Uscita d’emergenza

TEATRO MARCONI, Dal 10 al 13 Marzo 2022 –

Uno spettacolo sulle affinità geodinamiche tra un territorio e un modo di stare al mondo. Il lento abbassarsi e alzarsi del suolo accompagnato da scosse, trova il suo corrispettivo umano nel bradisismo emotivo di due stralunati individui. Ad una lentezza del fenomeno (percepita come tale solo nel tempo degli umani) viene applicato, con il guizzo registico caratteristico di Claudio Boccaccini, un ritmo recitativo geologicamente rapido ed incalzante. In alcuni casi, vertiginoso. Complici anche la scelta e l’efficace utilizzo degli effetti scenografici e musicali.

Due strani tipi si ritrovano a condividere lo stesso spazio vitale. Vengono da mondi molto diversi fra loro: quello della sacralità religiosa della chiesa e quello della sacra laicità del teatro. Pacebbene, è un ex sacrestano bigotto e quindi perseguitato da fantasie sessuali inaccettate. Cirillo, è un orgoglioso “souffleur” , un suggeritore teatrale, che saltuariamente ancora lavora e che non perde occasione per profanare le stantie citazioni sacre, ancora (apparentemente) così rassicuranti per Pacebbene.

Soli e abbandonati da tutti, si trovano a condividere quel che resiste di un “appartamento” e di uno stare al mondo di oscillante precarietà. In una condizione inaccettatamente incontrollabile, cosa ci può essere di più prezioso di un sacrestano (cioè di qualcuno che sceglie di fare il custode delle cose sacre) e di un “souffleur’, cioè qualcuno che costantemente è a nostro servizio per soffiarci nuova linfa e quindi suggerirci ciò che per natura tendiamo a dimenticare?

Inconsapevoli di essere loro stessi “gli splendori” di un’esistenza buia, si riducono a vivere rintanati nel loro buco di cemento. Consapevoli di venirne ricoperti ma con un desiderio incontenibile di voler essere trovati e (finalmente) scoperti, come sotto le macerie di Pompei.

Oscillando nell’attesa che questo accada, o all’opposto che una (improbabile) chiamata annunci loro la nuova “terra promessa”, non si accorgono di essere loro stessi le “colonne” che, non solo scenograficamente, vibrano ma resistono alle scosse della Terra e della Vita. Proprio perché in qualche modo capaci di assorbire e trasformare queste scosse in una lotta di abbracci, disperatamente solidali. Loro, collante per un’esistenza destinata a “crepare”.

Uno spettacolo in cui, grazie ad una lettura del testo particolarmente accurata, il regista Boccaccini attraverso il suo adattamento traduce e rintraccia la maniera di rendere al meglio anche il sottotitolo dell’interessante opera di Manlio Santanelli: “Beati i senza tetto perché vedranno il cielo”, originale parafrasi della sesta beatitudine evangelica. Perché al “tetto” delle ipocrite sicurezze solo alcuni hanno il coraggio di rinunciare. Uomini toccati dal cielo e da cui il cielo si è lasciato toccare. Questa, forse, è la vera umanità: quella beatitudine che ci è concesso cercare e forse trovare.

Efficace l’interpretazione dei due attori: un coinvolgente “flâneur” in pantofole Felice Della Corte nei panni di “Cirillo” e un polimorfico Roberto D’Alessandro nei panni di “Pacebbene”.

Per maggiori informazioni sullo spettacolo

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