– Al Teatro Giuditta Pasta UNDERDOGS, A mio fratello – perché la violenza non è mai soltanto altrove

TEATRO GIUDITTA PASTA SARONNO

Venerdì 30 ottobre 2026, ore 20.45

UNDERDOGS

La violenza non è mai soltanto altrove

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COLLETTIVO RUTH

apre la Rassegna Contemporanea del Teatro Giuditta Pasta con uno spettacolo sul consenso, la sopraffazione e la responsabilità collettiva

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Venerdì 30 ottobre 2026, ore 20.45
Teatro Giuditta Pasta, Saronno

UNDERDOGS

quando la violenza abita la normalità

Il lavoro di Collettivo Ruth inaugura la Rassegna Contemporanea della stagione RADICI 2026|27, diretta da Andrea Chiodi.

Un’indagine fisica e sonora sui meccanismi della sopraffazione, sul consenso e sul silenzio di chi assiste.

«E pensare che era un ragazzo normale».

È da questa frase, apparentemente innocua, che prende avvio UNDERDOGS – a mio fratello, lo

spettacolo di Collettivo Ruth in programma venerdì 30 ottobre alle ore 20.45 al Teatro Giuditta Pasta di Saronno.

Il lavoro apre la Rassegna Contemporanea della stagione RADICI 2026|27, sotto la direzione artistica di Andrea Chiodi, e porta al centro della scena una domanda urgente:

dove cerchiamo la violenza e, soprattutto, perché così spesso non siamo in grado di riconoscerla quando ci è vicina?

La parola normale diventa il punto di partenza di una riflessione che mette in discussione stereotipi e categorie rassicuranti. La violenza viene spesso attribuita a figure percepite come marginali, estranee o immediatamente riconoscibili come pericolose.

Ma cosa accade quando a esercitarla è una persona che conosciamo, qualcuno che appartiene alla nostra quotidianità, alla nostra cerchia di relazioni, alla nostra idea di normalità?

UNDERDOGS sposta lo sguardo proprio su questa contraddizione.

La sopraffazione non si manifesta soltanto attraverso gesti eclatanti: può insinuarsi nelle relazioni attraverso il controllo, il ricatto, la pressione e il silenzio. E può trovare spazio anche grazie all’indifferenza di chi assiste, sceglie di non intervenire o contribuisce, consapevolmente o meno, a rendere invisibile ciò che sta accadendo.

La scena si apre in una casa buia e isolata, abitata da quattro personaggi ai margini, riuniti in un microcosmo sospeso e inquietante. A dominare lo spazio è una vecchia radio: una presenza costante che alterna suoni, musiche e frammenti di trasmissioni, orientando i comportamenti degli abitanti e imponendo un ritmo alle loro giornate.

In questo ambiente spoglio, i gesti quotidiani si trasformano progressivamente in rituali meccanici. La convivenza oscilla tra apparente armonia e improvvise esplosioni di aggressività, mentre le voci provenienti dalla radio evocano storie di violenza, vicende personali e collettive, realtà e finzione.

La tensione cresce fino a una scena di violenza sessuale, momento in cui la dinamica della sopraffazione si rivela nella sua dimensione più brutale. A colpire non è soltanto l’aggressione, ma anche la reazione di chi vi assiste: nessuno interviene, mentre una danza sembra tentare di coprire e neutralizzare l’orrore. Il corpo collettivo diventa così il luogo in cui si manifesta la complicità, attraverso l’immobilità, la negazione e il tentativo di trasformare l’accaduto in qualcosa che possa essere ignorato.

Quando uno dei personaggi distrugge la radio, il gesto sembra annunciare una rottura con il sistema che governa la comunità. Ma il silenzio che segue non porta con sé una liberazione definitiva: restano il buio e l’impotenza, senza una catarsi capace di ricomporre ciò che è accaduto.

Con la regia e la coreografia di Giovanni Consoli, UNDERDOGS costruisce il proprio linguaggio attraverso la relazione tra corpi, suono e spazio. Le musiche di Francesca Cordone e Ludovico Di Meco accompagnano un dispositivo scenico nel quale il ritmo governa i movimenti, i rituali si ripetono e la tensione si accumula fino a diventare insostenibile.

La dimensione coreografica non è soltanto una componente estetica, ma parte integrante della narrazione: i corpi esprimono i rapporti di potere, la pressione del gruppo e la possibilità — o l’impossibilità — di sottrarsi a un meccanismo condiviso. La violenza emerge così non soltanto come atto individuale, ma come fenomeno che interroga l’intera comunità.

Il sottotitolo a mio fratello introduce inoltre una dimensione intima, che affianca alla denuncia sociale una riflessione sul legame, sulla prossimità e sulla difficoltà di riconoscere la violenza quando riguarda qualcuno che sentiamo vicino.

Con UNDERDOGS, il Teatro Giuditta Pasta inaugura il percorso della Rassegna Contemporanea all’interno di RADICI 2026|27, la stagione diretta da Andrea Chiodi. Il sostegno della Fondazione Culturale Giuditta Pasta al lavoro di Collettivo Ruth si inserisce nell’attenzione rivolta ai linguaggi della scena contemporanea e alle pratiche artistiche capaci di interrogare il presente.

L’apertura della rassegna affida così al teatro una funzione che va oltre la rappresentazione:

creare uno spazio in cui le questioni del nostro tempo possano essere osservate da prospettive inattese, mettendo in discussione convinzioni consolidate e chiamando il pubblico a confrontarsi con le proprie responsabilità.

Perché, come suggerisce lo spettacolo, finché continueremo a pensare che la violenza sia sempre altrove, continueremo anche a scegliere chi siamo disposti a proteggere.


UNDERDOGS, a mio fratello

Collettivo Ruth

Regia e coreografia: Giovanni Consoli

Musiche: Francesca Cordone, Ludovico Di Meco

Con Aichatou Cherif, Giovanni Consoli, Lorenzo Leopoldo Egida, Ilaria Felter

Produzione: Compagnia Arearea

Con il sostegno di Fondazione Culturale Giuditta Pasta

Ad accompagnare l’apertura della Rassegna Contemporanea sarà anche

Oltre il Sipario

l’appuntamento di approfondimento e dialogo dedicato al pubblico

in programma venerdì 30 ottobre alle ore 19.30 nel foyer del Teatro Giuditta Pasta

prima dello spettacolo.

La critica teatrale Chiara Palumbo guiderà un momento di introduzione e confronto

per avvicinarsi ai temi e ai linguaggi di UNDERDOGS

offrendo al pubblico ulteriori strumenti di lettura e nuove prospettive sul lavoro di Collettivo Ruth.

Un’occasione per entrare nel vivo della proposta artistica, prepararsi alla visione e vivere il teatro non soltanto come momento di spettacolo, ma anche come spazio di ascolto, approfondimento e condivisione.


La Rassegna Contemporanea della stagione RADICI 2026|27 si arricchisce della collaborazione con Agenzia Generali Uboldo, Cultural Partner del percorso

con cui la Fondazione Culturale Giuditta Pasta avvia una sinergia concreta

per favorire l’avvicinamento dei giovani al teatro

e, in particolare, ai linguaggi della scena contemporanea.

La collaborazione si traduce in un sostegno tangibile alla partecipazione culturale:

Agenzia Generali Uboldo mette a disposizione 20 biglietti per ciascuno spettacolo

della Rassegna Contemporanea

offrendo ai giovani nuove opportunità per accedere al teatro, scoprire forme espressive diverse e confrontarsi con temi che attraversano il presente.


L’iniziativa nasce dalla convinzione che avvicinare le nuove generazioni al teatro non significhi soltanto ampliare il pubblico, ma creare occasioni autentiche di incontro. Il contemporaneo, con i suoi linguaggi ibridi, la ricerca sui corpi e sulle parole e la capacità di affrontare questioni urgenti, può diventare uno spazio in cui ascoltare storie e prospettive differenti, riconoscersi nelle esperienze degli altri e imparare, a propria volta, ad ascoltarsi.

In questa prospettiva, il sostegno di Agenzia Generali Uboldo contribuisce a trasformare la collaborazione culturale in un’opportunità concreta: abbattere le distanze, rendere accessibili nuove esperienze artistiche e favorire una relazione più diretta tra il teatro e le generazioni che ne costruiranno il futuro.

Perché il teatro contemporaneo non è soltanto un luogo in cui assistere a uno spettacolo

ma uno spazio in cui esercitare lo sguardo, mettere in discussione le proprie certezze e aprirsi al dialogo.

Un luogo in cui imparare ad ascoltare, e ad ascoltarsi.