LA MORTE OVVERO IL PRANZO DELLA DOMENICA – regia Mariano Dammacco

– con Serena Balivo –

SPAZIO ROSSELLINI

25 Gennaio 2026

Emana tutta la magia di un rituale,

dove l’al di qua e l’al di là s’incontrano sulla soglia di un confine.

Un incanto che si concretizza nella parziale restituzione fisica di un tavolo, al quale una donna prende posto.

Lei è un’elegante signora dal crine cesellato d’argento.

Il suo fascino asimmetrico è in perenne espansione, pronto ad inghiottire tutto.

Con gli occhi.

Ci annusa con il collo, ci assapora. 
E’ a caccia di tenerezza.

Si accoccola nell’ansa delle sue spalle.

Lo scorrere del tempo le ha arrotondato la postura. E non solo.

Capriole di fumo sono ora i suoi gesti. Lei, il fumo della sua sigaretta spenta.

Più che un racconto, il suo è il gesto d’invito ad assaggiare un boccone del suo pranzo domenicale, a casa dei genitori. 

E’ un’atto di condivisione.

Più che un racconto, la sua è una rievocazione di pranzi ritualmente sempre uguali da quasi due anni. 

Pranzi dove si celebra la vita, aspettando la richiesta ad uscire per l’ultimo appuntamento.

(ph. Angelo Maggio)

E, nell’attesa che si fa sempre più vicina, si ha cura che ogni pranzo non perda in gusto.

Anzi, consapevoli ogni volta che possa essere l’ultimo, il gusto lo si vuole assaporare senza sprecarne neanche un po’.

(ph. Angelo Maggio)

Pietanze sono i ricordi di vita, ricchi in spezie e profumi. Ogni volta succulenti.

Perché “riscaldata, la vita e’ più buona”.

Perché riassaporata, la vita e’ più viva.

Uno spettacolo delizioso: che riconcilia con tutto.



Recensione di Sonia Remoli

Lascia un commento