– GLASS with SILENCE – regia e coreografie Lucinda Childs

TEATRO VASCELLO

15 e 16 Settembre 2026

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È con “Glass with Silence”  – un viaggio che celebra lo straordinario universo d’avanguardia coreografica di Lucinda Childs – che il Teatro Vascello sceglie di aprire la propria Stagione 2026/2027.

Una scelta, quella di eleggere questo spettacolo ad inaugurare la nuova programmazione, che sottolinea una particolare convergenza artistica tale da portare il Teatro Vascello – da oltre 50 anni pilastro fondamentale dell’avanguardia, della sperimentazione e della ricerca teatrale nella Capitale – a conferire alle due serate dedicate alla Childs un valore ideale di manifesto culturale.

Lucinda Childs è stata ed è tuttora infatti una delle più importanti ballerine e coreografe d’avanguardia del Novecento, universalmente riconosciuta come una delle figure di riferimento della Postmodern Dance e pioniera del Minimalismo applicato alla danza.

Lucinda Childs

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Nei primi anni ’60 a New York, la Childs è stata tra i membri fondatori del Judson Dance Theater – uno storico collettivo d’avanguardia che ha rivoluzionato il concetto di danza – rifiutando i codici rigidi del balletto classico per esplorare l’essenziale quotidianità del movimento.

Ha introdotto così uno stile geometrico e astratto, privo di narrazione: le sue coreografie ripetono e variano pattern di movimento apparentemente semplici (come camminare, saltare o cambiare direzione) trasformandoli in complessi intrecci spaziali ad altissima precisione.

La sua consacrazione nell’avanguardia internazionale è legata al sodalizio artistico con il compositore Philip Glass e con il regista Robert Wilson. La Childs è stata infatti coreografa e interprete principale di Einstein on the Beach (1976), considerata un’opera miliare del teatro d’avanguardia. Un altro capolavoro assoluto della sua compagnia è stato Dance (1979), creato insieme a Glass e all’artista visivo Sol LeWitt. Ancora oggi, il lavoro di Lucinda Childs continua a influenzare profondamente la danza contemporanea e ad essere rappresentato nei più importanti teatri del mondo.

Nelle serate del 15 e 16 Settembre u.s., in un ponte tra memoria e innovazione, è andato in scena al Teatro Vascello il suggestivo dialogo tra la rievocazione di video storici della Childs (come Calico Mingling del 1973 e Katema del 1978) con le nuove performance dal vivo dei danzatori della compagnia MP3 Dance Project di Michele Pogliani. Ed è magnificamente ipnotico sentire quella fluidità del tempo, dove il corpo che danza oggi diventa un frammento di memoria che rivela sempre qualcosa di nuovo del passato.

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Il programma di sala si apre con il celebre Katema: un assolo minimalista che traduce in movimento l’atto di andare e tornare, progredire e ricominciare continuamente, alla ricerca di un’esecuzione sempre migliore. Childs priva la danza di qualsiasi orpello teatrale, costume elaborato o musica. Il valore simbolico sta nell’emancipazione del movimento da narrazioni, personaggi o emozioni precise. Tutto si riduce all’essenza del corpo nello spazio e nel tempo. La performance si sviluppa interamente lungo percorsi diagonali. I passi, i cambi di direzione e i giri su se stessi accumulano variazioni geometriche in un’ipnotica insistenza, che richiama il minimalismo delle arti plastiche di quel decennio. Un assolo d’avanguardia, quello di Katema, andato in scena presso il Kunsthaus Zurch (il Museo d’arte di Zurigo): in una nuda e raffinatissima scena dove la geometria lineare dello spazio si coniuga splendidamente con quella dell’andare e del venire; mentre la rigorosa morbidezza del panneggio della tenda-sipario si accompagna alla linea curva dei giri e dei cambi di direzione. La performance fu filmata nel marzo del 1978 in formato 16mm dal regista Eric Franck, avvalendosi della celebre direzione della fotografia del cineasta ticinese Renato Berta.

In scena, al Teatro Vascello, interagiscono dal vivo con il filmato storico Katema le danzatrici Sara Mignani e Irene Venuta.

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In Calico Mingling, i gesti complessi del balletto classico o moderno vengono interamente azzerati. Il vocabolario coreografico è ridotto a una delle azioni umane più ordinarie: il camminare. Quattro danzatrici si muovono avanti e indietro seguendo linee rette, cerchi e semicerchi: il valore simbolico sta nell’elevare il movimento quotidiano a opera d’arte pura, dimostrando che il corpo non ha bisogno di virtuosismi per generare bellezza estetica. La coreografia rifiuta l’espressione psicologica o il dramma teatrale: le danzatrici mantengono una neutralità espressiva totale, agendo quasi come “pedine su una scacchiera” mosse da una mente geometrica. Il significato non risiede in ciò che la singola ballerina sente, ma nelle relazioni formali nello spazio e nel tempo: distanze, allineamenti, simmetrie e inversioni. È un’esaltazione dell’ordine puro e dell’architettura invisibile del movimento.

Originariamente eseguita e filmata all’aperto – nella Robert Moses Plaza della Fordham University a New York – la performance acquisisce un forte valore politico e urbanistico. Gli schemi geometrici e rigorosi disegnati dai passi delle danzatrici si sovrappongono e si scontrano visivamente con l’architettura razionalista e modernista della piazza. In questo modo, Lucinda Childs ha sfidato e reimmaginato criticamente la rigida pianificazione urbana dell’epoca, piegando lo spazio pubblico a geometrie umane fluide e in continua variazione. Il video originale è stato girato e diretto da Babette Mangolte in bianco e nero, nel formato da 16mm.

La coreografia si sviluppa in assoluto silenzio – emancipazione presente anche nella precedente coreografia di Katema – scandita unicamente dal ritmo interno e visivo delle ballerine basato su impulsi di sei tempi. Questa scelta simboleggia l’indipendenza totale della danza dalla musica: il tempo non è dettato da una partitura sonora esterna, ma dal suono stesso dei passi sul pavimento e dalla precisione millimetrica degli sguardi e delle traiettorie tra le interpreti. Calico Mingling rappresenta l’essenza del minimalismo: l’arte che non rimanda a nient’altro se non a se stessa. Il disegno coreografico diventa così una forma di “scrittura dello spazio” in cui l’astrazione si fa corpo.

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Creato nel 1963 come suo primissimo assolo presso il Judson Dance Theater, Pastime è un’opera manifesto che simboleggia la destrutturazione radicale della danza accademica e l’esplorazione del corpo come puro oggetto scultoreo nello spazio. In Pastime, la danzatrice si posiziona inizialmente all’interno di una striscia di tessuto grigio elasticizzato: il tessuto non è un semplice costume, ma un vincolo fisico. Muovendosi e facendo emergere lentamente solo una gamba o un piede flesso, la danzatrice sposta l’attenzione dalla spettacolarità del salto e del virtuosismo classico alla frammentazione anatomica. Il corpo non racconta una storia, ma viene percepito come una scultura vivente in mutamento, ridefinendo la relazione tra la pelle (il corpo) e l’involucro esterno (lo spazio/materia).

Anche Pastime cancella ogni traccia di emotività: la coreografa esegue i movimenti in modo impassibile e distaccato. Il pezzo simboleggia la democratizzazione del movimento: un gesto semplice o statico ha la stessa dignità artistica di un passo di danza tradizionale. Il titolo stesso, Pastime (“passatempo”) evoca un’attività ordinaria. Strutturata in tre sezioni, la coreografia non cerca il climax: è una riflessione letterale sullo scorrere del tempo ordinario. La ripetizione e la lentezza del movimento costringono lo spettatore a ridefinire la propria percezione temporale, trasformando un’azione “comune” in un’esperienza meditativa e concettuale.

In scena, viene riproposto in una nuova versione con un trio di danzatrici: Sara Mignani, Irene Venuta, Agnese Trippa.

Philip Glass

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L’ Etude #18 e L’ Etude #5  celebrano il fecondo sodalizio artistico tra Lucinda Childs e il compositore Philip Glass: una sinergia che – andando oltre il semplice accompagnamento sonoro – diviene una vera e propria fusione strutturale e geometrica. A differenza infatti di altre collaborazioni dell’avanguardia (come quella tra Merce Cunningham e John Cage) Childs e Glass scelgono l’interconnessione assoluta. Le strutture musicali ipnotiche, additive e ripetitive di Glass diventano la griglia geometrica su cui la Childs innesta variazioni microscopiche del movimento corporeo. Il loro sodalizio segna anche il passaggio della Postmodern Dance dagli spazi non convenzionali ai grandi palcoscenici internazionali.

Lucinda Childs e Robert Wilson

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Pietre miliari come l’opera Einstein on the Beach (1976) e il capolavoro Dance (1979) dimostrano che il rigore minimalista può raggiungere una potenza espressiva monumentale ed emotivamente travolgente. Un rigore apparentemente rigido ma in realtà universale, senza tempo e capace di rigenerarsi continuamente.

L’Etude #5 e l’Etude #18 raccontano un’evoluzione esistenziale e stilistica che attraversa oltre vent’anni di vita del compositore. Mentre il primo libro (Etudes 1-10) nasce negli anni ’90 con intenti principalmente didattici e personali (perfezionare la tecnica al pianoforte), il secondo libro (Etudes 11-20) viene completato intorno al 2012 ed è descritto dall’autore come un viaggio profondo nel linguaggio puro della musica, della maturità e dell’armonia.

Etude #5: è uno dei brani più intimi, statici e spogli dell’intera raccolta. Dal punto di vista simbolico rappresenta la trasparenza assoluta e la meditazione. Non c’è virtuosismo tecnico evidente. Simboleggia il minimalismo nella sua essenza più pura: la ricerca dell’infinito nel frammento ripetuto.

In scena, in una nuova coreografia firmata dalla stessa Lucinda Childs, i danzatori Nicolò Troiano, Sara Mignani, Irene Venuta.

Etude #18: qui Glass abbraccia quello che è stato definito il  “Romanticismo Minimalista”. L’Etude #18 si distacca dal rigore geometrico giovanile: il focus si sposta dall’esercizio geometrico alla pura narrazione poetica. 

In scena, in una nuova coreografia firmata dalla stessa Lucinda Childs, i danzatori Agnese Trippa, Nicolò Troiano.

Accostare la musica “speculare” di Glass al “silenzio” permette di mettere in “corto circuito” il passato (le proiezioni d’archivio) e il presente dei corpi sul palco. Quando la musica di Glass cessa e subentra il silenzio, il movimento non perde il suo ritmo ma rivela la sua autosufficienza. Il silenzio diventa lo specchio invisibile in cui il ritmo interno dei corpi continua a riflettersi e a moltiplicarsi.

(Getty Images)

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La carismatica Lucinda Childs nei suoi oltre trent’anni di carriera è stata insignita dei riconoscimenti riservati agli artisti che contribuiscono ad arricchire il proprio ambito professionale con fertili rivoluzioni: come il titolo di “Officier dans l’Ordre des Arts et des Lettres” conferitogli dal governo francese nel 1996 e il più recente Leone d’Oro alla Carriera della Biennale di Venezia nel 2017, come incoronazione di un percorso che ha segnato per sempre la storia della danza.

Quello proposto dal Teatro Vascello a inaugurazione della propria Stagione 2026/2027 si rivela uno straordinario viaggio nella purezza cristallina del gesto coreografico privo di opacità psicologiche, tale da mostrare la struttura geometrica del corpo nello spazio e nel tempo.

Un inno alla poesia del movimento, eredità immortale di una mente visionaria “massima espressione dell’arte del rifiuto” – come la definì Susan Sontag – che, proprio rifiutando l’artificio, restituisce al corpo umano la sua verità archetipale, mostrandoci quale bellezza solenne e senza tempo abiti il limite e la purezza strutturale.

Lucinda Childs

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Recensione di Sonia Remoli

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