– TOILET – di e con Gabriele Pignotta

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TEATRO PICCOLO ELISEO

dal 27 ottobre – al l’8 novembre 2026

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Un uomo è alla guida di un’auto: è un uomo in viaggio verso un incontro importante.

Sembra concentrato totalmente su questo evento ma qualcosa invece lo distrae. Tanto da sentire l’esigenza di fermarsi un attimo, per una pausa: apparentemente, per una semplice sosta in autogrill.

In realtà – guidato da qualcosa d’insolito che finalmente riesce a uscire alla ribalta – perde il controllo della situazione che crede di gestire, lasciandosi condurre verso un altro importante incontro.

Un incontro inaspettato: quello con se stesso.

Rimasto infatti chiuso nella toilet dell’autogrill – isolato dal suo frenetico ed invadente mondo esterno – riesce ad incontrare nuovi interlocutori in attesa di ascolto, che proprio in questo luogo e in questo frangente finalmente riescono ad andare in scena, rivelando la sua parte più intimamente nascosta.

Il suo sentirsi distrarre da qualcosa di diverso dall’attenzione riposta nell’imminente stipulazione di un grosso affare di lavoro, parla dell’esigenza di uno spazio di libertà creativa, sintomo di una ricerca di senso che va oltre la realtà immediata. Lungi dall’essere una mera mancanza di attenzione, la distrazione infatti – dal latino distrahere, ovvero “portare altrove” – è un prezioso richiamo interiore a cui è importante non restare sordi. Spesso, infatti, le intuizioni più brillanti non nascono dalla concentrazione feroce, ma quando la mente è “altrove”.

In un’epoca come la nostra dominata dall’iper-performance e dalla richiesta di costante produttività, essere distratti significa rifiutarsi, anche inconsciamente, di canalizzare ogni secondo della propria energia in un compito meramente produttivo. La mente infatti si distrae quando la realtà circostante diventa troppo opprimente: ecco allora che qualcosa può arrivare “a portarci altrove”, proponendoci un rifugio per preservare la nostra autenticità. Per non lasciarci inghiottire in un’esistenza conforme, ma anonima: che non lascia traccia.

L’autore Gabriele Pignotta ci presenta così tutta l’eccitazione nevrotica del protagonista della vicenda, tale Flavio Bretagna, in procinto di andare a firmare il contratto della sua vita con qualcuno che crede essere il Signor Protti. Un passaggio dal desiderio all’impegno – siglato dalla firma – che il protagonista sente a qualche livello di essere chiamato a sottoscrivere con se stesso, oltre che con il suo partner di lavoro.

Ma una volta scopertosi libero di scegliere, con chi verrà a patti Flavio Bretagna?

L’acuta penna drammaturgica di Gabriele Pignotta conduce il protagonista, così come lo spettatore, in un avvincente contesto di stratificazioni narrative concrete e simboliche, comiche e insieme drammatiche, contattabili a vari livelli.

Inoltre, complice l’irresistibile racconto del corpo del Gabriele Pignotta attore, il pubblico si lascia guidare in questo accattivante meccanismo drammaturgico, che si dà in un crescendo continuo di adrenalina, risate e riflessioni.

Una situazione esistenziale ed emozionale enigmaticamente racchiusa nel valore simbolico della parola scelta come titolo dello spettacolo: “Toilet”. Un termine che, evolvendosi nel tempo, passa dal significare dapprima “la cura di sé” e poi un “tabù”.

In origine, infatti, il termine francese indicava il telo (toile) su cui si disponevano i cosmetici e i profumi per la cura del corpo. Necessari a rendere la propria naturalezza qualcosa di artificioso, ma socialmente accettabile.

Nell’evolversi del suo significato, quel telo si arricchisce di una nuova valenza: quella di separare l’intimità privata da quella pubblica. Metafora civile del nascondere, in nome della pudicizia e del controllo sociale.

“Toilet” è quindi una parola che allude sia alla bellezza della pulizia, che alla bellezza di un luogo destinato alla contaminazione e allo scarto. Un luogo cioè dove potersi guardare allo specchio senza filtri: dove piangere di nascosto, dove concedersi un momento di tregua dalle pressioni esterne, per ritornare ad affrontare più creativamente la realtà. Proprio come accade al protagonista di questa storia.

Uno spazio catartico simbolo di quel saper lasciar andare ciò che non serve più, trasformandolo creativamente in un motore generativo. Perché spesso il miracolo – l’affare – si fa con quello che c’è ora, con quello che resta, una volta che si è saputo lasciar andare ciò che in realtà non serve davvero.

Ma ne siamo davvero capaci ? – ci chiede questo testo di Gabriele Pignotta.

In uno spazio scenico – quello della toilet – che allude al nostro spazio psichico più nascosto, il regista Gabriele Pignotta manda in scena l’oscurità decadente di una razionalità inconscia, che non esclude però anche una calda luminosità creativa. Un luogo dove convivono perdite, strumenti di rimozione, divieti, blocchi, crepe, parole indelebili, ma anche parole liberatorie, relazioni autentiche, occasioni di ricerca e di rinascita personale.

Un luogo dove poter venire in contatto con la propria voce interiore e finalmente interrogarsi, una volta che l’invasione del mondo esterno viene messa fuori. Fuori dal telo, fuori dalla toilet, fuori dalla porta bloccata. Così da poter rendere possibile “un faccia a faccia” con la propria intimità nascosta, inclusa quella più sporca, con la quale imparare ad incontrarsi. Fino a “farci amicizia“: facendone un buon uso, un uso creativo.


Con accattivante perspicacia Gabriele Pignotta riesce a portare in scena una situazione paradossalmente esilarante, che allude in verità anche ad un trauma archetipale – quello dell’irrilevanza – nel quale viene facile immedesimarsi: quel segreto terrore di rimanere chiusi in un luogo senza poter comunicare con l’esterno – e non essere dall’esterno cercati – che fa sentire inesistenti, “scomparsi”.

Raccontarlo in maniera sapientemente ironica, come sa fare Pignotta, ha il potere di riuscire ad esorcizzare e a decostruire le nostre paure più profonde legate all’isolamento e all’inadeguatezza sociale. L’ironia agisce infatti come uno specchio deformante, che trasforma un potenziale incubo in una commedia dell’assurdo. In un’epoca in cui siamo costantemente reperibili, tracciati e connessi, l’idea infatti che qualcuno possa sparire in una stanza senza che nessuno se ne accorga, diviene un paradosso esilarante, che insieme evidenzia la fragilità dei legami, incluso quello con se stessi.


Complice la sua formazione sociologica, Gabriele Pignotta pone così lo spettatore di fronte ad un accattivante “giallo della mente”, dove il detective e il sospettato coincidono. Dove il mistero da risolvere è: “come sono arrivato a questo punto?”, “chi sono io veramente quando tolgo la maschera sociale?”.

La toilet allora diviene un rifugio-prigione: lo spazio in cui si consuma il delitto del tempo sprecato e insieme l’occasione per un cambiamento. L’occasione per firmare un diverso contratto con se stessi.


TEATRO PICCOLO ELISEO

dal 27 ottobre all’8 novembre 2026

GABRIELE PIGNOTTA

TOILET

Sono chiuso qui dentro ma nessuno sa dove…neanche io !

supervisione artistica Cristina Vaccaro

musiche originali Stefano Switala

scene Tiziana Liberotti

luci Maximiliano Lumachi

aiuto regia Julie Ciccarelli

produzione Artisti Associati

una storia scritta diretta e interpretata da GABRIELE PIGNOTTA

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Recensione di Sonia Remoli