Borgo di San Ginesio (Macerata)
25 – 30 Agosto 2026
Direttore Artistico Leonardo Lidi

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PREMIO REMO GIRONE ALL’ ARTE DELL’ ATTORE
GIURIA
Alessio Boni (Presidente) – Rodolfo di Giammarco – Iaia Forte – Manuela Mandracchia – Francesca Merloni – Lino Musella – Giampiero Solari
PREMIATI
Migliore Attrice Maria Paiato – Migliore Attore Valerio Binasco
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Condividendo ricordi, sapori e saperi, martedì 25 agosto – nel giorno della solenne ricorrenza del Santo protettore degli attori – si è aperta la settima edizione del Ginesio Fest 2026.
Avvolti nell’abbraccio dei leopardiani Monti Azzurri e solleticati da rigeneranti refoli di vento, al cospetto dei rappresentanti delle istituzioni pubbliche comunali, provinciali e regionali, nonché delle istituzioni culturali e degli enti pubblici a tutela dell’economia e delle imprese artigianali, le trame narrative delle creazioni dell’Accademia di “Tipicità Marche” sono state un eccellente preludio alla cerimonia del Premio Remo Girone “All’Arte dell’Attore”. Trame narrative che, trasformando il cibo in linguaggio culturale, si danno come luogo d’incontro tra territorio e arte.


Un’Accademia infatti, quella di Tipicità Marche, che si é strutturata come una comunità di pensiero e un laboratorio di idee per la valorizzazione della cucina marchigiana. E che oggi è arrivata ad essere riconosciuta a livello internazionale – come ha ricordato il Direttore del progetto Angelo Serri.

(ph. Ester Rieti)
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Nello spazio scenico dell’esterno del Complesso di Sant’ Agostino, come una splendida “colazione sull’erba” simbolo d’ immersione totale nel paesaggio vivo – e’ andato in scena allora il “Ginesio Taste. Trama golosa tra i Monti Azzurri”: tappa speciale del Grand Tour delle Marche, a cura di Tipicità Marche.

Per questa occasione le creazioni di sapori e di saperi dello show cooking si sono lasciate ispirare da alcune grandi opere del cinema: la prima creazione al famoso sceneggiato “La piovra” e in particolare all‘indimenticabile Tano Cariddi, uno dei cattivi più famosi della storia della televisione italiana, oscuro e tormentato anti eroe interpretato da Remo Girone.

Che dal 2020 è stato anche lo storico ideatore del festival delle arti teatrali di San Ginesio e il presidente di giuria del Premio “All’Arte dell’Attore”, legando visceralmente così il suo nome all’amore per il borgo di San Ginesio.
Scomparso lo scorso 3 ottobre 2025, l’attuale edizione del festival – nonché la nuova denominazione del Premio – sono dedicate alla sua memoria, per onorare la generosa visione culturale, grazie alla quale ha reso il borgo un punto di riferimento teatrale nazionale.

Erika Marinelli, Isabella Parrucci, Giuliano Caiabocco ( Sindaco di San Ginesio)
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A lui – come ricordato da Isabella Parrucci ideatrice e direttrice generale del Ginesio Fest – è stata dedicata anche un’iniziativa denominata “Il leggio di Remo”: uno spazio sonoro, disseminato in vari luoghi del borgo, dove l’inconfondibile unicità della postura vocale di Remo Girone viene rievocata a memoria del suo profondo legame con la recitazione e con la comunità di San Ginesio.

Alle ore 21:30 ci si è spostati all’interno del Complesso Monumentale di Sant’Agostino (XIII sec.), dove è andata in scena la cerimonia del Premio Remo Girone “All’Arte dell’Attore”.
Qui la regia di Leonardo Lidi – direttore artistico del Ginesio Fest – ha scelto di aprire il rito teatrale portando lo spettatore, una volta preso posto in sala, a immergersi progressivamente nel buio. Così da suscitare in lui una sensazione simile a quel leopardiano “io nel pensiero mi fingo”, capace di poter vedere e poter sentire oltre il limite materiale. Lo spettatore si ritrova, così predisposto, particolarmente disponibile ad esperire, attraverso l’immaginazione, la potente emozione che nasce dal corpo della voce di Remo Girone – versata da Lidi nell’orecchio e nel cuore dello spettatore – mentre interpreta la poesia L’Infinito di Giacomo Leopardi.

A Christian La Rosa – brillante attore che il pubblico ha imparato ad apprezzare anche nelle vesti di presentatore del Ginesio Fest – l’ onere e l’onore di far riemergere il pubblico da questo “dolce naufragar”.
La Rosa invita quindi a salire sul palco il Sindaco Giuliano Ciabocco che ama ricordare come il Ginesio Fest nasca, nelle sue intenzioni più profonde, per darsi non solo come un festival ma soprattutto come un inno “a fingersi” di poter ripartire dalla bellezza. Prendendosi cura cioè non solo di ciò che resta del sisma che 10 anni fa devastò l’Italia centrale – e nello specifico il Borgo di San Ginesio – ma immaginando sempre continui nuovi inizi.

Sen. Elena Leonardi, Sindaco Giuliano Ciabocco, Christian La Rosa, Sottosegretario alla Presidenza della Giunta Regionale delle Marche Silvia Luconi
(ph. Ester Rieti)
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Come, con l’entusiasmo che la contraddistingue, ha saputo immaginare prima e concretizzare dopo Isabella Parrucci, che alla rinascita del Borgo di San Ginesio, uno dei più belli d’Italia, ha riservato le stesse cure che si dedicano ad un figlio. Perché la cultura accompagna sempre la crescita, anche quando si tratta di ricostruire.

Entrando nel vivo della Premiazione si scopre la prima novità di questa settima edizione: ad affiancare Christian La Rosa alla conduzione si unisce la naturale eleganza di Rebecca Liberati.
Nuovo è anche il Presidente della giuria del Premio Remo Girone “All’Arte dell’Attore”: Alessio Boni. Il quale – in un’ avvincente narrazione dalla quale emerge quella immaginifica capacità acrobatica del corpo e dell’anima così cara ad Orazio Costa – ha confidato al pubblico come per lui sia stato difficile accettare la proposta di succedere a Remo Girone. E come solo la successiva consapevolezza di non doverlo “sostituire” ma di poter “custodire” il criterio di lavoro a cui lui ha dato forma, lo abbia spinto ad accettare.

Nuovi sono anche tre componenti della giuria che si affiancano a Rodolfo Di Giammarco, Francesca Merloni, Giampiero Solari: i celebri attori Iaia Forte, Manuela Mandracchia e Lino Musella. I quali hanno scelto – complice la cifra registica di Leonardo Lidi – di salire sul palco donando al pubblico un loro contributo interpretativo sull’arte dell’attore.
E’ il giornalista e critico teatrale Rodolfo Di Giammarco a salire poi sul palco per leggere la meravigliosa menzione con la quale la giuria del Premio Remo Girone “All’Arte dell’Attore” ha individuato in Valerio Binasco colui che meglio incarna quel generoso rapimento della coscienza, che fa dell’attore un patrimonio artistico d’umanità.

Rodolfo di Giammarco
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Inclinazione esistenziale, prima ancora che professionale, così cara a Remo Girone e di cui lui stesso si fece testimonianza. Come con acuta sensibilità ha sottolineato anche Rodolfo Di Giammarco menzionando, nel suo ricordo di Remo Girone, la qualità umanissima della sua professionalità. Che continuava ad emergere finanche nel suo ultimo lavoro: “ Il cacciatore di nazisti”: l’intensa pièce teatrale sulle memorie e sulla vita di Simon Wiesenthal, il celebre sopravvissuto all’Olocausto che dedicò la sua esistenza a rintracciare i criminali nazisti, fuggiti dopo la seconda guerra mondiale.
Il Premio consegnato a Valerio Binasco è un’affascinante opera di Ermenegildo Pannocchia – scultore marchigiano noto per la sua costante ricerca e sperimentazione sui materiali – raffigurante la testa della Sibilla (figura archetipica che incarna il legame tra il mondo umano e quello divino) incastonata in un blocco di cristallo, che ne esalta tutta la pluralità della sua essenza.

Rebecca Liberati, Giampiero Solari, Valerio Binasco, Christian La Rosa
(ph. Ester Rieti)
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Un canale di comunicazione fatto di intermediazione tra due mondi – quello nel quale si lasciava fluire nelle sue predizioni – che magnificamente rende onore a quel generoso rapimento da cui sanno lasciarsi attraversare particolarmente alcuni attori, prestando il proprio corpo e la propria voce alla divinità.
In primis lo stesso Genesio da Roma: attore e mimo vissuto tra il III e il IV secolo d.C., durante il regno dell’imperatore Diocleziano, che una sera si ritrovò ad essere abitato da una sacra corrente energetica che lo portò proprio in scena, proprio mentre doveva deridere l’atteggiamento dei cristiani, a lasciarsi folgorare dal loro credo.

Particolare della Collegiata – Oratorio di SanBiagio di San Ginesio (MC)
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Ma anche Valerio Binasco nel suo percorso artistico si è lasciato “naufragare” nei personaggi che ha interpretato e negli autori “nel cui pensier si è finto”.

Valerio Binasco
(ph. Ester Rieti)
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Ne ha donato un ulteriore testimonianza sul palco, attraverso il contributo con cui ha omaggiato il pubblico del Ginesio Fest: “La carriola” di Pirandello, la novella del 1917 che fa parte della raccolta “Novelle per un anno”.
Magnificamente il pubblico ha così potuto assistere all’invasamento di cui Binasco è stato reso divinamente ebbro, permettendo anche allo spettatore di poter accedere verso una verità del testo superiore. Grazie proprio al suo modo particolarissimo di rendere tutta la potenza di quel conturbante sentire pirandelliano “chi vive, quando vive, la vita non la vede”.

Manuela Mandracchia
(ph. Ester Rieti)
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Un sentire che trova, in qualche modo, un corrispettivo nella poesia di Raynold Carver con la quale Manuela Mandracchia ha voluto omaggiare il pubblico: “Chiudersi fuori e cercare di rientrare”. Rendendo con elegante ambiguità quel “ …ed era proprio forte guardare dentro così, senza esser visto dal balcone. Essere lì, dentro, eppure non esserci. Non credo neanche di poterne parlare”.

Lino Musella
(ph. Ester Rieti)
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Così come traccia di un felice corrispettivo all’arte dell’attore si evidenzia nel brano inedito di Enzo Moscato proposto da Lino Musella che, con sapiente insofferenza, ci restituisce quel: “che significa dire una parola fuori dal mio teatro? … come se non sapessero che io non posso dire e che non posso uscire … se esco, non gioco più!”.

Iaia Forte
(ph. Ester Rieti)
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Concetto che Iaia Forte declina nel suo contributo, ricordando come per Elsa Morante la vera funzione dell’arte dell’attore è quella di “impedire la disintegrazione della coscienza umana nel suo quotidiano, e logorante, e alienante uso col mondo; di restituirle di continuo, nella confusione irreale, e frammentaria, e usata dei rapporti esterni, l’integrità del reale, o, in una parola, la realtà».

Francesca Merloni
(ph. Ester Rieti)
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L’entrata in scena della poetessa Francesca Merloni annuncia il momento della proclamazione con menzione della vincitrice del Premio Remo Girone “All’Arte dell’Attore”, quale Migliore Attrice: Maria Paiato.
Di Maria Paiato la menzione formulata dalla giuria – liricamente interpretata dalla lettura di Francesca Merloni – sottolinea in primis la fertile versatilità del corpo della voce della Paiato. Ma anche il suo talento riservato, nonchè “un femminile capace di sdoganare tutti i generi”.

Con una selezione di cinque poesie di Wislawa Szymborvska, la Paiato sceglie di omaggiare il pubblico. Sono : “L’odio”, “Qualche parola sull’anima”, “Nulla è in regalo, tutto in prestito”, “Contributo alla statistica”.
Ed è magnifico come in ciascuna di esse possa rintracciarsi quel generoso invito a donarsi alla vita e all’arte, che Remo Girone ha reso cifra di un suo criterio attoriale ed esistenziale.
“Possiamo contare su di lei (sull’anima)
quando non siamo sicuri di niente
e curiosi di tutto”
(da “Qualche parola sull’anima”)
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“Me ne vado per il mondo
tra una folla di altri debitori.
Su alcuni grava l’obbligo
di pagare le ali.
Altri dovranno, per amore o per forza,
rendere conto delle foglie”
(da “Nulla in regalo, tutto in prestito”)

Una serata, quella dell’apertura della settima edizione del Ginesio Fest 2026, davvero splendida: piena di quel gusto creativo per la vita e di quella generosa magia capace di dare forma a fertili illusioni, indispensabile motore vitale per trasformare il peso della realtà in un incantevole gioco di sempre nuove relazioni.

(ph.Ester Rieti)
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(ph.Ester Rieti)
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Recensione di Sonia Remoli




























































































































































































