Al Teatro Vascello il secondo appuntamento del FESTIVAL del CO-HOUSING: ospiti Massimo Recalcati e Francesco Bruni

TEATRO VASCELLO

18 Aprile 2026

Con grande successo di pubblico Sabato 18 Aprile u.s. il Teatro Vascello ha ospitato il Festival del Co-Housing accogliendo coloro che hanno scelto di informarsi e di riflettere sull’opportunità del Co-Housing: l’abitare insieme per affrontare meglio la solitudine, la fragilità e la paura di invecchiare da soli. 

In risposta ad una domanda sociale crescente, il Marzo scorso Roma Capitale ha lanciato il Festival del Co-Housing, per informare ed orientare la comunità sulla risorsa dell’abitare condiviso. 

Il Sindaco Roberto Gualtieri

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Le nostre comunità invecchiano rapidamente e questo cambiamento ci obbliga a ripensare molte cose, a partire dal modo di abitare.

Portare questo tema al centro del dibattito pubblico significa iniziare a costruire una nuova cultura dell’abitare e dell’invecchiamento, più fondata sulle relazioni, sulla prossimità e sulla solidarietà.” 

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Dopo il Primo appuntamento del 30 Marzo u.s. presso l‘Auditorium Parco della Musica, dove il Sindaco Roberto Gualtieri ha aperto i lavori, il Festival Sabato 18 Aprile u.s. si è aperto al grande successo del Secondo appuntamento, attraverso i contributi presentati sul palco del Teatro Vascello di tre diversi sguardi sul tema dell’abitare e della convivenza nella terza età: lo sguardo del filosofo e psicoanalista Massimo Recalcati, quello dello sceneggiatore e regista Francesco Bruni e quello di chi, questa esperienza, l’ha già scelta da anni.

Guidati dalla brillante freschezza di tre presentatori, di cui un interprete LIS, l’incontro ha sagomato l’attenzione degli spettatori intorno ad una domanda: “come continuare a vivere in modo autonomo, dignitoso, e pieno di relazioni, quando l’età avanza?”.

Un’efficace risposta viene offerta dal Co-Housing.
Perché “ convivere, conviene “.
Perché “ quando ti accorgi che ciò che era semplice e ora non lo è più, quello che pesa si può dividere”.
Perché “la solitudine non è una scelta. Vivere insieme, sì”.


Con il Festival del Co-Housing, Roma Capitale vuole aprire uno spazio di conoscenza e confronto.

La sfida oggi è anche culturale: far capire che abitare insieme, mantenendo la propria autonomia, può essere una possibilità concreta


Invitata a salire sul palco, l’Assessora alle Politiche Sociali e alla Salute Barbara Funari ha sottolineato quanto sia prezioso – per costruire nuovi legami sociali – il dialogo tra la concretezza del lavoro ad ora fatto sul territorio e il supporto offerto dalla riflessione sul co-housing da parte di linguaggi diversi, quali quello del pensiero filosofico e quello del cinema.

A seguire, dal palco del Teatro Vascello è stato proiettato il cortometraggio dedicato al Co-Housing del regista e sceneggiatore Francesco Bruni, dal titolo “Quando torni?”. Prodotto da Doc Servizi, con le attrici Elena Cotta e Luisa De Santis.

Elena Cotta

Luisa De Santis


Una “ballata” sulla gentilezza dei gesti tra due donne che si incontrano per condividere del tempo insieme. Un’espressività, la loro, che parla del desiderio che rende viva l’attesa di un incontro. Un’attesa che, seppur velata da un pizzico di diffidenza e di timore, si scioglie subito attraverso il rito del pasto condiviso, che contribuisce a condire di gusto l’occasione dello stare insieme.

Occasione che, da lì a breve, si arricchisce dell’opportunità divertita del giocare insieme: coinvolgimento che apre alla confidenza della condivisione di ricordi personali. Fino a che, troppo presto, arriva il momento di salutarsi. “Quando torni?” – chiede l’una all’altra, esprimendo chiaramente il suo desiderio di stare insieme ancora, e presto. “Quando vuoi”- le risponde l’altra, sintonizzata sulla stessa frequenza empatica. 

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Un cortometraggio questo di Francesco Bruni che rappresenta l’elogio dell’eloquente bellezza dei momenti condivisi, ben raccontati da Bruni senza far ricorso a parole, se non nello scambio delle due battute finali. 

Francesco Bruni

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Alla fine della proiezione, sono stati chiamati sul palco il regista Bruni e le due attrici Elena Cotta e Luisa De Angelis le quali, con una contagiosa verve, hanno dichiarato di essersi “piaciute un sacco” sul set e quindi di essersi appassionate nel contribuire a realizzare questo cortometraggio. 

Dal Co-Housing come orizzonte di vitale bellezza, si è poi passati all’ascolto delle testimonianze di coloro che questa esperienza di co-housing la stanno già vivendo da anni. 

E ci hanno raccontato di come le loro giornate insieme siano organizzate in turni, che rendono efficace la preparazione dei cibi e la gestione della casa. Organizzazione che non esclude possibili flessibilità e occasioni di progressivo apprendimento da parte di chi, ai fornelli, non si era fino ad allora mai avvicinato. 

Tutti hanno sottolineato la bellezza, non sempre semplice ma molto restituiva, di aprirsi alla conoscenza di diversi caratteri e di diverse culture. C’è stato poi chi ha rivelato che stare insieme in questo periodo finale del percorso di vita è un’esigenza paragonabile alla voglia di stare insieme tipica dell’infanzia. 


E poi c’è la cura da parte delle operatrici che si prodigano nell’appassionarli all’intrattenimento più variegato: dalle feste, al teatro; dalla scrittura in rima, alle piccole escursioni. 

“Socializzare è la migliore medicina” – hanno dichiarato. 


Alle loro testimonianze si è aggiunta quella di Annamaria Coluzzi dell’Associazione “Viva gli Anziani” della Comunità di Sant’Egidio che ha parlato dell’importanza per gli anziani di ricevere visite. Ma anche di come lei in famiglia, alla morte di suo padre, abbia scelto, daccordo con sua madre e suo fratello, di ospitare in casa una famiglia di immigrati.

Ora però che gli anni sono trascorsi, è lei stessa a sentire l’esigenza di aver bisogno di aiuto e di attenzioni. Ma il suo sguardo si rifiuta di accontentarsi solo dei malinconici ricordi del passato: anche se in maniera diversa, lei desidera continuare ad immaginare un gradevole futuro.

“Perché – conclude – aprirsi ai cambiamenti si può, ancora”.


Alle ore 12:00 arriva l’atteso momento di riflessione con la lezione magistrale di Massimo Recalcati.

Il celebre filosofo e psicoanalista ha aperto il suo intervento proponendo un’alternativa alla definizione di “Terza età”: quella di “Grande età”. Associandola poi alla struggente e ricercata bellezza di un tramonto. Il pubblico in sala ha mostrato di apprezzare questa diversa modalità di indirizzare lo sguardo su un’importante stagione della vita, che tutti ci riguarda.

Nietzsche – continua Recalcati – riteneva che la più alta forma di saggezza umana consistesse proprio nell’individuare il giusto momento in cui tramontare: il momento cioè in cui il tramonto, dandosi in tutta la sua bellezza, lascia il passo all’alba delle nuove generazioni. L’individuazione di questo momento di passaggio rappresenta non solo la più alta testimonianza di saggezza da parte della “Grande eta“, ma anche il miglior dono da consegnare nelle mani delle nuove generazioni. Un dono che consiste nel promuovere lo sciogliersi del rapporto di controllo, e quindi di dipendenza, che fino ad allora era intercorso tra padri e figli. Atteggiamento applicabile anche al rapporto tra maestri e allievi. 

Come tutte le più grandi bellezze, anche quella del saper individuare il giusto momento per tramontare può comportare un velo di malinconia, che porta a chiedersi: “ma ora che senso ha la mia vita? Adesso che non è più il momento di essere presente attraverso continui “eccomi!”, avendo individuato il giusto momento per dire a mio figlio (o al mio allievo) “vai!”?

Imparando a “saper contare i giorni”: ora, ancor più di prima, la conta dei nostri giorni – spiega Recalcati – deve aver cura che ogni giorno sia vivo: colmo di desiderio di vita viva. Concentrandoci ogni giorno cioè in quello che stiamo facendo, perché desideriamo farlo. Senza preoccupazioni per il domani. Prendendo a maestri, come faceva lo stesso Gesù, gli uccelli nel cielo e i gigli del campo: che godono dell’atto che stanno compiendo. Senza distrarsi per fare bilanci. E dal pubblico inizia a farsi strada un applauso. 

Massimo Recalcati


“Una vita così vissuta, non teme la durata” – continua Recalcati.
Perché vivere vivi di desiderio, rende eterni. Ogni giorno. 
Perché imparare ad amare e a far fruttificare il nostro desiderare, salva. 
Prorompe un nuovo applauso.

E così – continua Recalcati – ci si svincola anche dall’ossessione, tipica dei nostri tempi, del dover raggiungere una vita sempre più lunga, mortificando la nostra vitalità viva, come in una continua quaresima penitenziale. Considerazione che di nuovo accende il pubblico in un grande applauso. 

Così come avviene quando Massimo Recalcati dichiara che nel nostro Paese sarebbe utile una legge sul fine vita, per evitare l’accanimento terapeutico di una vita che continua solo perchè attaccata a macchinari.

(ph. Walter Cainelli)


Ma allora, dov’è la vita che ci fa vibrare? Dov’è quel qualcos’altro che non si rassegna a rassegnarsi? E che ci spinge ad amare alla follia, proprio ciò che poi inevitabilmente andrà via?
Dove sono gli anni, non quelli che il calendario pretende di organizzare, no, piuttosto quelli che “non si lasciano pensare mentre li vivi?”. 

Ed è proprio sulla continua ricerca di questi anni vitalizzanti, che Recalcati ci invita ad investire. 

A differenza di come fa l’ “Avaro” di Molière – continua Recalcati : che si chiude ai rischi dell’amore preferendo la sicurezza affidabile della sua cassetta colma d’oro. 

Con questa stimolante riflessione del filosofo e psicoanalista Massimo Recalcati sulla “Grande età”, il Secondo Appuntamento del Festival del Co-Housing volge al termine.


Il Terzo appuntamento, previsto per il 21 Maggio p.v. alle Industrie Fluviali, sarà dedicato – all’ interno del Sanidays – agli esperti e alle organizzazioni del terzo settore, per approfondire il ruolo delle reti sociali e civiche nello sviluppo di nuove forme di abitare collaborativo. 

Il Festival del Co-Housing si concluderà il 5 Giugno p.v. con una grande festa popolare in Piazza Don Bosco: una serata di racconto sul percorso compiuto, con momenti di festa, con la proiezione di un video mapping 3D e con la presentazione dell’ Atlante del Co-Housing che raccoglierà esperienze, mappe e prospettive emerse durante il Festival.

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“Ognuno di noi deve sentirsi un po’ custode del benessere dell’altro. Perché una città non è fatta solo di strade e palazzi, ma dalle relazioni tra le persone e dobbiamo lavorare insieme affinché la solitudine smetta di essere un’emergenza invisibile“.


Recensione di Sonia Remoli

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