– INTERPLAY – Charlie Parker, le ali del jazz- regia Ennio Coltorti

di Alma Daddario

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TEATRO DI DOCUMENTI

dal 4 al 7 Giugno 2026


Nella splendida cornice offerta, nel cuore del quartiere Testaccio, dal Teatro di Documenti – spazio unico progettato dal massimo scenografo del Novecento Luciano Damiani quale spazio dedicato alla ricerca, alla sperimentazione e alla valorizzazione degli autori contemporanei la regia di Ennio Coltorti immagina e sperimenta di raccontare, avvalendosi della drammaturgia di Alma Daddario, gli ultimi anni di vita del sassofonista e compositore jazz Charlie Parker, uno dei padri fondatori del movimento musicale del “bebop”, attraverso la particolare “interazione” che lo legò al critico musicale Bruno Werner, interessato a scrivere una biografia che riuscisse a cogliere e a codificare il genio di Parker.

Coltorti guarda al loro rapporto come ad una possibile declinazione narrativo-teatrale dell’interplay della musica jazz: quell’arte dell’interazione estemporanea e della comunicazione attiva tra musicisti – e quindi quel dialogo fatto di ascolto reciproco – dove i membri di un gruppo reagiscono all’istante alle frasi melodiche, alle variazioni ritmiche e alle intenzioni degli altri, trasformando l’esecuzione in un organismo collettivo. 

La regia di Coltorti – che lo vede anche interprete nei panni di Charlie Parker – si articola intorno al concetto di “interazione musicale” ed esplora le variazioni delle dinamiche in essa contenute.

Con la complicità allora di Massimo Napoli (interprete del giornalista e critico musicale Bruno Werner) ma anche della cantante Elena Barbati (qui nei panni di Baby Lennox) e del pianista e cantante Federico Pappalardo, Coltorti apre la drammaturgia di Alma Daddario (che a sua volta fa interagire la vita reale di Charlie Parker con la vita romanzata di Parker come immaginata da Julio Cortazar nel libro “Il persecutore” del 1967) a estemporanei botta e risposta e contrappunti, così come a momenti di ascolto condiviso, come proposto dalla selezione musicale di Pietro Sergio. 

Ne scaturisce un arrangiamento narrativo-teatrale non rigidamente fissato ma che prende vita, si modella e si evolve in tempo reale. Dove la drammaturgia di Alma Daddario sa restituire efficacemente, con cruda poesia, anche l’ambiguità creativa del concetto di “deriva” da cui è stata caratterizzata da sempre la vita di Charlie Parker. Un’inclinazione esistenziale tra abisso e ali; tra io e noi; tra arresa al caos e liberazione creativa; tra naufragio e atto ludico-creativo di resistenza contro la prevedibilità. 

Un’interessante prova di interplay teatrale che si è conclusa con due accattivanti omaggi a Parker – proposti dalla cantante Elena Barbati e dal pianista e cantante Federico Pappalardo – nei quali si è potuto apprezzare anche un’intrigante prova di “scat”: quella tecnica vocale del jazz in cui il cantante improvvisa linee melodiche usando sillabe e fonemi senza senso logico, con l’obiettivo di trasformare la voce in un vero e proprio strumento musicale (solitamente un sax o una tromba) per dialogare con gli altri interpreti.

Una messa in scena di interazione e influenza reciproca, enfatizzata dalla suggestione dello spazio scenico del Teatro di Documenti – ricavato all’interno di una grotta seicentesca a ridosso di Monte Testaccio – concepito da Luciano Damiani per rompere le tradizionali barriere tra palcoscenico e platea. 

Uno spazio “democratico” così come l’essenza dell’interplay: molto più di un semplice accompagnamento, l’interplay incarna infatti il valore simbolico della democrazia, dell’ascolto attivo e della coesione sociale. Esaltando l’individuo all’interno del collettivo e dimostrando come l’armonia nasca dal rispetto e dalla reazione reciproca.

Al di là dell’essere solo una splendida tecnica improvvisativa, l’interplay si dà quindi come un vero e proprio manifesto culturale e filosofico, fondato su un tipo di comunicazione paritaria, sul rispetto e la fiducia, sull’equilibrio tra libertà e responsabilità e su una sapiente accettazione dell’errore, che da imprevisto diviene punto di forza creativo.

Alma Daddario, Ennio Coltorti, Massimo Napoli, Elena Barbati, Federico Pappalardo


Filosofia incarnata magnificamente dal Teatro di Documenti che Damiani ha guidato fino alla sua scomparsa nel 2007. Da allora, la direzione artistica è portata avanti da Carla Ceravolo (affiancata nel tempo da Anna Ceravolo e Paolo Orlandelli) mantenendo l’indirizzo di ricerca, di sperimentazione e di valorizzazione degli autori contemporanei. 

Ennio Coltorti


Reensione di Sonia Remoli

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