– FATIGUE – Irene Russolillo

SPAZIO ROSSELLINI

15 Settembre 2026

Un appuntamento di particolare rilievo nel segno della danza contemporanea e della ricerca internazionale – “Fatigue” di Irene Russolillo – ha inaugurato il 15 Settembre scorso la Stagione 2026/2027 dello Spazio Rossellini: Polo Culturale Multidisciplinare della Regione Lazio, nato dalla riqualificazione degli storici studi cinematografici e oggi punto di riferimento per la comunità professionale del Lazio, e per il dialogo con il sistema culturale nazionale.

E’ uno spettacolo – il “Fatigue” di Irene Russolillo – dove lo spettatore si ritrova catturato in una sorta di meraviglioso laboratorio anatomico dell’anima. Complice, un sorprendente spazio scenico dove i performers scelgono di mettersi a nudo: esponendosi – come in un’agorà – alla testimonianza diretta del pubblico, posizionato sui tre lati del grande telo bianco steso a terra. Come un enorme foglio vuoto, metafora di potenzialità infinite.

Un luogo scenico dove lo spettatore inizia a sperimentare come tutto nasca – e finisca, per poi rinascere continuamente – dal respiro. Scegliere infatti di introdurre nel silenzio assoluto dell’inizio dello spettacolo la concitazione del respiro, suscita un’immediata sincronizzazione corporea ed empatica tra pubblico e performers. Una sintonia che parla di vulnerabilità, di urgenza emotiva, di minaccia, di uno sforzo ancestrale. Dell’origine della vita. Una sintonia che annuncia una performance fisica di forte impatto, con al centro la viscerale verità del corpo.

Ecco allora che, nel restituire una suggestiva bidimensionalità del respiro, dove alla concitazione dei performers si unisce – spesso in contrappunto – l’avviluppante vorticosità del vento, il disegno coreografico inizia a darsi su diversi piani temporali. Visualizzati sia attraverso lo stare in osservazione partecipativa di due performers sul fondo dello spazio scenico – quasi un coro greco, la cui presenza amplifica l’importanza di ciò che accade avanti – sia attraverso il movimento degli altri due, che avviano la loro azione avanzando nello spazio bianco. Una dualità che allude magnificamente al rapporto tra memoria storica e presente.

“Fatigue” è infatti un lavoro frutto di un percorso di ricerca della Russolillo, costituito da residenze artistiche, laboratori e incontri con comunità artistiche armene. Queste esperienze in Armenia, iniziate dal 2019, hanno gettato le basi per una creazione internazionale – coprodotta da ORBITA|Spellbound Centro Nazionale di Produzione della danza di Roma e dall’ Henrik Igityan NCA National Centre for Aesthetics di Yerevan – che invita lo spettatore a fermarsi a riflettere su come il valore della fatica non si dia tanto nel risultato individualmente raggiunto, quanto piuttosto nel saper restare insieme, uniti da un comune alfabeto emotivo, a difendere qualcosa che si desidera custodire.

Proprio come da sempre testimonia il popolo armeno, la cui identità di nazione millenaria riesce a sopravvivere a invasioni, dispersioni e a tentativi di annientamento. Dimostrando di saper fare della fatica quel luogo dell’anima grazie al quale mantenere viva, insieme, la memoria storica di una comunità.

Ecco allora in scena, complice la vibrante materia sonora curata da Edoardo Sansonne, prendere forma un’ascesa. Ma nell’insolita modalità di una scalata pianeggiante. Dove è la materia sonora a restituire la sensazione di una parete scoscesa, mentre i due performer si cimentano nella fatica di una scalata in pianura. Nella quale si fanno l’un l’altro “ponte” per avanzare, permettendosi anche di cadere per poi ripartire. 

Ed è in questa fase che la loro fatica attinge vigore dal sentirsi parte di una memoria comune. E – attraverso la metafora di un drappo – il senso di identità e di appartenenza scende a infondere loro coraggio e speranza. Non a caso nel drappo – che come in un affresco magnificamente visualizza l’essenza del popolo armeno – si legge la scritta “Quele Quele”, ovvero “andiamo, andiamo”. 

Un andare, il loro, non interessato al primeggiare. Ma al crescere insieme. Al supportarsi, al farsi scala per l’altro, vicendevolmente. Lasciandosi
liberi di esprimere diversamente il loro appartenere ad una comunità. In una circolarità sempre nuova, eppure anche la stessa, del rapporto tra memoria e presente. 

Proprio come simboleggiato dai Khachkar armeni: le croci di pietra protette dall’ UNESCO quale patrimonio culturale immateriale. Ma non sono solo arte: ogni croce ricorda infatti a ciascuno chi è e la propria unicità (nessun khachkar è infatti uguale all’altro) e insieme a cosa appartiene (alla memoria del suo popolo).

Uno spettacolo, questo di Irene Russolillo, profondamente emozionante e che restituisce il sentore di quell’esperienza esistenziale armena, preziosa testimonianza di resilienza per ogni comunità. 
Un luogo, quello dello stare al mondo del popolo armeno, che permette di interrogarsi su “come” l’essere umano riesca a trovare la forza di andare avanti. Anche quando la meta è incerta. Anche quando su tutto tende a calare un assordante silenzio. 


Guidata dal suo approccio nomade incline alla continua ricerca e aperto ad ogni fertile contaminazione, Irene Russolillo esplora in “Fatigue” il ricchissimo patrimonio culturale e vocale armeno, riuscendo ad estrarne il potenziale energeticamente emotivo: quel luogo in cui la voce e il movimento si fanno espressione politica.

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Recensione di Sonia Remoli