– QUELLO CHE NON C’È’ – testo e regia Giulia Scotti

GINESIO FEST 2026

Borgo di San Ginesio (MC)

27 Agosto

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Niente è più invadentemente presente di un’assenza.


Non raccontare una storia, non smette di farla esistere. Anzi.


Ma a casa di Giulia – come in altre case – i suoi non lo sanno. 


E invece,

Raccontare permette di dare un senso all’esistenza.
Raccontare permette di unire una comunità, a partire da quella familiare: regala ordine al caos, contribuendo a mediare le contraddizioni della vita. 
Raccontare permette di tradurre paure e conflitti complessi in immagini evocative.


Immagini a cui Giulia attinge nel suo raccontare quando le viene meno la voce.

Le corre in soccorso allora la narrazione del fumetto, che lei stessa realizza con un tratto non meno interessante della sua scrittura drammaturgica. 

Il fumetto unisce infatti il potere delle parole alla forza immediata delle immagini. Questa combinazione unica offre vantaggi narrativi che la sola scrittura non sempre riesce a raggiungere.

Ad esempio trasforma stati d’animo complessi (come ansia o depressione) in metafore visive concrete. Usa i baloon dei pensieri per creare un doppio binario tra ciò che un personaggio dice e ciò che prova davvero. Creando un’empatia immediata con chi legge.

Il raccontare di Giulia denota una coraggiosa ed onesta lotta per la verita. Inclusa una lotta con se stessa: scelta che le permette di essere “creduta” dal pubblico. Perché la sua narrazione non arriva come finzione, o come autocompiacimento.

Nella sua giovane e vellutata eleganza narrativa lei sa dove e come scendere nei meandri intimi, eppure collettivi, della sua storia familiare. Sa come usare gli occhi, anche quando li sottrae al pubblico. Così come sa far emergere una venatura di ruvida sorpresa dalla sua voce, quando allude a ciò che di più sconcertante ha scoperto.


C’è una storia non raccontata nella famiglia di Giulia: c’è un mistero che avvolge sua zia Daniela . Giulia non ne conserva nessun ricordo; non ci sono foto di lei disponibili, se non quella che si consegna dopo il funerale ad amici e parenti. 
La storia segreta della zia Daniela le viene raccontata dal padre, un giorno. Ma Giulia sente che lei stessa ha bisogno di condurre le “sue indagini”. Non solo per conoscere la verità su sua zia Daniela e sulla sua famiglia, ma soprattutto su se stessa.

(ph. Ester Rieti)

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Lo spazio scenico si da attraverso la pagina bianca: un affascinante e spaventoso vuoto. Metafora anche di ciò che non c’è. Che non c’è ancora. 
A terra, sulla pagina bianca, c’è un microfono che è anche una penna, e anche un pennarello per disegnare fumetti.
Giulia immagina infatti un’originale sinergia tra scrittura drammaturgica, fumetto e un sapiente disegno delle luci delle ombre (curato da Elena Vastano)


E realizza ritratti. Per poter dar vita ad un suo autoritratto. Per riuscire a vedere quello che ad uno sguardo superficiale non si nota. E invece c’è. Come un buon ritratto riesce a rivelare.


La morte può assumere le sembianze di un terrorista con passa montagna e pistola ed entrare di soppiatto nelle stanze della sua vita.

Può farlo in diversi momenti e in modalità sempre differenti e misteriose. 
Ma sempre, ostinatamente, la morte si lega intrinsecamente alla vita: questo inizia a scoprire Giulia. 

Anche quando prende consapevolezza che la famiglia, primo nucleo di appartenenza e principale punto di riferimento per la costruzione dell’identità individuale e sociale, non sempre si dà come rifugio affettivo.

(ph. Ester Rieti)

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Con la sua testimonianza però Giulia ci dona la prova sartriana che si può fare qualcosa di nostro e quindi di diverso, a partire da quello che gli altri hanno fatto di noi.

Anche partendo da quello che non c’è. 

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Spettacolo vincitore del Premio Tuttoteatro.com Dante Cappelletti 2023
Menzione speciale bando Odiolestate 2023

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Recensione di Sonia Remoli