
IF/INVASIONI (dal) FUTURO_LEGACY*2026
Teatro India
30 agosto – 6 settembre

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Negli osmotici spazi del Teatro India dove trovano accoglienza linguaggi non convenzionali – testimonianza del potere trasformativo di un’ex area industriale in moderno laboratorio di cultura e di spettacolo dal vivo – si è appena concluso il ciclico periodo di fertili invasioni aliene proposto dal Festival multidisciplinare IF – Invasioni (dal) Futuro_Legacy*2026.

Il Festival è curato da lacasadargilla: un ensemble artistico-teatrale che si distingue nel panorama del teatro di ricerca italiano per il suo approccio sincretico e multidisciplinare. Fluida ed estesa ad una rete mobile di collaboratori è la realtà di lacasadargilla, il cui nucleo centrale fisso è composto da Lisa Ferlazzo Natoli (autrice e regista), Alessandro Ferroni (regista e disegnatore del suono), Alice Palazzi (attrice e coordinatrice dei progetti), Maddalena Parisi (ricercatrice e artista visiva). Olistica è la loro idea di teatro, capace di coinvolgere l’essere umano nella sua interezza, favorendo una profonda interazione tra la sfera interiore e la sfera relazionale.

Invasioni, queste che lacasadargilla di volta in volta propone, che aiutano a ricordare come il nostro stare al mondo – fatto di case, di terre e di confini – non sia da immaginare come un rigido possesso sicuro. Ma di cui aver cura, restando aperti alla formulazione di sempre nuovi equilibri. Così da poter immaginare come coordinare il nostro stare al mondo con quello di chi capiterà di incontrare sulla soglia del nostro spazio vitale.

Il Festival è infatti un invito ad appassionarsi a rintracciare nella fantascienza uno specchio distorto della realtà, che ci permetta di esplorare il presente, le paure collettive e la natura umana attraverso la lente del futuro e dell’altrove. La fantascienza si dà così anche come strumento di analisi politico-filosofica, capace di gettare un ponte per riflettere sui mutamenti sociali e sull’importanza dell’incontro con l’Altro.
Questa tredicesima edizione di IF – Invasioni (dal) Futuro_Legacy*2026 è stata dedicata all’inaugurazione di un nuovo progetto drammaturgico che si distenderà lungo un orizzonte quinquennale. Sarà una narrazione corale che allenerà il pubblico all’attesa e all’ascolto, portando in scena la SAGA dell’intero ciclo narrativo del DUNE di Frank Herbert. L’edizione 2026 appena conclusa si è concentrata sui primi due volumi: Dune e Messia di Dune.

La saga è un genere letterario e cinematografico che va oltre il semplice intrattenimento: è come una moderna mitologia. E in un mondo contemporaneo spesso privo di grandi narrazioni condivise, le saghe riescono a riempire questo vuoto, riproponendo strutture simboliche ancestrali. A differenza del singolo romanzo, poi, la saga ha bisogno di tempo per trovare un suo respiro. E seguire i personaggi nel lungo scorrere del tempo, permette al lettore/spettatore di sperimentare il loro cambiamento interiore e collettivo, il peso degli anni, l’eredità spirituale.

Nel ricchissimo programma del Festival – che da sempre spazia dagli appuntamenti radiofonici (resi disponibili oltre che in presenza in modalità podcast sulla piattaforma Spreaker) alle immersioni sonore; dalle performance teatrali interattive agli spazi dedicati alle arti visive, nonché alle installazioni multimediali e ai workshop di alta formazione – giovedì 3 Settembre scorso alle ore 18:45 nel fervore della diretta su Radio IF, si é tenuta la Conferenza filosofico-scientifica “ Effetto Coriolis. Di spezie, di acqua e di altre risorse in esaurimento”. Un sempre atteso appuntamento del festival – incentrato sulla riflessione ecologica, scientifica ed antropologica – curato dal filosofo Dario Gentili.
Alla postazione di conduzione: Lisa Ferlazzo Natoli, Dario Gentili, Silvio Impegnoso. Assente per un imprevisto il filosofo Felice Cimatti.

L’effetto Coriolis – scelto quale titolo della conferenza – allude fin da subito al profondo valore simbolico che lega questo fenomeno atmosferico al nostro modo di adattarci alle forze della natura e quindi al destino che finiamo per darci in sorte.
Frank Herbert ci racconta che su Arrakis (Dune) l’effetto Coriolis genera devastanti tempeste capaci di muoversi a velocità superiori a 700 chilometri orari, mutando costantemente l’aspetto del territorio. Sono tempeste che rappresentano un limite al controllo umano: una sorta di promemoria costante che Arrakis non può essere totalmente addomesticata, colonizzata. Ma se per gli imperiali la tempesta è un ostacolo mortale, per i Fremen (la popolazione indigena) è non solo una risorsa, ma anche un alleato. I Fremen infatti non combattono la tempesta: imparano a prevederla, a nascondersi e persino a usarla come copertura per i loro attacchi.
Metaforicamente, quindi, l’effetto Coriolis rappresenta la filosofia della saga: la vera forza non sta nel “dominare” (il paesaggio, ovvero l’Altro dentro e fuori di noi) ma nel “diventare parte”.

La saga di “Dune” è la storia della sfida tra la dinastia Atreides e quella Harkonnen per il controllo di Arrakis, un pianeta deserto ma anche unico luogo di raccolta e raffinazione del Melange (o Spezia). Una preziosissima sostanza psichedelica – capace di donare la facoltà di prevedere il futuro, oltre a dischiudere le potenzialità latenti della mente umana e allungare la vita – fondamentale per la struttura di questa società galattica che ha rinunciato all’utilizzo delle macchine tecnologiche.

Su Arrakis dominano i giganteschi vermi delle sabbie – dalle cui secrezioni si può estrarre la Spezia – considerati divinità ostili dalla scarsa popolazione nativa, i Fremen. Costretti a vivere aiutati solo dalle loro tute, che recuperano e riciclano, depurandole, tutte le fuoriuscite di acqua del loro corpo.

Vista la sua estrema importanza strategica, Arrakis non appartiene a nessuna casa nobiliare, neppure a quella imperiale. Il pianeta viene solamente assegnato in gestione a una delle case nobiliari dall’imperatore, secondo criteri che riflettono i complessi equilibri di potere dell’universo di Dune. Da molti anni oramai, Arrakis è affidato in gestione alla casata degli Harkonnen, che governano la popolazione locale dei Fremen con pugno di ferro, sfruttandola al limite della schiavitù. Ma l’imperatore Shaddam, in complicità con lo stesso barone Vladimir Harkonnen, annuncia un nuovo passaggio della gestione di Arrakis: questa volta assegnandola alla famiglia Atreides.
E’ da qui che prende avvio l’inizio della saga.

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Con brillante acutezza i conduttori della conferenza scientifico-filosofica Lisa Ferlazzo Natoli e Dario Gentili hanno sollevato fertili interrogativi, alimentando nel pubblico grande curiosità verso la saga di Herbert. Sottolineando, ad esempio, come un sistema sociale che rinuncia alle macchine poggi su un ordinamento politico feudale; come sia politicamente conveniente che le risorse di un territorio restino scarse; come tutta la saga possa essere letta come intrisa da uno spinto vitalismo nietzschiano; come la storia ufficiale sia scritta dai vincitori ma gestita da chi detiene il sapere.
Un immaginario davvero interessante ed inquietante, quello che questa saga solleva !

Dopo una breve pausa, una volta calato il sipario della notte, la pelle del Teatro India inizia a restituire osmoticamente le energie che si esprimono all’interno delle sue sale. Dove il pubblico entrerà per partecipare ai melologhi dedicati alla messa in scena dei primi due volumi di Dune.

La pelle del Teatro parla attraverso l’ installazione multimediale THE GOLDEN PATH (curata da Alessandro Ferroni e Maddalena Parise) ispirata all’intera saga di Dune. Un’installazione che allude a quel piano strategico, a quel percorso “stretto” di utopie ingannevoli, veicolato subdolamente dai leader totalitari della saga come unica occasione per il raggiungimento di una sicurezza assoluta e di una pace eterna. In realtà una trappola mortale: un’invito alla stagnazione che snatura l’umanità rendendola pigra, prevedibile e totalmente dipendente da un’unica sostanza (la Spezia) e da un sistema di potere centralizzato.

Queste energie epidermicamente veicolate all’esterno, ad un certo punto si silenziano. Ma lasciano un varco d’ingresso all’interno del Teatro India. Dove – nel raggiungere la sala del melologo – ci si imbatte in piccoli fuochi narrativi che ospitano le opere dell’artista Martina Biolo.

Sono come reliquie laiche della memoria, oggetti in lattice, materiale che come la Spezia, è farmaco: cura e veleno. Resina protettiva e curativa ma anche barriera invalicabile tra il corpo e l’esterno. Un’interessante dualità di vicina distanza suggerita anche dal titolo scelto per la mostra: “ Mi capita di pensarti”. Si tratta si un riallesimento interamente rinnovato delle opere realizzate per Beautiful Creatures. Terre di lupi, di lantanidi e ginestre, un’opera site specific ispirata a Giuliano Scabia ideata e realizzata da lacasadargilla per il Teatro Fabbricone di Prato. Opere che sono potute essere presenti al Teatro India su gentile concessione del Teatro Metastasio di Prato.

Proseguendo, si arriva alla sala dove – in uno spazio scenico tra fisica e metafisica, meravigliosamente nudo eppure di raffinata e ambigua accuratezza – il nuovo progetto de lacasadargilla immerge il ciclo di melologhi dedicati agli scenari fantascientifici di Frank Herbert. Complice un paesaggio sonoro sinesteticamente visionario: irresistibilmente trascinante nel permettere allo spettatore di ascoltare con gli occhi, guardando con le orecchie.

Ecco allora che dolci e ossessivi contrappunti di enigmatiche percussioni e ancestrali sentori di fiati sottolineano quella sintesi emotiva di musica e parole, di pathos e logos, che concorre nell’ amplificare l’allure psicologico del testo.

Un testo che arriva allo spettatore in maniera intima, nuda, diretta: come un flusso di coscienza con i suoi non detti; come un’evocazione onirica.
Restituendo magnificamente quanto scriveva la principessa Irulan Corrino, primogenita dell’imperatore Shammam IV e narratrice ufficiale del regno di Paul Atreides:
”… questa fusione mistica di Arrakis, la cui profonda bellezza noi ritroviamo nella commovente musica composta sulle antiche forme, ma contrassegnata da questo profondo risveglio…”.
(dal “Risveglio di Arrakis” della Principessa Irulan Corrino)

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Recensione di Sonia Remoli
