– UNO SCHERZO DEL GENERE – al 60° Festival di Borgio Verezzi

60° FESTIVAL TEATRALE DI BORGIO VEREZZI

Domenica 2 / lunedì 3 agosto ore 21.30 

(Piazza Sant’Agostino – Verezzi)

PRIMA

UNO SCHERZO DEL GENERE

di Jade-Rose Parker / Traduzione e adattamento di David Conati

Con Emanuela Grimalda, Gianluca Ramazzotti e con Mauro Conte e Virginia Bonacini / Regia Gabriel Olivares / Scena Rob Howell / Costumi e arredo Maria Giulia Rossi / Produzione: Oliver & friends srls

Successo clamoroso della scorsa stagione a Parigi e Madrid


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Carla è una elegante signora  sposata a Francesco De Monte Capuano, un uomo politico che si appresta ad essere rieletto alle prossime elezioni. Da più di 25 anni tutto va a gonfie vele nella loro vita fino a quando una sera Carla rivela al marito di avere un tumore alla prostata. E che prima di sposarsi era un uomo.

Un fulmine a ciel sereno in casa De Monte Capuano. Da quel momento una valanga di equivoci, rivelazioni e situazioni imprevedibili travolge la coppia e la loro famiglia. Tra risate e critica sociale una commedia che farà discutere anche dopo la chiusura del sipario.

Lo spagnolo Gabriel Olivares firma la regia dello spettacolo, dopo aver diretto a Madrid la versione spagnola della commedia. Il suo contributo aggiungerà brio e qualità ad un cast tutto italiano capitano da Emanuela Grimalda e Gianluca Ramazzotti nella bella e dinamica versione italiana di David Conati, equilibrando le risate e le sottili sfumature di un solido testo francese contemporaneo, che incrocia la corrosiva commedia all’italiana passando per l’irriverenza spagnola. 

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Note di regia

Ci sono opere che nascono da un’intuizione semplice: il dubbio. Così come Amleto è, in fondo, una tragedia sul dubbio, Uno scherzo del genere è una commedia che si alimenta dello stesso motore, ma lo illumina attraverso l’umorismo, la contraddizione e il disagio quotidiano. Qui non si sospetta di fantasmi o vendette, ma di qualcosa di ancora più sfuggente: chi siamo quando cerchiamo di essere migliori di quello che siamo davvero. L’ipocrisia gentile, l’identità che si muove sotto i nostri piedi, le verità che usiamo come salvagente… tutto entra in gioco. Ridiamo di ciò che ci vergogniamo di guardare in faccia, ed è lì che appare la commedia più pura.

Esiste inoltre un altro livello, un tono che mi piace definire di genere fluido: una commedia che non si lascia rinchiudere né nella risata facile né nel moralismo; che scivola tra l’intimo e il sociale, tra il politico e l’emotivo, tra l’assurdo e ciò che è profondamente reale. Non è un’opera che si propone di dare risposte; è un’opera che gioca a cambiare la domanda. Il dubbio non appare come un ostacolo, ma come un’opportunità per rivelare quell’umanità che tutti cerchiamo di nascondere.

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Uno scherzo del genere è una commedia che guarda dritto ciò che normalmente evitiamo. Non accusa e non fa la morale. È un testo sul disorientamento contemporaneo, sulle etichette che cambiano più velocemente di noi e sulla sfida di convivere con il paradosso di voler fare la cosa giusta senza sapere esattamente cosa significhi davvero fare la cosa giusta. Un’opera in cui la risata nasce dal riconoscimento, e il riconoscimento, a volte, dalla vertigine.

Non posso chiudere queste note senza un ringraziamento esplicito a tutto il cast italiano cosi come sono onorato di tornare a lavorare in questo meraviglioso paese.

[Gabriel Olivares]

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www.festivalverezzi.it