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TEATRO VASCELLO, Dal 15 al 20 Febbraio 2022 –

Quali sono i confini della nostra tolleranza? Non quella di cui ci fregiamo in discorsi buonisti e di cui sentiamo inesorabilmente il peso, l’imbarazzo. Piuttosto, invece, quanto siamo capaci di sostenere e quindi di accogliere una scelta dichiaratamente diversa dalla nostra, in nome di qualcosa di più alto, come l’Amicizia e più in generale dell’Arte della vita?

Sentirsi solo formalmente tollerato non procura benessere, piuttosto suscita senso di inadeguatezza e quindi disistima. La cortesia senza coinvolgimento emozionale, regala solo un tangibile disagio. Siamo consapevoli quindi di cosa lasciamo all’altro, quando siamo noi a vestire i panni del tollerante?

Lo spazio scenico è vuoto: solo un telo bianco, posizionato a 45gradi, occupa il lato destro del palco. Entrano i tre attori, ognuno dei quali inserito rigidamente nel proprio spazio di luce. Il quadro bianco, oscuro oggetto del desiderio di Serge, non è (almeno non ancora) il telo che vediamo fisicamente sul palco ma un quadro metafisico che i tre attori ci lasciano immaginare attraverso le loro conversazioni ma soprattutto attraverso le loro reazioni. L’ amico ad avere l’onore di fare la conoscenza dell’opera d’arte, appena acquistata da Serge, è Marc.

Scandalizzato dalla scelta estetica ed economica dell’amico, se ne esce con una forzata risata proterva, cercando aiuto, senza troppo successo, in tre granuli omeopatici di Gelsemium o in alternativa di Ignatia. Rimedi utili per cercare di tollerare ansie da prestazione, con il rischio però che la tolleranza diventi sinonimo di indifferenza: la peggiore delle reazioni umane. Arriva poi Yvane, l’altro amico di Serge, uno che con “il bianco” dovrebbe avere dimestichezza lavorando in una cartoleria. In realtà invece la sua capacità di condivisione dell’emozione dell’amico è resa impossibile da una maniacale necessità di porre completezza e uniformità ad una banale esigenza: quella di trovare qualcosa che manca, il cappuccio della sua penna. Quando finalmente la sua personale esigenza di ordine si è (apparentemente) composta, e può concedersi di regalare attenzione al folle acquisto dell’amico, la sua reazione è di totale accondiscendenza: “se ti fa piacere!”.

Una filosofia di vita che dà per scontata la diversità: non ne coglie, né ne riconosce l’essenza. Non si crea insomma quella speciale curiosità verso l’altro che ti porta a partecipare, fino a diventare complice della sua scelta. Piuttosto a crearsi è una netta separazione tra due possibili, e quindi diversi, atteggiamenti. Separazione enfatizzata anche visivamente dagli incomunicabili corridoi di luce che illuminano e fanno risaltare le zone d’ombra che separano i tre amici. Piccoli, subdoli giochi di potere si insinuano in un sentimento, l’Amicizia, che invece proclama di metterli al bando in nome di un totale riconoscimento della dignità dell’altro.

Legame di importanza vitale quello dell’Amicizia, se Aristotele era solito dire che gli uomini potrebbero fare a meno di qualsiasi bene ma non possono rinunciare all’amicizia. Ma quando invece la curiosa attenzione verso la diversità dell’altro diventa sterile giudizio, che fa dei confini solo elementi di separazione e non anche luoghi dove ci si può incontrare, si crea necessariamente uno stato di necrosi delle relazioni. E pensare, come dice Serge (citando il Platone de Il Simposio) che niente di bello si può creare con la razionalità, con l’ordine, con il simile. È solo dalla vertigine di tensione che si crea tra l’ordine razionale e il divino disordine della follia che nasce la vera bellezza.

E quando i tre amici riusciranno a trovare questa speciale accoglienza l’un l’altro, sperimenteranno di vedersi in un modalità diversa: attraverso la colorata diversità delle ombre di ciascuno. Complice il telo bianco che ora, come in uno specchio, restituisce la bellezza dell’Arte di vivere insieme. In Amicizia. Diversi. Perche Arte, come il titolo dello spettacolo ci suggerisce, è la capacità di andare verso qualcuno o qualcosa.

Informazioni sull’autrice del testo Yasmina Reza

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