– AGIRE LA PAROLA: SCRIVERE PER IL TEATRO – Premi Tuttoteatro.com 2026

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SPAZIO ROSSELLINI

29 Ottobre 2026

ore 17:00

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incontro condotto da

Massimo Marino e Attilio Scarpellini

sono intervenuti

Federico Bellini, Lucia Calamaro, Oscar De Summa, Alessandra Di Lernia, Elvira Frosini (Frosini/Timpano), Pier Lorenzo Pisano, Nicolò Sordo

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In cerchio, al centro della scena dello Spazio Rossellini, riuniti come per la celebrazione di un rito, si è tenuto il consueto incontro sullo spettacolo dal vivo, quest’anno dedicato alla drammaturgia contemporanea, organizzato nell’ambito dei Premi Tuttoteatro.com 2026.

Una postura scenica che trasforma l’incontro in un atto di creazione collettiva che richiama la cifra dell’assemblea cittadina greca e insieme il trovarsi intorno ad un fuoco per raccontare storie. Questa acuta scelta per la circolarità, dedicata ad una drammaturgia contemporanea che troppo spesso oggi attraversa crisi di identità, di spazi e di fondi, simboleggia la creazione di una “comunità di cura”, che si stringe per proteggere e far rifiorire la propria arte.

Lo spazio circolare evoca infatti anche l’orchestra del teatro greco antico e le forme più ancestrali di ritualità. Disporsi così per parlare di scrittura teatrale oggi significa allora tornare alle radici dell’atto performativo, per rifondarne il futuro. Il centro del cerchio rimane vuoto. E quel vuoto rappresenta lo spazio della possibilità, il testo non ancora scritto, il teatro che deve ancora accadere e che appartiene a tutti i presenti.

Dopo i saluti di benvenuto della giornalista e critica teatrale Maria Teresa Surianello – storica ideatrice e fondatrice dei Premi Tuttoteatro.com – l’introduzione dei lavori passa al saggista, storico e critico teatrale Massimo Marino il quale ha sapientemente provocato le reazioni dei presenti, proponendo la visualizzazione della situazione della drammaturgia contemporanea attraverso le foto della celebre partita di scacchi tra il drammaturgo Bertolt Brecht e il filosofo e critico letterario Walter Benjamin, scattata nell’estate del 1934 a Skovsbostrand (Svendborg), in Danimarca.

Le foto ritraggono infatti l’atto stesso del pensare e del fare drammaturgia come una battaglia intellettuale di posizionamento. Al confine del mondo civile, privati del loro pubblico e della loro terra, l’autore e il critico usano la scacchiera per continuare a concepire un teatro capace di smontare i meccanismi del potere. Entrambi intellettuali marxisti costretti a fuggire dalla Germania nazista nel 1933, Brecht e Benjamin si trovano in Danimarca in una condizione di temporaneo e precario rifugio.

La fotografia cristallizza un momento di arresto forzato. Gli scacchi diventano la metafora del confinamento: uno spazio limitato (la scacchiera, il giardino dell’esilio) in cui le possibilità d’azione nel mondo reale sono bloccate, ma dove la mente continua a tessere strategie di resistenza intellettuale.

Da qui le domande di Massimo Marino: “La drammaturgia, oggi, è una partita a scacchi? E cosa lega, oggi, la drammaturgia al confinio?”.

In dialogo con queste domande, la riflessione del critico teatrale e saggista Attilio Scarpellini: una riflessione che prende avvio dall’affermazione di Albert Camus: “A teatro, solo la parola agisce”. Per Camus, influenzato dall’esperienza dell’esistenzialismo e dalla resistenza, il linguaggio scenico serve a prendere posizione. Pronunciare un dilemma equivale ad un atto concreto che interpella lo spettatore. La parola diviene così l’unico vero motore del conflitto tra l’individuo e l’assurdo del reale.

E’ a questo punto che Massimo Marino rivolge alle drammaturghe e ai drammaturghi presenti queste tre domande:

“Tu, che drammaturgo sei?”

“Che rapporto c’è, per te, tra testo drammaturgico e regia?”

“Che ruolo ha la forma, visto il proliferare dei contenuti?”.

Ecco allora che la stessa ritualità posturale della disposizione circolare inizia ad alimentare un flusso di pensiero polifonico, all’interno del quale l’argomento e la sua analisi si costruiscono insieme.

Ad aprire le reazioni Lucia Calamaro, che rivendica l’identità del drammaturgo come quella di colui che “ha l’idea”, che “fa la fatica di immaginare” e di tradurre l’idea in scrittura. Esiste infatti – continua la Calamaro – una diffusa tendenza “al brigantaggio”, ovvero all’appropriazione indebita dell’idea del drammaturgo. Ed è per questo che lei – come anche molti altri drammaturghi – preferisce portare la propria drammaturgia personalmente in scena in qualità di regista, per restituire la bellezza dell’idea avuta, in purezza.

Elvira Frosini (Frosini/Timpano) è anche lei drammaturga e regista dei propri testi e conferma di avvertire anche lei questa sorta di “esilio” del testo drammaturgico.

Ma poi c’è chi, come Alessandra Di Lernia che, sebbene operi spesso in una dimensione totale come autrice, attrice e regista della propria drammaturgia, nel suo percorso artistico si è aperta anche a collaborazioni in cui la regia è stata delegata o condivisa con un regista. Così come sceglie di fare prevalentemente Federico Bellini: che da dramaturg scrive a quattro mani con Antonio Latella, in un sodalizio artistico ultraventennale.

Porta poi la sua testimonianza lo scrittore, giornalista e critico teatrale Graziano Graziani, il quale racconta come anche nella giuria dei Premi Ubu si è riscontrata la difficoltà di un vocabolario condiviso tra chi scrive un testo originale e chi cura il riadattamento di un testo altrui. Tanto che si è finito per decidere di distinguere questi due approcci. Distinzione ritenuta pretestuosa da Oscar De Summa.

C’è poi chi come Nicolò Sordo non teme invece che il gesto registico possa tradire la sua parola di drammaturgo: lui affida sempre infatti i suoi testi nelle mani dei registi, consapevole che la sua cifra stilistica resti comunque riconoscibile.

Lucia Calamaro propone allora una “nuova verticalità” tra drammaturgo e regista: una verticalità che vede l’autore – e non solo il regista, come ora accade – presentarsi ed esporsi nell’andare alla ricerca di finanziamenti.

Ma Oscar De Summa sottolinea che difficilmente si darebbero dei soldi al drammaturgo: il nome di punta di uno spettacolo è attualmente il regista. Anche Pier Lorenzo Pisano sostiene che in Italia è difficile per un autore ricevere finanziamenti. Manca un sistema di commissione, manca un’istituzione teatrale dedicata alla drammaturgia. Ma ora che riesce ad essere finanziato – continua Pisano – sente l’esigenza di impegnarsi nel dare forma a quegli spazi che a lui sarebbe piaciuto incontrare nel suo percorso di formazione.

Silvia Rampelli afferma invece che lo scarto che si crea con il riscontro non può, per sua natura, diventare una certezza.

“Ma se per essere visti e lavorare occorre passare attraverso i Premi, come si costruisce il rapporto con il pubblico?” – sottolinea Oscar De Summa – “oggi ad esempio non c’è il pubblico”.

Attilio Scarpellini ricorda come in passato esistevano delle “riserve”. “Ma il nostro tempo non fa più prigionieri” – ribatte Graziano Graziani.

In passato i centri sociali si facevano promotori dell’insolito, del diverso. Ma oggi interessa ancora “il diverso”, “l’insolito”? Sicuramente oggi c’è un deficit d’attenzione e in più – puntualizza Graziano Graziani – i circuiti sociali di ieri sarebbero oggi ritenuti fuori legge amministrativamente. Anche i Teatri Stabili d’innovazione sono scomparsi – a parte l’esempio del Teatro Due di Parma, riconosciuto storicamente e istituzionalmente come un punto di riferimento per la ricerca, la sperimentazione e l’innovazione teatrale in Italia – ricorda Massimo Marino.

Ed è così che la chiamata dell’Associazione Tuttoteatro.com a partecipare al confronto sullo stato attuale della drammaturgia sconfina oltre lo spazio temporale immaginato, rivelando come sia preziosa l’esigenza a ritrovarsi ancora in uno spazio, di presenza e di ascolto, in cui la comunità si possa riconoscere, si possa confrontare e riflettere sui propri conflitti.

Uno spazio come quello offerto da Spazio Rossellini, “attuale casa” dei Premi Tuttoteatro.com

Uno spazio con la vocazione a darsi non solo come luogo in cui gli spettacoli arrivano, ma anche e soprattutto come luogo in cui i progetti nascono, si sviluppano e incontrano il pubblico.

Spazio Rossellini nasce dalla riqualificazione degli storici studi cinematografici, dove hanno lavorato alcuni dei protagonisti della storia del cinema italiano, fra cui Roberto Rossellini. Oggi quegli stessi spazi sono dedicati alla creazione contemporanea e alla crescita professionale e artistica del territorio.

Promosso e finanziato dalla Regione Lazio e gestito da ATCL – Circuito Multidisciplinare del Lazio, Spazio Rossellini è un luogo pensato innanzitutto per gli operatori della cultura e dello spettacolo: uno spazio di residenza, formazione, programmazione e confronto, nel quale un’idea può trovare il tempo e le condizioni per diventare progetto.


PREMI TUTTOTEATRO.COM 2026

GLI APPUNTAMENTI

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29 ottobre, ore 17.00 | Agire la parola: scrivere per il teatro
Incontro con alcuni tra gli autori e le autrici della drammaturgia contemporanea, condotto da Massimo Marino e Attilio Scarpellini.

30 ottobre – 1° novembre | Semifinali del XX Premio “Dante Cappelletti”
Sedici studi scenici in tre giornate, allo Spazio Rossellini. Un’occasione per conoscere da vicino le ricerche e le scritture delle compagnie in concorso.

31 ottobre, ore 19.00 | Premio Miglior Teaser
Proiezione dei nove video semifinalisti e incontro Low-effort sul rapporto tra audiovisivo e spettacolo dal vivo.

31 ottobre – 2 novembre, ore 10.30-12.30 | Colazione con l’artista
Al Caffè Letterario, incontri con gli artisti in concorso e dialogo aperto al pubblico.

2-3 novembre | Masterclass sulla luce
Pensare, fare, scrivere della luce. Drammaturgia e tecnica nello spazio del teatro contemporaneo, a cura di Gianni Staropoli e Michelangelo Bellani.

3 novembre, ore 21.00 | Se salissimo un gradino
La Compagnia Garbuggino Ventriglia e Attilio Scarpellini, in uno spettacolo fuori concorso ispirato a I fratelli Karamazov di Fëdor Dostoevskij.

26 novembre, ore 17.00 | Omaggio a Dante Cappelletti
Un incontro dedicato allo studioso e critico teatrale, nel trentennale della morte, con la presentazione di un numero monografico di Culture Teatrali.

26 novembre, ore 19.00 | Adagio (Opus 106)
Denis Cohen al pianoforte e Alessandra Cristiani nella danza, sulle note dell’Adagio sostenuto dalla Sonata n. 29 di Beethoven.

27-29 novembre | Finali del Premio “Dante Cappelletti”
I sette progetti finalisti tornano in scena per la fase conclusiva del Premio. In programma anche mostre, incontri e spettacoli fuori concorso.

29 novembre, ore 20.00 | Vorrei morire non so come fare e cerimonia di premiazione
Lo spettacolo della compagnia Quotidiana.com precede la proclamazione dei vincitori dei tre Premi.

Tutti gli appuntamenti sono a ingresso gratuito, fatta eccezione per Se salissimo un gradino. Durante le giornate delle finali, gli studi in concorso e gli spettacoli serali saranno accompagnati da sopratitoli dal vivo, consultabili tramite tablet o smartphone; la cerimonia di premiazione sarà accessibile anche con interpretariato simultaneo in LIS.


Recensione di Sonia Remoli