dal 20 al 25 Gennaio 2026

Ci protegge e ci separa, l’Amore: è come uno spazio.
E’ il nostro spazio vitale.

E’ questa scena, dove – come in un miscuglio inebriante – il rosso parla di vita ardente, di morte e di potere, di lussuria e di aggressività.
E’ un colore drammatico; è un colore erotico: parla dell’umano che è in noi.

Che altro può una creatura se non,
tra creature, amare?
Amare e dimenticare, amare e amar male
amare, disamare, amare?
Amare ciò che il mare trascina dalla spiaggia
ciò che interra e ciò che, nella brezza marina
è sale o esigenza d’amore o ansia pura?
Amare l’inospitale, l’aspro,
un vaso senza fiori, un suolo di ferro,
un uccello rapace.
Questo il nostro destino: amore senza limiti.
Amare la nostra stessa carenza d’amore.
(da Carlos Drummond De Andrade)

Pippo Delbono (ph. Luca Del Pia)
E’ lui. E’ il corpo della sua voce magneticamente donativa, ad evocare l’Amore attraverso queste parole.
E’ quel suo modo di respirare impazientemente appassionato; è quel suo dolore così sacro: fuori dai “perché” della logica.
E’ Pippo Delbono, e noi con lui, ad andare in pellegrinaggio verso quell’albero secco e solo, che abita la scena: una presenza oracolare.
A lui – a questo albero – ci rivolgiamo, trascinati dalla magia degli interpreti in scena. Cantando.
Un albero “in attesa”: che come una donna incinta può ancora fiorire, se si ha cura della Vita e delle sue Stagioni.

Si dice che l’uomo prima di parlare abbia cantato, che prima di scriver prosa abbia fatto poesia, perché esiste un rapporto molto naturale tra l’essere umano e la poesia. E’ come un modus vivendi capace di cogliere segrete corrispondenze. E in questo spettacolo scopriamo di averne memoria: torniamo a sentirlo.
E’ un canto d’amore malinconico, che sa di un destino irrevocabile eppure possibile; di lontananza e di presenza nostalgica; di sofferenza e di resilienza: è il fado portoghese. Che qui, come una profezia, prende forma dalla presenza oracolare dell’albero secco e solo.

Perché il Dolore e la Separazione sono elementi costitutivi non solo dell’Amore, ma anche della Vita. Sono valori civili, politici: sono occasioni di verità, sono occasioni di straordinarietà. Da condividere insieme.
E il fado non è solo musica, ma un vero e proprio rituale emotivo-esistenziale: è “l’eterno ritorno dell’uguale”. E’ un fare del dolore malinconico della perdita, un canto vitale. Ed è così che l’amore si libera della smania del possedere e della pretesa del “per sempre” ad esso collegata.

Un cantare, questo, così potente e libero da essere considerato rivoluzionario, e quindi proibito, dai regimi dittatoriali.
Ma attenzione, ci dice Pippo Delbono: anche l’amore può prendere la forma di una dittatura, quando “i baci vengono elargiti a ricatto” e “un giorno sei di buon umore e mi ami, il giorno dopo sparisci”. Oggi si tende a lasciare libera circolazione a questa concezione dell’amore e a bandire il suo valore autentico, legato a quello della Morte: un valore che si fonda sulla generosità e sull’altruismo.

(ph. Luca Del Pia)
Valori anti-capitalistici, che non onorano “il possedere”. Non fanno dell’Amore una soluzione per combattere la paura che ci assale di rimanere soli. Ma vanno al di là: cercano “una riconciliazione” con la paura. Come avvertiamo partecipando a questo spettacolo.

Uno spettacolo dove protagonista è proprio l’Assenza, così costitutiva dell’Amore. Un’assenza che scava nell’animo dell’autore, in quello degli interpreti della sua compagnia, così come nel nostro di spettatori: umanamente tentati, come siamo, a cercare con gli occhi, ciò che manca. E che, inevitabilmente, tarda a manifestarsi.

Questo spettacolo di Pippo Delbono ha il dono invece di offrirsi come un incontro con il creativo furore dell’umiltà.
Quell’umiltà che rintraccia un sentire comune, e che ci restituisce una generosa identità creativa, vitale, trasformativa. Ospitale.
Come l’Amore.

Morire d’amore
davanti alla tua bocca
Sciogliere
la pelle
di sorrisi
Soffocare di piacere
con il tuo corpo
Cambiare tutto per te
se necessario
(musica Pedro Jóia
parole Maria Teresa Horta)

Si consiglia di abbinare
la visione dello spettacolo “Amore”
alla proiezione del film “Bobò, la voce del silenzio” ,
creazioni di Pippo Delbono
di passaggio qui a Roma fino a questo fine settimana.

Il film racconta la storia straordinaria e reale di Bobò, un uomo sordomuto, analfabeta e microcefalo che ha vissuto per 46 anni nel manicomio di Aversa. La sua vita prende una svolta inaspettata nel 1995, quando Delbono lo incontra durante una visita nella struttura e ne rimane profondamente colpito. Da quell’incontro nasce un legame umano e artistico destinato a cambiare per sempre le loro vite.
Inoltre
Sabato 24 Gennaio
al termine dello spettacolo
al Teatro Vascello,
sarà presentato il libro dello studioso e critico di teatro
Gianni Manzella
“Delbono”
pubblicato nella collana Linea
di Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale e Luca Sossella editore.
Saranno presenti Pippo Delbono e l’autore
modera Cristina Piccino, giornalista del quotidiano il Manifesto.




Recensione di Sonia Remoli
