19 Ottobre 2026

TRE SERATE
19 ottobre – Teatro / 26 ottobre – Danza
9 novembre – Musica
con i protagonisti del sistema dello spettacolo dal vivo
e i giovani under 35 coinvolti nel progetto T.I.R. – Teatri in Rete

19 ottobre 2026 ore 21
TEATRO
presentano: Graziano Graziani e Lorenzo Pavolini
ospiti: Isabella Di Cola (ATCL), Elena Di Gioia (Emilia Romagna Teatro ERT), Saverio La Ruina (Primavera dei Teatri), Claudio Longhi (Piccolo Teatro di Milano)

“Se la specie umana finirà per autodistruggersi
in un’apocalisse atomica, ecologica o di altro tipo,
sarà soprattutto perché non siamo riusciti
a immaginare qualcosa di diverso”
(Frederick Turner 1943 -2025)
Con questa accattivante riflessione del poeta, critico letterario e traduttore Frederick Turner prende avvio la prima di un ciclo di tre serate dedicate a teatro, danza e musica, intitolate “2046: Lettere al Futuro”. Ciclo che conclude il percorso di T.I.R. – Teatri in Rete: il progetto di orientamento e informazione dei mestieri non artistici dello spettacolo dal vivo, promosso da ATCL (Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio) e realizzato con Regione Lazio nell’ambito del Programma Regionale FSE+ Lazio 2021–2027.

Frederick Turner ha definito l’apocalisse un palcoscenico dove proiettare nel futuro un poema epico. Nella sua visione, quindi, l’apocalisse non è un destino fisico inevitabile: si materializza se l’essere umano smette di essere creativo, e affronta i problemi epocali usando vecchi schemi mentali conflittuali, dividendosi in fazioni incapaci di cooperare.
A questa riflessione si ispira “2046: lettere al futuro”: un’idea creativa, un esercizio di immaginazione – che si svolgerà nelle date del 19 e del 26 ottobre e del 9 novembre – che parte dal presente per interrogarsi sul palcoscenico delle trasformazioni future del sistema dello spettacolo dal vivo, sulle responsabilità delle istituzioni culturali, e sulle sfide che attendono chi sarà chiamato a guidare il settore.

Direttrici e direttori artistici di teatri, festival e organismi di produzione leggeranno infatti una lettera scritta per chi, tra vent’anni, sarà al loro posto nelle rispettive istituzioni.
Un’esercizio di immaginazione che crea un ponte poetico e speculativo, trasformando la memoria amministrativa e artistica in un atto di trasmissione culturale.
Perché il Teatro vive di presenza ma la sua sopravvivenza si fonda sul “farsi staffetta”.

Scrivere a un successore lontano nel tempo, significa riconoscersi come custodi temporanei di uno spazio pubblico, passando il testimone non solo attraverso freddi verbali di consegna, ma anche tramite una visione condivisa. Al di là di bilanci e scadenze burocratiche, una lettera tramanda un sapere invisibile: lo “spirito del luogo”. Custodisce i fallimenti fecondi, le intuizioni, il rapporto profondo con la comunità locale e la sensibilità necessaria a far respirare quel preciso palcoscenico.
Scrivere a un successore lontano nel tempo, configura un forte atto di fede nel futuro del teatro stesso. Inviare un messaggio a decenni di distanza presuppone che, nonostante i mutamenti tecnologici e sociali, esisterà ancora una comunità che sentirà l’esigenza di riunirsi al buio insieme ad una figura incaricata di guidarla.
Scrivere a un successore lontano nel tempo, è un atto di cura e di resistenza: un esercizio di archeologia del presente, che invita il direttore a chiedersi Quali delle mie urgenze odierne avranno ancora valore domani?

Perché il desiderio simbolico è che il Teatro – come il takahē preso a simbolo del progetto, ovvero un uccello preistorico della Nuova Zelanda che ha trionfato sull’estinzione – sia sempre considerato un “tesoro”, incarnando la capacità di resistere, per sopravvivere alle avversità storiche. Dichiarato ufficialmente estinto nel 1898 e clamorosamente riscoperto nel 1948 dal medico Geoffrey Orbell, il takahē infatti simboleggia la rinascita e la speranza.
Il takahē è tale però anche perché simbolo del successo degli sforzi ecologici umani. E rappresenta la prova tangibile che, attraverso decenni di dedizione e progetti mirati, è possibile invertire i danni provocati dall’uomo e riportare una specie dall’orlo del baratro alla libertà nel suo habitat naturale. Un’estinzione evitata come un’apocalisse, grazie alla messa in campo di idee nuove, creative.

Graziano Graziani

Lorenzo Pavolini
Nella serata di lunedì 19 ottobre – dedicata al mondo del Teatro – attraverso l’elegante conduzione di Graziano Graziani e Lorenzo Pavolini l’evento si è articolato intorno alle avvincenti Lettere al Futuro dei quattro ospiti della serata. Intervallate da domande proposte dai conduttori e dai ragazzi under 35 coinvolti nel percorso di T.I.R. – Teatri in Rete.

La lettera al futuro di Isabella Di Cola è la consegna di “una memoria in un talismano”. Una splendida suggestione per esprimere quel prezioso, intimo, appassionato e folle senso di cura sul quale si augura si fondi questo immaginario passaggio di testimone. Affidare la memoria alla sacra materialità di un talismano ne fa un’ancora visibile, che impedisce alla memoria di perdersi nel flusso dei giorni. Un legame continuo e rassicurante che chiede “un patto di fede” e un’intenzione attiva: è così che il talismano si fa amuleto a servizio dell’assenza, capace di trasformare le difficoltà in fertili occasioni di conoscenza e in una sapiente rete di collaborazioni, volte a concertare le diverse identità delle realtà teatrali.

La Lettera al Futuro di Claudio Longhi ha il fascino di una lettera dal sottosuolo: “quaggiù dal fondo di questi tempi interessanti che mi sono stati affidati …”. Una lettera che si addentra nelle difficoltà che caratterizzano questo ruolo ma che riconosce altresì ad un direttore artistico un compito ricco in possibilità, da saper spendere generosamente esercitando un potere responsabile. Non teme Longhi, da darwiniano, che il teatro possa estinguersi, avendo esso dimostrato di saper affrontare qualsiasi adattamento. A preoccuparlo è solo una certa idea di teatro, incapace di lasciare risorse preferendo invece concentrarle.

La Lettera al Futuro di Elena Di Gioia è affidata a quel colore di buio da dove soffia il vento e nel quale immagina di potersi incontrare con il “suo complice”.
Perché la direzione artistica è “l’aver cura di ciò che deve ancora accadere”: perché come i poeti, i direttori artistici sono messaggeri dei tempi.
Ma occorre anche molta riconoscenza – avverte Elena Di Gioia: “quando sentirai che il vento toglierà le tracce del passato, pianta semi, fai squadra, perché il teatro è un fatto collettivo”. Conclude poi la Di Gioia con la speranza che ciò che è stato fatto possa portare a cercare, chi viene dopo, dove ancora non si è cercato.

La Lettera al Futuro di Saverio La Ruina è indirizzata a un successore, che immagina legato al nome archetipico di Salvatore. Una scelta che già racchiude una stratificazione di significati profondi. E’ infatti un “nome omen”, legato ad un interlocutore disponibile ad affrontare difficoltà, dubbi, crisi ma anche a portare in salvo, a custodire. Come nel manifesto verista che Verga indirizzò a Salvatore Farina nella prefazione de L’amante di Gramigna, così Ruina consegna ai posteri una fotografia nuda, schietta e onesta della sua realtà presente. E gioca sulla continua contraddizione tra il fatto che valga o che non valga la pena farsi testimone di questa eredità. E sebbene in chiusura sembra prevalere il fatto che non valga la pena, in realtà La Ruina semina indizi che dicono altro: “sii visionario: guarda la periferia”, “sii missionario” e soprattutto “salvatore”.

Scrivere lettere al futuro è anche una pratica rivolta a se stessi, che serve a far chiarezza nel presente: il destinatario di tutte e quattro le lettere non è un estraneo, bensì la versione evoluta di chi scrive oggi.
Ma scrivere lettere al futuro è anche una bottiglia nell’oceano del tempo, che richiede il porsi in feconda attesa dell’indecifrabile. Un palcoscenico, quindi, dove poter proiettare nel futuro quel “poema epico” di cui ci parlava all’inizio Frederick Turner. Per evitare l’apocalisse.

PROSSIMI INCONTRI
26 ottobre 2026 | Danza
presentano: Graziano Graziani e Katia Ippaso
ospiti: Gemma Di Tullio (Teatro Pubblico Pugliese), Angela Fumarola (Armunia), Michele Mele (OperaEstate), Gabriella Stazio (Movimento Danza), Mvula Sungani (MSPD Company)
Evento gratuito con prenotazione obbligatoria al seguente link: 2046: lettere al futuro – Danza
9 novembre 2026 | Musica
presenta: Valerio Corzani
ospiti: Elena Capparelli (Rai Play & Digital), Fulvio Macciardi (Teatro San Carlo), Andrea Miccichè (Nuovo IMAIE), Marco Molendini (Umbria Jazz), Stefano Senardi (Club Tenco)
Evento gratuito con prenotazione obbligatoria al seguente link: 2046: lettere al futuro – Musica
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Le tre serate saranno registrate per una successiva trasmissione su Radio 3 Rai, trasformando le lettere e il confronto con i giovani in una testimonianza che potrà raggiungere un pubblico più ampio.
Recensione di Sonia Remoli
