IL SEN(n)O – regia Serena Sinigaglia

con LUCIA MASCINO –

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di Monica Dolan

traduzione Monica Capuani

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TEATRO VASCELLO

9-10-11 Febbraio 2026

Perché è così importante essere persone “normali”?

Che cosa significa “essere nella norma” ? E cosa siamo disposti a fare quando ci troviamo di fronte a un fatto che è “senza precedenti”?

Quando ad esempio veniamo a conoscenza – come sottopone alla nostra attenzione questo intrigante e accorato monologo interpretato da Lucia Mascino, diretto da Serena Sinigaglia, scritto da Monica Dolan e tradotto da Monica Capuani – di come una bambina già dai due/tre anni di età può sentire un forte richiamo verso la femminilità? Una femminilità da usare “per farsi vedere”, come suggerito da certi modelli comportamentali veicolati sui media.

Serena Sinigaglia, Lucia Mascino, Monica Capuani

Cosa ci suscita venire a conoscenza di questa nuova tendenza? Ci interroghiamo, ci poniamo dei dubbi? O impulsivamente ci schieriamo?

E questa giovanissima umanità che è “fuori” dalla norma con la quale fino ad ora si era fissata la giusta età in cui desiderare sentirsi femminili, ci scandalizza o ci eccita?

Perché è così che risponde la società quando questo desiderio di precoce femminilità diventa negli anni sempre più impellente e succede che a 8 anni la bambina si fa costruire un seno prosperoso, assecondata da sua madre.

Serena Sinigaglia

Il testo di Monica Dolan – scelto da Serena Sinigaglia in quanto particolarmente efficace nel cogliere una delle questioni più urgenti della contemporaneità – nasce come riflessione sulla sessualizzazione precoce nell’era digitale e sulla pressione culturale rivolta ai corpi delle bambine. Prendendo spunto da casi reali e storie di cronaca riguardanti la manipolazione dell’identità giovanile.

Quello che questo spettacolo ci invita a ricordare è che “la norma” non serve solamente a regolare i comportamenti sociali attraverso la minaccia di una pena: la norma agisce anche come orientamento. Perché essere “normale” non è una condizione oggettiva e statica. E se questo gap di oscillamento del nostro essere “umanamente normali” non è accolto con accortezza in una norma, finisce per essere oggetto di subdola manipolazione da parte dell’ideologia del marketing. Che prospera sulle nostre insicurezze, e più in generale sulle nostre fragilità.

Monica Dolan

E allora che si fa?  

Magari si può iniziare tenendo sempre acceso il nostro “senno”: una sorta di bussola interiore che permette di orientarsi nella complessità della vita. 

Che è poi l’atteggiamento con cui in scena ci si propone la psicoterapeuta che si immagina coinvolta in in un caso di cronaca, interpretata con appassionata e appassionante umanità da Lucia Mascino.

Che non a caso entra in scena tormentata. Proprio perché la soluzione di “un caso senza precedenti” alimenta prepotenti dubbi. E lei se ne lascia coinvolgere così intensamente, da sentire di avere esigenza di una pausa, di una sospensione dal normale fare e pensare. Sente che le è necessario crearsi uno spazio di riflessione personale, per entrare meglio nel caso. Al di là dei condizionamenti mediatici.

Uno spazio nuovo di confronto: con noi del pubblico. Paradossalmente infrangendo la regola della riservatezza professionale. E immaginando di essere ora lei dall’altra parte della barricata: come paziente.

E proprio come i suoi pazienti, scopre di non riuscire a trovare un inizio da cui partire con il suo racconto. E come ogni paziente si aspetta di tornare ad essere felice, anzi non triste, meglio ancora: funzionante.

Ma come?

Magari iniziando a prendersi cura proprio di quel groviglio di rami secchi che abita la scena, metafora di ciò che nella nostra umanità è rimasto senza nutrimento e si è seccato. Occorre muoversi con delicatezza, entrandoci in relazione “con i guanti”. Perché in fondo ogni incontro “senza precedenti” ci porta a chiederci chi siamo davvero e cosa siamo disposti a scoprire e ad accogliere di noi stessi. E degli altri. 

Sarà così anche per la paziente-terapeuta, che in questo insolito frangente si troverà anche a dover prendere inaspettate scelte sulla salute del proprio seno.

E’ importante che a Tetro ci si interroghi sulla nostra capacità di contemplare le inevitabili contraddizioni proprie del nostro essere gettati al mondo da umani.

E diventa necessario, come in questo caso, che il Teatro ci inviti a puntare l’attenzione e a riconsiderare le reazioni dominanti, derivanti da norme a volte inadeguate ai mutamenti del sentire umano. Una inadeguatezza che troppo spesso lascia spazio a pericolosi scenari manipolatori di marketing, fuori controllo soprattutto quando ad esserne preda sono bambine e adolescenti.


Recensione di Sonia Remoli

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