AMLETO AL BUIO – di e con Roberto Latini

TEATRO ARGOT STUDIO

dal 26 al 29 Marzo 2026

“Ascoltare” in Shakespeare come in Latini non è una semplice funzione fisiologica: è un modo complesso per esplorare la verità, la menzogna, l’amore. Gli enigmi della psicologia umana.

L’orecchio – veicolo d’intrigo e di manipolazione – è l’ingresso principale verso una conoscenza emotiva, che può essere spinta all’estasi e alla follia. 

Sul suono si lascia scrivere la drammaturgia shakespeariana, tanto che allo spettatore – a qualche livello – si chiede di “vedere” attraverso ciò che sente.

In questo suo “Amleto al buio” Roberto Latini – eretico testimone dell’eredità shakespeariana – si muove in almeno due nuove direzioni: sperimentando una semina consociativa della scrittura dell’Amleto shakespeariano – cha parte da Heiner Müller per arrivare, anche, a Pier Paolo Pasolini e a Philip K. Dick – fertilizzata dall’humus del buio. Una sinergia che apre a inaspettate fioriture interiori nello spettatore-ascoltatore, complice l’irrigazione sonora e musicale di Gianluca Misiti.

Entrando nell’intimità dello spazio scenico del Teatro Argot Studio, gli occhi vengono abituati ad una progressiva potatura visiva, che si darà in maniera più radicale nel momento in cui, indossate le cuffie, si inizierà ad immergersi in una particolare predisposizione sensoriale ed emotiva. Complice la seduzione dell’attesa, prima ancora che le parole e i suoni divengano vividamente più intensi, gli occhi scoprono la stupefacente luminosità del buio: preludio all’avanzare in scena della presenza spettrale, dalle molteplici identità, dell’Amleto di Latini.

L’orecchio inizia a cogliere una sinergia di contrasti: il caldo mistero seduttivo del buio; la fredda – eppure accorata – inflessione meccanica della vocalità; lo smarrimento fertilmente inquieto della drammaturgia; la sempre nuova dolcezza della tessitura sonora di Misiti.

L’occhio – cercando di localizzare la sorgente della vocalità – incontra una presenza spettrale che oscilla tra la ricerca di una compostezza, che risulta efficacemente rigida, e l’intrigante flessuosità di una continua perdita di equilibrio.

Un’esperienza potentemente soggettiva carica di echi, di insistenze interiori, di nuovi contatti con zone inesplorate. Doni di un’esperienza diretta e ravvicinata con la narrazione di un classico che – proprio in quanto tale – chiede di essere indagato in ogni sua potenzialità.

Una produzione della compagnia Lombardi – Tiezzi.


Recensione di Sonia Remoli

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