– QUANDO VERRA’ LA FIN DI VITA – Stefania Porrino

TEATRO DI DOCUMENTI

dal 13 al 22 Marzo 2026

Un vento impetuoso, che annuncia cambiamenti, destabilizza le persiane di un’abitazione di campagna, appena ereditata da una coppia non più giovane. 

La funzione di protezione e oscuramento delle persiane viene sollecitata da una perturbazione esterna che minaccia di insinuarsi in profondità. 

In questo stato di tensione, il confine tra la sicurezza delle mura della casa e l’ignoto che scalpita al suo esterno si dà come instabile: messo alla prova. Turbolenze non sono metereologiche lo agitano.

Stefania Porrino

Questa poetica drammaturgia simbolica – intessuta da Stefania Porrino sottotraccia ad una narrazione dal sapore noir ( immersa in un’ambientazione musicale caratterizzata dalle sonorità del Rigoletto di Verdi, appositamente trascritte da Tancredi Rossi Porrino per un insieme da camera), a sua volta inscritta in una cornice metateatrale ( immersa nell‘ Invenzione a due voci n. 4 di Bach ) – ci lascia immaginare un’energia sommersa che reclama attenzione, creando turbamento nello spazio privato e suscitando un senso di inquietudine per l’attesa di qualcosa che ancora non si dà come ben delineato.

Quella che sta edificando Stefania Porrino è un’abitazione metaforica che rispecchia il nuovo habitus, il nuovo modo di sentirsi, di una coppia non più giovane che inizia a interrogarsi sul modo migliore di “difendersi” dalla parte finale del loro stare al mondo: la vecchiaia e quindi la morte. Un’abitazione vecchia ma nuova, come la fase vitale che si accingono a varcare. Non a caso la prima scena che l’acuto sguardo della regista, sempre Stefania Porrino, ci propone è quella in cui vediamo la coppia di spalle sulla soglia di questa nuova abitazione. 

Ma una volta varcata quella soglia, fuori come dentro, si scatena una pioggia di interrogativi, di propositi, di sospetti, di equivoci. In un crescendo che fa sì che la pioggia si trasformi in pungente grandine e in fulgenti saette.

Allora la paura dell’ignoto diventa tale che Virgilio e Beatrice – questi i nomi della coppia – decidono di sottomettersi all’incedere subdolo di Pia, una donna che già viveva in quella abitazione e che emerge da profondità sotterranee con messaggi di varia natura, bloccati in scatole. Messaggi che indirettamente riguardano l’habitus della coppia, la quale però non ne è ancora consapevole.

Credono, infatti, che quella nuova casa di campagna ereditata possa rappresentare un totale rifugio dalle loro paure. Ma la vecchiaia è una pandemia che non necessariamente chiede di essere confinata in un rifugio. E non si attraversa solo grazie a vaccini chimico-farmaceutici. Anche perché – come ci confessa Beatrice – passare una vita a prevenire, stanca.

E anche le stesse identità metateatrali Vir e Bea, che sembrano avere il controllo della situazione, in realtà rivelano di essere coinvolte in un sano rapporto conflittuale su questo argomento: ospiti come di un unico condominio della mente.

Dinamiche in cui è coinvolto anche l’ex proprietario della casa di campagna, di cui emerge un insolito ritratto dalle lettere emerse “dal sottosuolo” e nei quadri che lo ritraggono, esposti alle pareti della casa. E lo stesso vale per la sua passione per il nudo: un universo, quello femminile, così vicino eppure così straniero, così difficile da decifrare ed avvicinare (i quadri sono di Màlgari Onnis).


Perché non è mai semplice concertare la moltitudine delle nostre esigenze interiori. Non è mai semplice immaginare in maniera costruttiva la fase finale della vecchiaia: in bilico come siamo, tra la paura di vivere e la paura di morire, a non trasformare quelle che sono “possibilità” in “paranoie”.

Perché nessuno si fa da solo, come a volte ci piace credere, ma attraverso le parole con le quali gli altri ci raccontano. “Contami una storia”: di questo abbiamo davvero bisogno, che l’altro ci riconosca un’identità, non necessariamente totalizzante. Perché su questo iniziale racconto, poi possiamo costruire qualcosa di nostro.  

“Quando saremo tutti insieme al di là delle lacrime, al di là del cosa ti ho fatto e del cosa mi hai dato, pronti all’ascolto dell’altro, divino utero in espansione, allora davvero saremo io con te”.

La regia della Porrino traduce, attraverso un sapiente uso del cromatismo e della prossemica, la visualizzazione di una narrazione profonda, immergendola in uno spazio scenico incantevolmente inquietante, come quello del Teatro di Documenti, mirabilmente progettato dal Maestro Luciano Damiani

Geniale scenografo bolognese, che qui ha saputo immaginare affascinanti e multiformi operazioni sceniche di trasformazione. Possibili sia attraverso il pavimento mobile che ruota di 90° e diventa uno specchio, collegando il piano inferiore a quello di sala; sia attraverso le numerose botole. Operazioni sceniche che conferiscono alla drammaturgia quel pathos multidimensionale che governa l’intero spettacolo.

Gli interpreti in scena – Giulio Farnese, Nunzia Greco, Evelina Nazzari, Rosario Tronnolone, Carla Kaamini Carretti – brillano per naturalezza, per coralità e per un accurato lavoro sulle proprie profondità.

Carla Kaamini Carretti, Rosario Tronnolone, Stefania Porrino, Evelina Nazzari, Nunzia Greco, Giulio Farnese, Paolo Orlandelli (luci)


Recensione di Sonia Remoli

IL MUTAMENTO – In viaggio da Atlantide all’Universo

TEATRO DI DOCUMENTI , dal 27 Aprile al 7 Maggio 2023 –

Ieri alle ore 17:45 la creativa regista Stefania Porrino ci ha “convocati” al Teatro di Documenti per condurci, con la complicità dei suoi attori, in “un viaggio al centro della Terra”: un viaggio alla ricerca dei nostri desideri più veri.

L’autrice e regista Stefania Porrino

Tema del viaggio: “Continua a cercarmi”. Sì, perché i desideri, più sono sentiti, più ci viene di nasconderli.

Una scena dello spettacolo “Il Mutamento” di Stefania Porrino

Perché? Ma perché abbiamo paura: paura di realizzarli. Per realizzarli occorrerebbe attivare quel coraggio che non sappiamo di avere ma che in realtà è “l’altra faccia” della paura che predomina in noi. Quel coraggio necessario per riuscire ad aprirci ad “un mutamento”. Lasciando indietro quelle nostre amate-odiate abitudini: così rassicuranti sì, ma anche così insoddisfacenti. E con le quali ci siamo ormai abituati a convivere.

Sala del Teatro di Documenti

E quindi, dopo aver preso posto ai lati dell’insolita sala del Teatro di Documenti, un pò come si farebbe in un vagone della metro, gli attori ci hanno “trasportati” in una seduta di psicoanalisi di gruppo. Tecnica del giorno, scelta dalla psicoterapeuta per una sorta di meditazione sui “mutamenti” che soli hanno il potere di condurci a contattare i nostri desideri più veri: l’improvvisazione di uno psicodramma.

Una scena dello spettacolo “Il Mutamento” di Stefania Porrino al Teatro di Documenti

In un’affascinante e molteplice meta-teatralità, l’acuto testo dell’autrice-regista Stefania Porrino riesce a coinvolgere anche noi del pubblico in questo “viaggio al centro della Terra”, o meglio al centro di noi stessi. Come agli attori-pazienti, anche a noi è capitato di essere stati messi in crisi da situazioni di “mutamento”. E immedesimarsi nelle situazioni problematiche degli altri, ci aiuta a vedere con più coraggio in noi stessi, non essendo coinvolti direttamente.

Evelina Nazzari, in una scena dello spettacolo “Il Mutamento – In viaggio da Atlantide all’Universo” di Stefania Porrino

E’ così che la sala diventa il palcoscenico dell’inconscio, dove convivono le nostre diverse personalità. A vista, senza alcun filtro, si indossano e ci si libera di quelle maschere che più o meno consapevolmente siamo soliti rappresentare. Di particolare efficacia e cura i costumi di Natasha Bizzi.

Solo così si arriva a scoprire il desiderio di voler sperimentare il piacere, tutto nuovo, di essere continuamente messi alla prova, piuttosto che restare impaludati in una comoda zona di confort.

Solo così si scopre il piacere adrenalinico di voler cavalcare le onde dell’Amore: della voglia di farsi travolgere dalla “capacità di amare”, che vuol dire saper accogliere e gestire la delizia e il tormento; i momenti di riconoscimento e quelli della frustrazione; la gioia e la tristezza.

Giulio Farnese e Nunzia Greco in una scena dello spettacolo “Il Mutamento” di Stefania Porrino al Teatro di Documenti

Solo così si riesce a tollerare che a mille domande possano seguire pochissime risposte: perché riusciamo a riconoscere che è in noi che le risposte vanno cercate e trovate. Senza lasciarci paralizzare dalla paura di sbagliare, perché quello che erroneamente chiamiamo “sbaglio” è in realtà un allontanarci dal nostro sentire più autenticamente vero.

Il libro “Il romanzo del sentire – da Atlantide a noi” da cui la stessa autrice-regista ha tratto il testo dello spettacolo

L’effetto catarsi è assicurato: lo spettacolo coinvolge totalmente lo spettatore. Merito di un testo, tratto da “Il romanzo del Sentire – Da Atlantide a noi” di Stefania Porrino, profondo ma fruibilissimo e di una messa in scena seducente. Gli attori Giulio Farnese, Nunzia Greco, Evelina Nazzari, Alessandro Pala Griesche e Carla Kaamini Carretti si sono rivelati degli ottimi “compagni di viaggio” per gli spettatori: la loro interpretazione brilla in credibilità. Notevolissima la loro densità vocale.

La regista Stefania Porrino e il cast dello spettacolo “Il Mutamento-In viaggio da Atlantide all’Universo”