile Di Torino – Teatro Nazionale, Teatro di Roma – Teatro Nazionale, 

TSV – Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Bolzano

COPRODUZIONE

18 – 28 FEBBRAIO

NON POSSO NARRARE LA MIA VITA

da Gli anni piccoli e altri testi di Enzo Moscato

drammaturgia e regia Roberto Andò 

con Lino Musella

e con Tonino Taiuti, Flo, Lello Giulivo, Giuseppe Affinito

Vincenzo Pasquariello, Ivano Battiston, Lello Pirone, Eleonora Limongi

voci e corpi della città Nikita Abagnale, Mariarosaria Bozzon, Francesca Cercola, Gabriella Cerino,

Nicola Conforto, Mattia Coppola, Vincenzo D’Ambrosio, Matteo Maria D’Antò, Ciro Giacco, 

Eleonora Fardella, Mariano Nicodemo, Maurizio Oliviero

scene e luci Gianni Carluccio  

costumi Daniela Cernigliaro

musiche Pasquale Scialò

suono Hubert Westkemper

coreografie Luna Cenere

trucco Vincenzo Cucchiara

parrucchiera Sara Carbone

aiuto regia Luca Bargagna

produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale

OSPITALITÀ 

2 – 14 MARZO

AMLETO

di William Shakespeare

traduzione e adattamento Diego Pleuteri

regia Leonardo Lidi 

con (in o. a.) Alfonso De Vreese, Ilaria Falini, Christian La Rosa, Rosario Lisma, Nicola Pannelli, Mario Pirrello, Giuliana Vigogna

scene e luci Nicolas Bovey

costumi Aurora Damanti

suono Claudio Tortorici

cura movimenti scenici Riccardo Micheletti

puppets Damiano Augusto Zigrino e Silvia Fancelli

regista assistente Alba Porto

assistente regia Eleonora Bentivoglio

assistente scene Nathalie Deana

produzione Teatro Stabile Torino – Teatro Nazionale 

con il sostegno di Fondazione CRT

OSPITALITÀ

16 – 25 MARZO

LO ZAR

di e con Stefano Massini

e con Luca Roccia Baldini e Mariel Tahiraj (musicisti in corso di definizione)

scene Paolo Di Benedetto disegno luci Manuel Frenda suoni Andrea Baggio costumi Elena Bianchini

produzione Teatro della Toscana

OSPITALITÀ 

31 MARZO – 11 APRILE

PLATONOV

di Anton Čechov

traduzione adattamento e regia Peter Stein

con Alessandro Averone, Maddalena Crippa, Sergio Basile, Gianluigi Fogacci, Andrea Nicolini, Francesco Santagada, Maria Chiara Centorami, Odette Piscitelli, Alessandro Sampaoli, Emilia Scatigno, 

Tommaso Garrè, Davide Lorino, Sebastian Gimelli Morosini, Giulio Petushi                     

scene Ferdinand Woegerbauer

costumi Anna Maria Heinreich

luci Mattia De Pace 

assistente regista Carlo Bellamio

produzione Tieffe Teatro Milano, Fondazione Teatro di Roma, 

Teatro Stabile di Catania, Teatro Biondo Stabile di Palermo

COPRODUZIONE

14 – 25 APRILE

L’ANGELO DEL FOCOLARE

testo e regia di Emma Dante

con Leonarda Saffi, Ivano Picciallo, David Leone, Giuditta Perriera

scene e costumi Emma Dante                                                                                                                                                                                                          luci Cristian Zucaro                                                                                                                                                                                                                              

coproduzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa / Teatro di Napoli – Teatro Nazionale / Châteauvallon-Liberté Scène Nationale / Les Célestins Théâtre de Lyon / Comédie de Clermont-Ferrand / La Scène Nationale d’ALBI-Tarn / Le Cratère, Scène Nationale d’Alès en Cévennes / L’Estive, scène nationale de Foix et de l’Ariège / Théâtre + Cinéma Scène nationale Grand Narbonne / Théâtre de l’Archipel, scène nationale de Perpignan / Théâtre Molière, Sète – Scène Nationale Archipel de Thau / Le Parvis, scène nationale de Tarbes Pyrénées / Compagnia Sud Costa Occidentale / Carnezzeria 

coordinamento e distribuzione Aldo Miguel Grompone, Roma  

organizzazione Daniela Gusmano

tecnico in tournée Marco Guarrera

OSPITALITÀ 

28 – 30 APRILE

EZRA IN GABBIA

scritto e diretto da Leonardo Petrillo 

con Mariano Rigillo, Anna Teresa Rossini

scene Gianluca Amodio 

costumi Lia Francesca Morandini 

disegno luci Enrico Berardi 

musiche Carlo Covelli 

aiuto regia Mario Rinaldoni 

produzione TSV – Teatro Nazionale, OTI – Officine del Teatro Italiano

TEATRO INDIA


OSPITALITÀ 

8 – 11 OTTOBRE

ANCHE IN CASA SI POSSONO PROVARE EMOZIONI FORTI

regia e drammaturgia Caterina Filograno

scene e costumi Giuseppe Di Morabito

con Gloria Busti, Caterina Filograno, Francesca Porrini, Simona Senzacqua, Maria Grazia Sughi

sound design Gerets

light design Stefano Bardelli

movement coach Ester Guntıń

aiuto regia e collaborazione artistica Ksenija Martinović

produzione Sardegna Teatro / Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale/ Teatri di Bari

OSPITALITÀ 

16 OTTOBRE – 1 NOVEMBRE

GLI ELEFANTI NELLA STANZA

di e con Francesca Astrei

produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale

PRODUZIONE

28 OTTOBRE – 1 NOVEMBRE

GONE

uno spettacolo di Kepler-452
ideazione e drammaturgia Enrico Baraldi, Nicola Borghesi, Riccardo Tabilio
regia Enrico Baraldi, Nicola Borghesi
con Nino Burduli, Temo Natroshvili, Nika Tserediani, Luka Chibukhaia, Kato Kalatozishvili, 

Paata Inauri, Keta Shatirishvili, Liza Nikvashvili, Giorgi Chachanidze
traduzione e adattamento in Georgia Tatia Mtvareldize
scene e costumi Simon Machabeli
musiche Gogi Dzodzuashvili
assistente alla regia Mariam Jamerashvili
direttore tecnico Anuki Khoshtaria
coordinamento Roberta Gabriele
produzione Lepl Mikheil Tumanishvili Film Actors Professional State Theatre (Tbilisi- Georgia)
coproduzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale
con il contributo del Ministero della Cultura della Georgia
in collaborazione con GIFT  Festival, ATER Fondazione e Kepler-452

Spettacolo in georgiano sovratitolato in italiano

OSPITALITÀ 

3 – 8 NOVEMBRE

VIAGGIO A HONG KONG

testo e regia Pascal Rambert 

traduzione Chiara Elefante 

con Sandro Lombardi 

scenografia Aliénor Durand 

produzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale 

in collaborazione con Compagnia Lombardi-Tiezzi 

OSPITALITÀ

11 – 15 NOVEMBRE

LA FIRMA

testo e regia di Valerio Vestoso

con Antonio Bannò 

produzione BAM teatro

OSPITALITÀ

18 – 19 NOVEMBRE 

BODIES ON GLASS

coreografia Diego Tortelli 

in collaborazione con i danzatori Cristian Cucco e Thomas Van de Ven 

interpreti Cristian Cucco e Thomas Van de Ven

musica dal vivo Andrea Rebaudengo/brani dal repertorio di Philip Glass

costumi ETRO by Marco de Vincenzo

coproduzione Triennale Milano, Volvo Studio Milano e Teatro Grande di Brescia

si ringrazia Fattoria Vittadini

OSPITALITÀ – DANZA

21 – 22 NOVEMBRE

AMAE NO KŌZŌ

concept, coreografia e performance Borna Babić e Eliana Stragapede

drammaturgia Margherita Scalise

musica Nenad Kovačić

voce Teresa Campos

musica originale Lola Beltràn

light design Joaquín Hernández

Produzione Paper Bridge

ringraziamenti speciali RV, Akira Yoshida and Mathieu Minjoulat-Rey

OSPITALITÀ – DANZA

25 – 29 NOVEMBRE

I AM THE WIND 
di Jon Fosse

regia Gábor Tompa

scene e costumi Gyopár Bocskai

coreografia Enikő Györgyjakab

musiche di Csaba Boros

luci Romeo Groza

spettacolo in rumeno con sopratitoli in italiano

OSPITALITÀ

27 – 31 GENNAIO

LU SANTO JULLARE FRANCESCO

di Dario Fo e Franca Rame

diretto e interpretato da Matthias Martelli

Teatro Stabile Torino – Teatro Nazionale / Teatro Stabile dell’Umbria

Spettacolo inserito nelle Celebrazioni per i Cento anni di Dario Fo promosse dalla Fondazione Fo Rame

OSPITALITÀ 

9 – 14 FEBBRAIO

VORREI UNA VOCE

di e con Tindaro Granata

con le canzoni di Mina

ispirato dall’incontro con le detenute-attrici del teatro Piccolo Shakespeare all’interno della Casa Circondariale di Messina nell’ambito del progetto Il Teatro per Sognare di D’aRteventi diretto da Daniela Ursino

disegno luci Luigi Biondi

costumi Aurora Damanti

regista assistente Alessandro Bandini 

produzione LAC Lugano Arte e Cultura in collaborazione con Proxima Res

partner di produzione Gruppo Ospedaliero Moncucco

OSPITALITÀ 

20 – 28 FEBBRAIO

THE BODY OF AN AMERICAN 

di Dan O’Brien

traduzione Enrico Luttmann Marco Maria Casazza

regia Jacopo Gassmann

con Danilo Nigrelli e Paolo Mazzarelli

produzione LAC Lugano Arte e Cultura, Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, Teatro Nazionale di Genova

Teatro di Roma – Teatro Nazionale

COPRODUZIONE

3 – 7 MARZO

LA FIRMA. NON TI FIDARE

tratto da Non ti fidare di Claudio Fava

regia Claudio Fava

con Ninni Bruschetta e Federica De Benedittis

produzione Teatro della Città Marche Teatro

OSPITALITÀ 

6 – 14 MARZO

FLUSSO

di Christian di Furia

regia Lino Guanciale

con Lino Guanciale e Gianmarco Saurino

videoanimazione Iole Cilento, Cristina Zanoboni

scenografia Iole Cilento

foto e video Peperonitto film

Coproduzione Teatri di Bari, Wrong Child Production in collaborazione con Premio Riccione

OSPITALITÀ 

17 – 21 MARZO

MADRI

di Diego Pleuteri

regia Alice Sinigaglia

con Valentina Picello e Vito Vicino

sound designer Federica Furlani

scenografo Alessandro Ratti

luci Luca Scotton

produzione La Corte Ospitale

coproduzione SCARTI Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione

con il contributo della Regione Emilia-Romagna

con il sostegno del MiC e di SIAE, nell’ambito del programma “Per Chi Crea”

OSPITALITÀ 

1 – 4 APRILE

NEANCHE PARENTI

testo e regia Gabriele Russo e Arianna D’Angiò

con la Compagnia Bellini Teatro Factory:

Greta Bertani, Filippo D’Amato, Daniela De Riso, Miriam Giacchetta,

Gaia Napoletano, Matteo Ronconi, Umberto Serra 

assistente alla regia Bellini Teatro Factory Martina Abate

progetto sonoro Antonio Della Ragione

disegno luci Giuseppe Di Lorenzo

scene Accademia di Belle Arti di Napoli Cattedra di Scenografia Luigi Ferrigno 

con gli studenti Alessia Di Pace, Claudia Pugliese, Roberta Fierro, Laura lloret Garcia, Sabrina Oliva, Alessandra Avitabile, Salvatore Esposito, Emanuela Bartoli, Lucrezia Maria Aita, Claudia Sabella

costumi Enzo Pirozzi

produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini

OSPITALITÀ 

2 – 4 APRILE

ASFALTO

Poema fisico e musicale per sette attori

regia e coreografia di Michela Lucenti 

con la Compagnia Bellini Teatro Factory

Sofia Celentani Ungaro, Cristoforo Iorio, Tarek Ismail, Valeria Martire, 

Giuseppina Ruggiero, Luigi Savinelli, Lucia Straccamore 

assistente alla regia Antonio Basile

assistenza alla creazione Maurizio Camilli 

drammaturgia Balletto Civile

testi Emanuela Serra

musiche e progetto sonoro Antonio Della Ragione

collaborazione al progetto sonoro Rainer Monaco

disegno luci Michela Lucenti / Balletto Civile e Maurizio Di Maio

scene Accademia di Belle Arti di Napoli Cattedra di Scenografia Luigi Ferrigno 

con gli studenti Alessia Di Pace, Claudia Pugliese, Roberta Fierro, Laura lloret Garcia, Sabrina Oliva, Alessandra Avitabile, Salvatore Esposito, Emanuela Bartoli, Lucrezia Maria Aita, Claudia Sabella

costumi Enzo Pirozzi

produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini

OSPITALITÀ – DANZA

13 – 18 APRILE

LETTERA DI UNA SCONOSCIUTA

da Stefan Zweig

testo e regia Davide Sacco

con Giordana Faggiano

scene Luigi Sacco

luci Luigi Della Monica

costumi Luciana Donadio

musiche Arturo Annecchino

assistente alla regia Enrico Spelta – direttore di produzione Luigi Cosimelli

produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale e LVF / Teatro Manini di Narni

COPRODUZIONE

23 – 24 APRILE

CRAZY GRASS

testi di Yordan Radichkov

versione scenica e regia Margarita Mladenova

scenografia Boris Dalchev, Mihaela Dobreva 

musica Hristo Namliev 

foto Yana Lozeva

con Albena Georgieva, Jana Rasheva, Antonio Dimitrievski, Katalin Stareishinska, Ivan Nikolov, Nadya Keranova, Dimitar Krumov, Rumen Draganov, Bilyana Georgieva, Galya Kostadinova, Georgi A. Bogdanov

spettacolo in bulgaro con soprattitoli in italiano 

OSPITALITÀ 

19 – 23 MAGGIO

RESTEREMO PER SEMPRE QUI BUONE AD ASPETTARTI

di Diego Pleuteri

regia Leonardo Lidi

con Marta Malvestiti, Beatrice Verzotti, Teresa Castello, Hana Daneri 

scene Fabio Carpene 

cura dei movimenti scenici Riccardo Micheletti

assistente alla regia Nicolò Tomassini

produzione Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale 

con il sostegno del MiC e di SIAE nell’ambito del programma “Per Chi Crea”

OSPITALITÀ 

21 – 23 MAGGIO 2027

LOGORANTE, MA VIVO – Viaggio tra le parole di Paolo Grassi

drammaturgia Katia Ippaso

regia Arturo Armone Caruso

con Sara Valerio

produzione Piccolo teatro di Milano, Teatro di Roma, 

Saval Spettacoli, Fondazione Paolo Grassi-La voce della cultura.

COPRODUZIONE

25 – 26 MAGGIO 2027

REMINISCENCIA 
ideazione e creazione Malicho Vaca Valenzuela

con Malicho Vaca Valenzuela

in video Rosa Alfaro, Lindor Valenzuela

assistente alla regia Ébana Garín Coronel

produzione esecutiva MC2: Maison de la Culture de Grenoble – Scène nationale

produzione artistica Ébana Garín, Luis Guenel, Roni Isola – Collectif Cuerpo Sur

spettacolo in spagnolo cileno con sopratitoli in italiano

OSPITALITÀ INTERNAZIONALE (Cile)

TEATRO TORLONIA


15 – 18 OTTOBRE

PAZZO AD ARTE

frammenti di vita che ci ri-guardano

liberamente tratto da alcune scene del dramma The Tragedy of Hamlet, Prince of Denmark di William Shakespeare

di Alessandra Niccolini e Giuseppe Pestillo 

con Giuseppe Pestillo

OSPITALITÀ 

29 OTTOBRE – 1 NOVEMBRE

WITCH IS

progetto di LANDI/MIGNEMI/PARIS

drammaturgia di Francesca Mignemi

regia Virginia Landi

con Giorgia Iolanda Barsotti, Eleonora Paris, Cristiana Tramparulo

costumi di Rossana Gea Cavallo – musiche e sound design di Andrea Centonza

produzione IL TEATRO DELLE DONNE, Firenze

con il sostegno del Centro di Residenza della Toscana Armunia-Capotrave/Kilowatt e Z.I.A. – Zona Indipendente Artistica

OSPITALITÀ 

19 – 22 NOVEMBRE

MAY FALLING ASLEEP NEVER OPEN OUR MOUTH

ricerca, ideazione Gaia Ginevra Giorgi Performance Gaia Ginevra Giorgi, Denise Tosato Dialogo drammaturgico Giada Cipollone Accompagnamento artistico Stella Succi

pratiche vocali Veza Fernández

consulenza coreografica Asher O’Gorman

luci e direzione tecnica Andrea Sanson

suoni Devid Ciampalini – abiti Gianni Mattarucco

consulenza live electronics Emanuele Pontecorvo Cura e diffusione Edoardo Lazzari

organizzazione e amministrazione Giusy Guadagno ProduzioneExtragarbo Snaporazverein (CH),

Lavanderia a Vapore – Centro di Residenza per la Danza (IT), Murmuris (IT), IntercettAzioni – Centro di Residenza Artistica della Lombardia (IT), Linha de fuga (PT),

con il sostegno di Premio Vienna (Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, d’intesa con la Direzione Generale per la Diplomazia Pubblica e Culturale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e l’Istituto Italiano di Cultura di Vienna), Phonogrammarchiv (AT)

OSPITALITÀ 

3 – 6 DICEMBRE

RACCONTI ROMANI – prima parte
regia di Danilo Capezzani
tratto da Ladro dei lumi di Elsa Morante
PRODUZIONE


10 – 13 DICEMBRE
RACCONTI ROMANI – seconda parte
regia di Danilo Capezzani
tratto da Roma amara e dolce di Ercole Patti 

PRODUZIONE

21 – 24 GENNAIO

QUARTET

di Heiner Müller

traduzione Saverio Vertone

regia Maximilian Nisi

con Viola Graziosi, Maximilian Nisi

musiche originali Stefano De Meo

scene e costumi Vincenzo La Mendola

produzione Teatro della Città

OSPITALITÀ 

28 – 31 GENNAIO

CRISOTEMI

di Ghiannis Ritsos traduzione di Nicola Crocetti

diretto e interpretato da Elena Arvigo

disegno luci Pietro Sperduti

scene e costumi Elena Arvigo in collaborazione con Maria Alessandra Giuri 

produzione SantaRita & Jack Teatro

si ringrazia la gentile collaborazione di Eleonora Bossi

OSPITALITÀ

3 – 7 FEBBRAIO

GERTRUDE, LUCIA E LE ALTRE

liberamente tratto da Il cuore è un guazzabuglio di Eleonora Mazzoni (Einaudi 2023)

di e con Eleonora Mazzoni

regia di Simonetta Solder

voce recitante fuori campo Lino Guanciale 

disegno luci Camila Chiozza sound design Lorenzo Danesin 

produzione 369gradi

OSPITALITÀ 

11 – 14 FEBBRAIO

WEEK-END

di Annibale Ruccello

con Sabrina Scuccimarra

e con Manuel Severino e Matteo D’Incoronato

scene Alessandra Solimene costumi Easy Costumes

luci Marco Linari

aiuto regia Matteo D’Incoronato assistente regia Elia Colacchio

produzione Compagnia Lombardi-Tiezzi in collaborazione con Ass. Cult. Padiglione Ludwig

OSPITALITÀ

25 – 28 FEBBRAIO

LEI NON SA COSA VUOLE

di Luisa Merloni

regia Manuela Cherubini

con Luisa Merloni e Daniele Natali

disegno luci Camila Chiozza

produzione Bluemotion/Angelo Mai – Psicopompoteatro 

OSPITALITÀ 

4 – 7 MARZO

BEATA OSCENITA’

di Massimo Sgorbani

regia Serena Sinigaglia

con Gianluca Ferrato

scene Andrea Belli

luci e suono Roberta Faiolo

costumi Valeria Bettella

video Fabio Brusadin 

produzione Teatro Stabile di Bolzano

OSPITALITÀ

18 – 21 APRILE

ARCHIMEDE

di Costanza DiQuattro

con Mario Incudine

e con Antonio Vasta e Tommaso Garré

regia Alessio Pizzech

scene e costumi Andrea Stanisci

assistente alla regia Tommaso Garré

musiche Mario Incudine

eseguite dal vivo da Antonio Vasta

produzione Centro Teatrale Bresciano, La Contrada Teatro Stabile di Trieste / Teatro della Città,

in collaborazione con Teatro Donnafugata

produzione esecutiva A.S.C. Production Arte Spettacolo Cultura

OSPITALITÀ

16 – 30 APRILE

VITA A RATE

di Riccardo Caporossi

interpreti Nadia Brustolon, Vincenzo Preziosa

scena e regia Di Riccardo Caporossi

luci Nuccio Marino

PRODUZIONE

21 – 30 MAGGIO

SPETTACOLO POLITICAMENTE SCORRETTO CHE SI PUO’ INTERROMPERE PREMENDO UN TASTO

regia Enrico Torzillo 

con Jacopo Carta, Francesco Petruzzelli, Maria Grazia Trombino

produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale

PRODUZIONE

CAPITALE DANZA 2027

TEATRO ARGENTINA

8 – 9 MAGGIO

PORTRAIT

concept e coreografia Mehdi Kerkouche

composizione musicale Lucie Antunes 

assistente alla coreografia Alexandra Trovato

light design Judith Leray

scenografia Mehdi Kerkouche e Judith Leray

costumi Guillaume Boulez

trucco Sabine Leib

vocal coaching Nathalie Dupuy

stage e sound management Frédéric Valtre e Vincent Henry

lighting management Marine Stroeher e Henri Coueignoux

danzatori (a rotazione) Marilou Bévis, Margot Bouchet, Maxime Gomard, Jaouen Gouevic, Matteo Lochu, Sacha Neel, Paul Redier, Amy Swanson, Nina Vernin, Titouan Wiener-Durupt et Timothée Zig

produzione Centre chorégraphique national de Créteil et du Val-de-Marne| EMKA

coproduzione Festival Suresnes Cités Danse 2023 avec le soutien de Cités Danse Connexions I Théâtre- Sénart, scène nationale I Chaillot – Théâtre national de la Danse I Visages du monde, Cergy I L’Archipel, Scène nationale de Perpignan

15 – 16 MAGGIO 

MOMO

coreografia Ohad Naharin 

con la collaborazione dei danzatori della Batsheva Dance Company e Ariel Cohen

danzatori Yarden Bareket, Emil Brukman, Adi Blumenreich, Nathan Chipps, Holden Cole, Guy Davidson, Iyar Elezra, Eddieomar Gonzalez Castillo, Sean Howe, Londiwe Khoza, Adrienne Lipson, Bo Matthews, Sofiia Pikalova, Danai Porat, Igor Ptashenchuk, Leann Reizer, Kelis Robinson, Yoni (Yonatan) Simon, Gili Yaniv Amodai, Yarden Zana.

light design Avi Yona Bueno (Bambi) 

scenografia Gadi Tzachor 

costumi Eri Nakamura – sound design & design e editing dei brani musicali Maxim Waratt

con il supporto di Batsheva New Works Fund, American Friends of Batsheva, L’Association Pluriel pour l’Art Contemporain, The Zita and Mark Bernstein Family Foundation, Factory54

TEATRO INDIA

4 – 5 MAGGIO

IN RELATION TO WHOM?

concept, coreografia e performance Marah Haj Hussein e Nur Garabli 

drammaturgia Krystel Khoury 

light design Pôl Seif

scenografia Agnese Forlani 

esecuzione e composizione musicale Verena Rizzo 

tecnico suono Korin Rizzo – costumi Smila Zinecker – manager di produzione Ehren Verrelst 

produzione Monty – coproduzione Kunstencentrum BUDA, Saraya Theater, Theater Rotterdam, Points communs, Nouvelle scène nationale Cergy-Pontoise / Val-d’Oise, Fondation Royaumont, EPPGHV La Villette, Centre national de la danse (CND), De Singel, La Briqueterie CDCN, Les Halles de Schaerbeek, Frascati Producties, Le Maillon – Théâtre de Strasbourg. Con il supporto di Ammodo, De Vlaamse Overheid. Si ringrazia Rabeah Morkus Dance Studio – Kofor Yasif, The Work Room – Glasgow, Battersea Arts Centre – London, KAAP – Bruges, Hana Dance House – Haifa

6 MAGGIO

LA MEZZANOTTE DELLA DANZA (che non è una Cenerentola)

concept e direzione artistica Gabriella Stazio

interverranno artisti e coreografi under 35

talk e panel a cura di AGIS – Associazione Generale Italiana dello Spettacolo

7 – 8 MAGGIO

CROCODILE

coreografia e drammaturgia Martin Harriague in collaborazione con Emilie Leriche

musica Canto Ostinato di Simeon Ten Holt

interpreti Emilie Leriche e Martin Harriague

musica dal vivo Julien e Stéphane Garin – Ensemble 0

arrangiamento Petar Klanac – scenografia e light design Martin Harriague – costumi Vanessa Ohl 

assistente alla drammaturgia Françoise Dubuc

regia luci Peïo Lamarque – regia suono Alexandre Maillet – regia generale Alexandre Maillet

produzione Scène Nationale Sud Aquitain, Scène 55 Mougins, Temps d’Aimer la Danse Biarritz, Malandain Ballet Biarritz. Con il sostegno del Ministère de la Culture / DRAC Nouvelle-Aquitaine.

11 – 12 MAGGIO

OUTBREAK

coreografia James Florendo

nuova produzione per 8 danzatori

musiche James Florendo e AA.VV.

light design Emanuele De Maria

ideazione costumi James Florendo

produzione Balletto di Roma

14 – 15 MAGGIO 

RENDEZ- VOUS

coreografia Simone Repele e Sasha Riva

con Leonardo Mazzarotto 

produzione Riva & Repele

16 MAGGIO 

Nuove Generazioni dai 6 anni

CUOR DI CONIGLIO

creazione Compagnia Dimitri/Canessa

regia Elisa Canessa

danzatori Federico Dimitri e Francesco Manenti

collaborazione artistica Giorgio Rossi 

light design Marco Oliani – sound design Tommaso Marzini Della Ragione 

scenografia e costumi Matilde Gori / Atelier Zaches

produzione Associazione Sosta Palmizi, Pilar Ternera / Nuovo Teatro delle Commedie e Straligut Teatro con il sostegno residenziale di Centro di Residenza della Toscana (Fondazione Armunia Castiglioncello –CapoTrave/Kilowatt Sansepolcro), Wintergarten – Atelier di teatro permanente e In Tel Fade

NUOVE GENERAZIONI

TEATRO INDIA

16 – 27 NOVEMBRE

ENDING

di Roberto Gandini e Roberto Scarpetti

regia Roberto Gandini

con Iulia Bonagura, Edoardo Maria Lombardo, Fabio Piperno, Tiziana Scrocca, Carolina Sisto

produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale

PRODUZIONE

22 DICEMBRE – 6 GENNAIO

STORIE DI NATALE

di Gianni Rodari, Bernard Friot, Andrea Valente, Roberto Gandini

adattamento e regia Roberto Gandini

con Irene Ciani, Edoardo Maria Lombardo, Paolo Minnielli, Giulia Navarra, Fabio Piperno

produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale

PRODUZIONE

23 – 24 GENNAIO

MARMOCCHIO

una specie di Pinocchio di marmo

Radiodramma animato per i ragazzi di tutte le età

progetto scenico e regia I Sacchi di Sabbia

con Serena Guardone

e le voci di Gabriele Carli, Giulia Gallo, Giovanni Guerrieri, Enzo Illiano, Carlo Ipata, Federico Polacci, Giulia Solano, Daniele Tarini

disegno luci Luca Tessieri

costruzione scene Antonio Calandrino disegno e progetto grafico Enrico Pantani

produzione Fondazione Sipario Toscana | I Sacchi di Sabbia

dai 7 anni

6 – 7 FEBBRAIO

CLÀSSICS

uno spettacolo di marionette in sette scene

autore, regista e performer Jordi Bertran

suoni e luci Isabel Martinez

costumi Ma Dolors Fernandez

produzione Companyia Jordi Bertran

dai 5 anni

TEATRO TORLONIA

10 – 11 OTTOBRE

ALBERT eD IO

di Francesco Niccolini

drammaturgia Flavio Albanese, Marinella Anaclerio, Francesco Niccolini

direzione scientifica Marco Giliberti

regia Marinella Anaclerio

con Flavio Albanese

produzione Compagnia del Sole, Fondazione Sipario Toscana Onlus, Fondazione TRG

dagli 11 anni

24 – 25 OTTOBRE

CHARLIE GORDON

di Patrizio Dall’Argine

liberamente ispirato al racconto Fiori per Algernon di Daniel Keyes

costumi Veronica Ambrosini

burattinaio Patrizio Dall’Argine

produzione Teatro Caverna

dai 6 anni

14 – 15 NOVEMBRE

ODE ALLA VITA

di e con Manuela Capece e Davide Doro 

un progetto della compagnia rodisio

in collaborazione con Unicorn Theatre (London, UK), Espace600 (Grenoble, FR) Centre d’Animation de la Cité (Lausanne, CH), VolterraTeatro Festival

dai 3 agli 8 anni 

17 DICEMBRE – 6 GENNAIO

LA MOSCA VERDOLINA

di Giorgio Parisi
regia Davide Doro

ddattamento drammaturgico Emanuele Di Giacomo
con Jacob Olesen

produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale

PRODUZIONE

16 – 17 GENNAIO

PETITES HISTOIRES SANS PAROLES

con Brice Coupey e Jean-Luc Ponthieux

produzione Compagnie l’Alinéa

dai 5 anni

20 – 21 FEBBRAIO

HO UN PEZZETTINO IN GOLA

di e con Valentina Dal Mas

testo originale Valentina Dal Mas

direzione tecnica Federico Fracasso

consulenza luci Alessio Guerra

produzione La Piccionaia Centro di Produzione Teatrale

in collaborazione con Compagnia Abbondanza/Bertoni

produzione 2025

dai 6 anni

13 – 14 MARZO

FARE UN FUOCO

di Francesco Niccolini e Luigi D’Elia

molto liberamente ispirato ai Racconti dello Yukon di Jack London

con Luigi D’Elia

regia Francesco Niccolini e Luigi D’Elia

disegno luci Francesco Dignitoso

assistenti alla produzione Elisabetta Aloia, Adalgisa Vavassori, Susanna Zoccali le musiche originali sono di Giorgio Lazzarini

produzione Teatri di Bari | Fondazione Sipario Toscana – La Città del Teatro In collaborazione con INTI

dai 9 anni

7 – 11 APRILE

FESTIVAL CONTEMPORANEO FUTURO

VII EDIZIONE

a cura di Fabrizio Pallara

Teatro India, Teatro Torlonia 

RASSEGNE CULTURALI 2026/2027

GENNAIO – APRILE
anteprima domenica 8 novembre 2026

LUCE SULL’ARCHEOLOGIA 

Voci di donne straordinarie. Il ruolo femminile nella storia e nella cultura di Roma

TEATRO ARGENTINA

FEBBRAIO – APRILE
TRA PSICHE E MITO. Dialoghi sull’essere 

TEATRO VALLE, ARGENTINA

NOVEMBRE – MAGGIO
LE VERITA’ SOSPESE 

TEATRO VALLE

NOVEMBRE – APRILE
CHE NE SARA’ DI NOI? 

TEATRO VALLE

NOVEMBRE – MAGGIO
IL TEATRO VALLE: TRECENTO ANNI DI SPETTACOLI 

TEATRO ARGENTINA – TEATRO VALLE  

NOVEMBRE – MAGGIO
LE STAGIONI DEL TEATRO DI ROMA. Volti, memorie e visioni 

TEATRO ARGENTINA – TEATRO VALLE  

GENNAIO – MAGGIO
LE DONNE DELL’ASSEMBLEA COSTITUENTE

TEATRO TORLONIA


Recensione di Sonia Remoli

– LOS DE AHI’ – regia Claudio Tolcachir

testo di Claudio Tolcachir

-.-.-.-.-

TEATRO INDIA

dal 20 al 24 Maggio 2026


In un non posto ai confini della cosiddetta vita civile lavorano 4 fattorini: Nuno, Munir, Dani ed Eduardo. Ci sono solo loro e una macchina intelligente che li avvisa delle consegne da effettuare. E poi li paga. 

In scena, lo spazio è organizzato in una modalità indeterminata che invita lo spettatore ad immaginarlo come una discarica, in qualche modo però strutturata come un anfiteatro. Dei gradoni, infatti, si affacciano su una sorta di palco dove va in scena la vita lavorativa e privata dei 4 fattorini (la cura delle scene è di Lua Quiroga Paul).

Li chiamano “Los de Ahí” – ovvero “quelli di là” – non meglio identificati da “quelli di qua”. Nessun contatto tra loro, neppure sul confine tra i due mondi, se non per il lancio di sacchi di spazzatura fatto con indifferenza verso i 4 fattorini. Nonostante “quelli di là” svolgano per “quelli di qua” il servizio delle consegne, non c’è nessun rispetto verso di loro. 

E i 4 fattorini a urlare: “familia!”. A sottolineare che lì dove tirano la loro immondizia, lì, proprio lì nella discarica, c’è una famiglia. 

Perché Nuno, Munir, Dani ed Eduardo si considerano davvero una forma di famiglia. 

Il valore della famiglia, infatti, trascende il legame biologico  e  giuridico. E loro “i Los de Ahi” sono un felice esempio di micro-società: sono una comunità ristretta dove si impara la cooperazione, la gestione dei conflitti e il rispetto delle regole di convivenza.

Le vite di Nuno, Munir, Dani ed Eduardo – nonostante fragilità inevitabili – sono ricche infatti di partecipazione. Tra loro c’è un bel senso di partecipazione: ci si aiuta, c’è un sacro rispetto per chi non c’è ma è stato una guida (incluse le sue cose, che in sua assenza restano sue e non diventano preda di altri), si scherza e si ha cura dell’altro se è in difficoltà. Anche quando chi ha bisogno fa fatica a riconoscerlo, chiedendo aiuto.

E poi consumano l’attesa tra una chiamata e l’altra per le consegne facendo musica, cantando, raccontandosi. Hanno una bella vitalità.

La loro attesa impaziente per il segnale di chiamata non nasce solo dal bisogno di guadagnare: è quel piacere più sottile di sentirsi chiamare, di sentirsi cercare – anche solo da un suono meccanico – che però crea l’ilusione di una sorta di contatto con l’Altro, che riconosce loro esistenza. E li fa sentire vivi. 

L’unico contatto, infatti, che riesce ad oltrepassare la cortina – e di cui tutti si inebriano – è olfattivo: è l’odore del forno che cuoce pane e dolci. Cuore alchemico della casa, l’odore del forno è il simbolo primordiale della trasformazione, del nutrimento e dell’accoglienza. E così il profumo della cottura rende per un attimo anche il loro ambiente accogliente e sicuro, evocando un gran bel senso di appartenenza.

L’effervescente drammaturgia di Claudio Tolcachir dalla provocazione poeticamente politica, racconta anche di Nuno che da poco ha avuto una bambina, che adora anche quando deve cambiarle i pannolini. I suoi amici lo portano bonariamente in giro dicendogli che quell’odore gli si attacca addosso ma lui ogni volta verifica, annusandosi, e se ha qualche dubbio tira fuori dal suo zaino deodorante e salviettine umidificate. 

Mirja è la sua ragazza, nonché mamma della loro piccolina ma, come spesso accade alle neomamme, ha difficoltà a dedicarle attenzioni. La piccola è un po’ quel “diverso” – con il quale ogni neomamma deve imparare ad entrare in relazione – che sembra succhiare via ogni istante di vita. Allo stesso tempo però una mamma che tende ad allontanarsi dalla propria figlia è considerata una madre incomprensibile: anche lei “una straniera” rispetto al cosiddetto “normale” sentire materno. 

E argutamente Tolcachir sceglie di cambiarle lingua, per rendere ancora più efficace questo distaccamento. Ma Nuno non giudica, né si perde d’animo: è sua cura essere più presente in questo momento di criticità. 

Ma nemmeno gli altri, seppur spiazzati, la giudicano. L’unica a permettersi dell’ironia è solo Susan, che essendo donna e conoscendo questa possibile crisi, in alcuni “a parte” ci confessa di sentirsi sollevata, a non essere sola. 

L’attenzione che Nuno dedica a sua figlia e a Mirja, la rivolge anche a Dani: il fattorino che cade continuamente dalla bici – mezzo che usano tutti per lavorare – avendo un problema visivo: fragilità di cui lui riesce a parlare solo con Susan, la donna con la quale convive. E che gli cura amorevolmente le sue abrasioni post caduta con lo zucchero. 

Dani suscita spesso l’irritazione di Munir perché vorrebbe sostituire la propria bici, piuttosto malandata, con quella di Edoardo, l’altro fattorino che però da giorni non si fa vivo. Munir prova un profondo rispetto per lui perché Edoardo gli ha insegnato il lavoro. E allora fa sì che la sua identità non venga sminuita solo perché al momento sembra invisibile. Ma Edoardo non tornerà e sarà Susan a prendersi cura con dolce malinconia di Munir, per aiutarlo ad accettare e ad attraversare il dolore. 

I colpi di scena non sono ancora terminati: i 4 amici perderanno il lavoro. Ma tra loro c’è quel legame che permette di sostenersi l’un l’altro. Ed è così – con la consapevolezza che dietro a ogni fine c’è sempre un nuovo inizio – che ciascuno intraprenderà un differente percorso. Tutto da scoprire. L’importante è non fermarsi: “continuiamo !”.

Gli interpreti in scena brillano in naturalezza, ritmo ed espressività: sono Nourdin Batán (Munir), Fer Fraga (Nuno), Malena Gutiérrez (Susan), Nuria Herrero (Mirja) e Gerardo Otero (Dani).

Decisamente interessante risulta la visualizzazione scenica qui restituita suggestivamente dall’anfiteatro costruito sulla discarica. Il Teatro, infatti, da sempre si dedica a lavorare sui resti, su ciò che preferiamo scartare e rimuovere gettandolo nella spazzatura dell’inconscio. 

Quelle nostre fragilità e quei traumi cioè che preferiamo non integrare con l’immagine che per tutta la vita ci impegniamo a costruire e a manutenere.

Il Teatro invece – ci ricorda Claudio Tolcachir – è la nostra casa dove possiamo trasformare la nostra immondizia, ovvero “ciò che resta” (il dolore, il ricordo, i frammenti di una storia o di una vita) in una nuova forma di conoscenza e di riflessione collettiva. 

Immondizia possono essere anche le tensioni sociali del presente, come la tensione provocata dall’immigrazione. Un naturale fenomeno sociale che – seppur incarni nella sua essenza i significati di cambiamento, globalizzazione e superamento dei confini – viene spesso percepito come una minaccia all’identità nazionale e alla sicurezza. Tanto che il migrante diventa il simbolo su cui la società proietta le proprie paure di impoverimento e di smarrimento.

E’ il timore che “ciò che è straniero” veicola entrando in una nuova comunità: tema affrontato da Tolcachir anche in “Rabia”, lo spettacolo che insieme a “Los de Ahí” dà forma al dittico che nei giorni scorsi è stato ospitato al Teatro India, riscuotendo grande partecipazione. 

Lo “straniero” rappresenta infatti quel “diverso” che facciamo fatica ad integrare, ad accogliere perché  percepito come quel qualcosa di ignoto che, solo perché non ancora conosciuto, si crede possa mettere a rischio l’identità del gruppo. Ma che invece, se non riconosciuto nella sua identità, può dare vita ad assai più pericolose degenerazioni.

E’ naturale che l’arrivo di culture “altre” solletichi la comunità ospitante ad interrogarsi sulla propria identità, sui propri valori fondanti e su cosa significhi appartenere a una specifica nazione. 

Ma la reazione può non essere solo quella di chiusura e di maggiore definizione dei confini della terra ospitante. Sono possibili ed efficaci, se ben calibrati, tentativi di integrazione che gioverebbero di molto ad un arricchimento e ad un rinnovamento di entrambe le culture che si stanno incontrando.

E il Teatro, attraverso l’esperienza artistica della compassione, aiuta a percepire “gli altri” – “quelli che stanno di là” – sorprendentemente più vicini, facendo sciogliere l’illusione di un’autosufficienza del “noi” rispetto al “loro”. 

Anche perché, simbolicamente, “straniero” non è solo il cittadino di un altro Paese. È la parte di noi stessi che ci risulta estranea e incomprensibile, e che ci spaventa. Ma che è fondamentale per comprendere la nostra identità e il nostro senso di appartenenza.

Significato meravigliosamente racchiuso in quel gesto di Susan che, per curare le ferite di Dani, mette dello zucchero per disinfettarle e farle cicatrizzare. Prendersi cura dell’Altro cioè – ci ricorda Claudio Tolcachir – è la prova che due opposti possono unirsi e convivere. 

Mettere il dolce sulla ferita racchiude, infatti, l’antico auspicio di trasformare il dolore in guarigione, o di lenire l’amarezza della vita con una cura dolce.


Recensione di Sonia Remoli

– RABIA – regia Claudio Tolcachir e Lautaro Perotti

dalla novella di Sergio Bizzio

adattamento Lautaro Perotti e Claudio Tolcachir

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TEATRO INDIA

dal 21 al 24 Maggio 2026

In quanti modi può manifestarsi il furore della rabbia? E quanti usi se ne possono fare?

Con la cifra stilistica che lo contraddistingue Claudio Tolcachir intriga e spiazza per poi intenerire fino alla commozione lo spettatore, portandolo al cospetto di manifestazioni dell’animo umano, così umane da sembrare surreali.

Questa volta è lui stesso a scendere in scena, oltre a curare la regia con Lautaro Perotti della novella omonima di Sergio Bizzio, di cui assieme a Lautaro Perotti, María García de Oteyza e Mónica Acevedo realizza anche l’adattamento.

La rabbia è un’emozione non univoca, decisamente sorprendente. Da un lato è l’archetipo del fuoco, della distruzione e della perdita del controllo in risposta a un’ingiustizia, o meglio in risposta alla percezione di un’invasione insopportabile di un confine vitaleDall’altro lato la rabbia incarna una forza vitale trasformativa, che libera e distrugge per creare un terreno fertile: per dare vita ad una nuova consapevolezza.

(ph. Lucia Romero)


In questo adattamento, il José Maria di Claudio Tolcachir si racconta in presa diretta: è il fidanzato di Rosa, una donna che lavora come domestica nella villa dei Blinder. Una coppia borghese di Buenos Aires, microcosmo sociale metafora di un’Argentina corrotta e priva di valori: decadente proprio come la villa che fa da palcoscenico alla narrazione. La novella è infatti ambientata nell’Argentina travolta dalla grave crisi economica e sociale del 2001 e descrive una società borghese arricchita ma disillusa, che fa da sfondo alle disuguaglianze e alle tensioni proprie del periodo.

Un complesso momento storico che si è trovato ad attraversare lo stesso Tolcachir che al tempo viveva a Buenos Aires. E che per reazione, per trasformare cioè la precarietà e l’isolamento in opportunità creativa, sceglie di dare forma, insieme alla sua compagnia, ad uno spazio indipendente di resistenza e di creatività. Fondando un proprio movimento culturale: il Teatro Timbre 4. La sede originaria non era un teatro tradizionale, ma la casa stessa di Tolcachir nel quartiere di Boedo, dotata di una sala allestita in fondo al patio. In un momento in cui il Paese si sgretolava, il teatro ha rappresentato un rifugio, uno strumento di aggregazione sociale e un’occasione per raccontare quell’umanità più fragile e invisibile, lasciata ai margini dalla crisi.

Quell’umanità di cui José Maria è un rappresentante.

Tornando allora alla narrazione, un giorno – dopo un’esplosione di rabbia che lo portò a reagire esageratamente verso un’ingiustizia in ambito lavorativo – José Maria senza farsi notare da nessuno (neanche dalla stessa Rosa) decide di insinuarsi nei meandri della villa e di rimanervi segretamente nascosco per tre anni. Questa invasione clandestina della villa è il suo modo di ribellarsi e di negoziare il prezzo di un’ingiustizia da lui arrecata, a fronte di un’ingiustizia sociale che è costretto a subire.

E così, dimenticato dalla società che lo considera invisibile nei suoi diritti, proprio da invisibile si esilia dalla società per trovare segreto asilo nelle parti (anche loro) dimenticate, e quindi in disuso, della villa. Scegliendo però di mantenere un contatto, a senso unico, esclusivamente con l’amata Rosa, che lavora e abita in questa villa.

In effetti José Maria riesce a dare forma, in questa sua vita parallela, ad una certa vita erotica con Rosa. Spiandola segretamente, si sente infatti comunque a lei vicino, seppur separato da un muro di segreti che lo esclude dalla vita reale.

Carico della sua rabbia, che a differenza della tristezza non svuota ma sostiene, José Maria per tre anni “resiste” inventandosi un nuovo modo di vivere senza farsi notare. E, a suo modo, paradossalmente, in questa casa trova anche un qualche conforto familiare: una sorta di rifugio esistenziale e un surrogato di affetti.

Ma la realtà esplosiva dei propri desideri repressi – che parlano di un disperato bisogno di contatto, indispensabile per essere riconosciuto nella propria identità – si farà sentire ancora, quando il silenzio e la finzione risulteranno insostenibili. Proverà anche, Josè Maria, a stabilire un contatto e quindi a socializzare e a farsi accogliere nel consorzio vitale dei topi, con i quali si ritrova a condividere gli spazi abbandonati della villa. Animale tra animali.

Ma anche qui, in questo consorzio, le cose non vanno meglio. La loro rabbia non è meno distruttiva di quella degli uomini. Infatti anche i topi con i quali José Maria si trova a dover coabitare nel buio della soffitta, lo attaccano: anche loro animali disprezzati che vivono nell’ombra. La loro è la reazione rabbiosa dell’emarginato, del represso, che se minacciato scatena una reazione sproporzionata e vendicativa.

Sembrerebbe allora che la massima difficoltà dello stare al mondo, generalmente inteso, sia proprio quella di integrare “il diverso” con “il simile”. Quel perturbante capace di far riaffiorare contenuti inconsci rimossi e credenze primitive superate. Quel brivido che proviamo quando ciò che dovrebbe restare nascosto, torna alla luce (come ben visualizzato dal disegno luci di Juan Gómez-Cornejo).

La scena sa rendere con magnifico simbolismo lo spazio non solo fisico (quello della villa) ma anche quello della mente del protagonista: la cura delle scene è di Emilio Valenzuela. E’ infatti uno spazio restituito da una scala, che ci si dà in varie prospettive, proprio come la mente di José Maria quando viene sollecitata da qualcosa di perturbante.

Più di ogni altra cosa – ci confida José Maria – a intimorirlo e insieme ad affascinarlo è il modo in cui i suoni penetrino in casa. Sua priorità è proprio quella di evitare, o di frammentare in piccole parti, i rumori che potrebbero rivelare la sua presenza. Anche i rumori, infatti, sono reazioni a determinati “contatti” che lui, in questa sua vita parallela, si sta imponendo di non avere.

E così, con eleganza sobria e riservata, in una seconda pelle grigio topo, il Josè Maria di Tolcachir penetra dentro e fuori di sè, temendo di essere intercettato anche attraverso contatti di luce, suggestivamente resi da un disegno luci calibratissimo. 

I suoi occhi sono ora le sue orecchie: sono loro che gli restituiscono la misura della sicurezza del muoversi vitale.  Nel suo spiare acustico segue tutto quello che avviene nella villa, incluso ogni momento di intimità di Rosa. Ed è così che un giorno si accorge di come lei cada preda del desiderio violento del figlio dei due coniugi padroni della villa.

Un evento che fa eruttare la sua rabbia incontrollata, accecata dal desiderio di dominare, annientare e incorporare il violentatore in un atto di sottomissione definitivo.

Dalla violenza subita da Rosa nascerà un figlio, che Josè Maria non farà alcuna fatica ad accettare come suo, teneramente seguendolo ogni giorno per rubare qualche attimo solo con lui, approfittando dei momenti in cui Rosa è costretta a spostarsi di stanza per le pulizie. 

Ma la storia di Josè Maria non finisce qui: ad attendere lo spettatore c’è un finale terribile eppure dolce.

La performance di Claudio Tolcachir è straordinaria. Lui sa farsi corpo disponibile ad accogliere l’intero spettro, perversamente emotivo, da cui la rabbia di José Maria è abitato.

Una disponibilità, quella di Tolcachir, piena di grazia. Colma di quella compassione che – lungi dall’essere semplice pietà o debolezza emotiva – è espressione di una interconnessione esistenziale che riconosce come la sofferenza e la fragilità appartengano a tutti gli esseri umani. Una disponibilità, la sua, che è espressione del coraggio di non distogliere lo sguardo di fronte al dolore altrui, trasformando l’empatia in un desiderio attivo di conoscenza e di autoconoscenza.

E lo spettatore, come ogni volta al termine del viaggio sentimentale affrontato partecipando ai suoi spettacoli, si sorprende del sentire affiorare in sè quel disarmante senso di tenerezza, segno di vulnerabilità condivisa.


Recensione di Sonia Remoli