Driving

TEATROSOPHIA, 15 Gennaio ore 21:00 – 16 Gennaio ore 18:00 –

Una spessa nebbia avvolge il palco fino ad invadere le prime file della sala. Si intravede sulla scena il frontale di una city car e subito dietro un uomo. Di spalle, che voltandosi rivela una chitarra a tracolla. Si siede. Dall’entrata di sinistra della sala sbuca un altro uomo, affondato in un giaccone color fango. Si muove freneticamente ma si percepisce che uno stato di smarrimento lo appesantisce: una densa nebbia mentale.

Sta partendo per un viaggio: da Milano a Roma. Ma perché? La domanda dello spettatore rimane per il momento avvolta nella nebbia. L’attore (Fabio Mascaro) ci dice solo che deve imporsi di non pensare al perché sta partendo e fa sì che un fitto banco di nebbia cali sulla sua mente e sul suo cuore.

Scopriamo che ha due compagni di viaggio: Riccardo, uno snodabile Big Jim, che emerge per metà da una piccola botola del cruscotto, quasi un personaggio beckettiano e poi una donna conturbante: la Musica (Alessio Pinto). Che inizia a provocarlo, sussurrandogli ossessivamente: “Non puoi andare avanti pensando che niente vada male”.

Alessio Pinto e Fabio Mascaro

Ed ecco che il banco di nebbia a cui si era impegnato a dare forma, inizia a perdere densità. Perché la nebbia è anche il modo in cui le cose si rivelano. Una delle questioni fondamentali che la nebbia pone alla percezione non è tanto “dove sono?” ma soprattutto “dove sono gli altri?”. E ancora: “cosa lega i miei pensieri alle cose che ci sono?”. La nebbia consente di immaginare, di guardare, di vedere quello che non si riesce a vedere, quando tutto sembra completamente visibile.

E così succede a Franco, il protagonista, che inizia a dare visibilità e valore alle preoccupazioni di cui è oggetto, ai gesti di cura da cui è avvolto, a chi lo sa guardare negli occhi, come Teresa sua moglie. Cose che rischia di perdere perché fagocitato da false realtà che lo hanno indotto a demonizzare il “vacillare”, lo “sfocato”, finendo però per morire di noia nella stabilità. E’ ancora la musica a solleticarlo: “Te ne sei accorto sì , che tutto questo rischio calcolato, toglie il sapore pure al cioccolato. E non ti basta più”. 

E poi ci sono le fiamme di fuoco: quelle che gli uomini, figli e padri, provano guardando i corpi delle donne. Ma anche aspettando un abbraccio che non arriva mai, perché non si è insegnato a dargli luce, valore, importanza. E allora ci si accontenta di illuminare agli sfioramenti, che inavvertitamente colorano la distanza dell’essere “istituzionali”. E la musica sempre provocante: “Come posso tentare di spiegarmi, se lui ancora una volta distoglie l’attenzione. È sempre la stessa vecchia storia: dal momento in cui potevo parlare, mi fu ordinato di ascoltare. Ora c’è una strada e so che devo andarmene”.

Alessio Pinto e Fabio Mascaro

E magari, ora, l’albero maestro del veliero può essere colorato anche di giallo. Perché le mancanze, i vuoti, sembrano essere immersi in una cappa di nebbia ma la nebbia poi se ne va, quando si è scoperto un nuovo modo di vedere le cose.

Siamo tutti smarriti e perplessi, con incerte identità personali. Ci siamo persi nella nebbia. Ma è solo perdendoci che potremo ritrovarci. Solo in questo modo possiamo forse sperare di capire il mondo: guidando (alla volta di noi stessi). Un viaggio che, almeno per un’ora, lo spettatore fa, insieme a Franco, a Riccardo e alla Musica.

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