– CAPITAN AMAZING – regia Marco Maria Casazza

di Alistar McDowall

– con STEFANO ANNONI –

traduzione e regia Marco Maria Casazza

TEATRO VITTORIA

dal 28 al 30 Settembre 2026

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Si chiama Mark ma può essere chiunque. Ha “una crepa” nell’anima dalla quale sa far fiorire – quando non si ostina a volerla chiudere con “un sigillante” – un’altra identità: quella di un super eroe. Con la quale impara a staccarsi da terra fino a volare, laddove nella realtà resta impantanato, isolato, chiuso.

Si presenta al pubblico di spalle: non rivela la sua identità. Ha la voce gonfia di alcool: il suo sigillante. Si trova in discoteca, seppur detesti quel tipo di musica assordante. In verità ha un urgente bisogno di essere ascoltato: grida di essere un super eroe. Ma nessuno ascolta la sua dichiarazione di vulnerabilità: è un giovane solo, disperatamente solo.

Alistair McDowall

L’interessante drammaturgia pluristratificata di Alistair McDowall – che permette allo spettatore di partecipare alla narrazione a diversi livelli di interpretazione, dando vita a quella che Umberto Eco definiva “un’opera aperta” – prende forma attraverso continui passaggi: come se la sua forma fluida fosse inficiata anch’essa da “crepe”.

Ne deriva un’interessante narrazione che si offre attraverso quadri, che ricordano quelli di un fumetto: dove il gutter, ovvero lo spazio vuoto (la crepa) tra una scena e l’altra, deve essere colmato dal contributo immaginativo del lettore/spettatore. Contributo al quale l’attenta regia di Marco Maria Casazza – intessuta sulla sua traduzione, la prima in italiano, del testo di McDowall – viene incontro: facendo sì che dalle tasche di Mark fioriscano scampoli di magie capaci di dare vita ad una sorta di continuum narrativo.

Marco Maria Casazza


Mark lavora in un iper-mercato di accessori per la casa ma la sua, di casa, è nuda di accessori, di cure, di attenzioni: é lo specchio della sua anima e si dà come una sorta di “fortezza della solitudine”. E’ abitata infatti da una sola sedia e resta tale anche quando la casa inizia ad essere frequentata da una giovane donna, che resta incinta ma che dopo un po’ se ne va. Resta la loro bambina, però: Emily. E il suo papà le insegna che non sempre le cose migliori sono quelle “fatte apposta”. Anche quelle che “capitano”, possono essere meravigliose. Basta “lasciare la porta aperta” .

Stefano Annoni restituisce un Mark che – nonostante la stagnante disperazione esistenziale di cui è intriso – sa arricchirsi di un interessante guizzo shakespeariano: oltre ad essere un capitano meraviglioso, è infatti “il capitano del meraviglioso”.

Stefano Annoni

(ph. Valeriano Solfiti)


Sebbene alzarsi in volo da terra sia un’impresa quotidiana ogni volta da conquistare, Mark riesce comunque a lasciarsi guidare in una navigazione verso il fantastico mondo dell’immaginazione, capace di affrontare i limiti e gli inciampi del reale. 

La stessa educazione sentimentale che testimonia ad Emily, si fonda sulla capacità di non smettere di sostenersi sulla leggerezza delle ali della meraviglia: per riuscire a colmare, in qualche modo, la fragilità dell’umano stare al mondo. Sarà la fantasia allora a vestire di sfarzo gli accadimenti della vita. E l’indulgenza ad accarezzarli. 

Fantasia e indulgenza racchiuse nel potere magico di un mantello rosso che, in quanto tale, non è mai solo un mantello, ma un poliedrico inno al coraggio e alla protezione. Il racconto che ne scaturisce è un’espansione di senso che aiuta nell’orientamento vitale, perchè permette di dare un nome alle emozioni così da poter costruire ponti tra polarità complesse.

Il contributo della narrazione fantascientifica risulta prezioso per guardare il diverso e le avversità come dentro ad uno specchio deformante: la fantascienza, infatti, nel descrivere il domani esplora le speranze, le paure e i dilemmi dell’oggi.

(ph. Andrea Butti)


La traduzione e la regia di Marco Maria Casazza, complice la versatilità interpretativa di Annoni ricca in estro e rigore, lasciano in dono allo spettatore – che fino a mercoledì 30 settembre p.v. si recherà a vedere lo spettacolo nello storico Teatro Vittoria del quartiere Testaccio – la sensazione che nella realtà, così come nella fantasia, ogni eroe ha le “sue crepe”.

Superman, eroe amato da Capitan Amazing, ad esempio è l’alieno sradicato dal suo pianeta d’origine (Krypton) che trova accoglienza sulla Terra, diventando il più umano dei terrestri. Spider-Man, amato da Emily, è l’eroe della porta accanto: Peter Parker è un giovane normale che lotta con i problemi quotidiani e le proprie insicurezze personali. La sua grandezza non risiede nell’essere invincibile, ma nel trovare la forza di rialzarsi dopo ogni caduta. 

Perché “c’è una crepa in ogni cosa e da lì entra la luce”: quella luce che rende possibile un nuovo inizio.


Recensione di Sonia Remoli

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