dal 9 al 12 Aprile 2026

Produzione “Le belle bandiere” presenta
9-12 aprile 2026
Argot Studio– Roma
BASSO NAPOLETANO
variazioni per contrabbasso e voce
nuovo allestimento
elaborazione drammaturgica, mise en espace e voce Marco Sgrosso
contrabbasso Felice Del Gaudio
ideazione luci e direzione tecnica Loredana Oddone
cura del suono Roberto Passuti
produzione Le belle bandiere
con il sostegno di Regione Emilia-Romagna e Comune di Russi
durata dello spettacolo: 55 minuti
…vulesse cammenà pe’sottoterra, struscianno cumm’o vverme int’o turrèno…

Marco Sgrosso firma l’elaborazione drammaturgica, la mise en espace e l’interpretazione di BASSO NAPOLETANO. Variazioni per contrabbasso e voce, nuovo allestimento prodotto da Le belle bandiere, in scena dal 9 al 12 aprile 2026 al Argot Studio di Roma, in dialogo con il contrabbasso di Felice Del Gaudio.
Il progetto nasce dall’incontro artistico tra i due interpreti e si configura come un dispositivo performativo essenziale, costruito sull’attrito fertile tra materia sonora e parola incarnata. Qui Napoli emerge non come sfondo, ma come organismo vivo e stratificato: una città arcaica e febbrile, attraversata da tensioni primarie, dove il canto si fa carne e il suono profondità tellurica.
Note di Marco Sgrosso
“Basso Napoletano” nasce da un antico desiderio di collaborazione, da un’amicizia collaudata e da una reciproca stima artistica tra me e Felice. Siamo partiti dall’idea di una jam-session tra contrabbasso e voce per costruire insieme un percorso tra le sonorità e le parole di una Napoli primitiva, malata, brutale, carnale e ricca di vitalità. Nel comporre l’elaborazione drammaturgica, ho attinto per frammenti, uniti da un filo umorale ed emotivo più che narrativo, ad opere che spaziano da Eduardo De Filippo a Raffaele Viviani, daTotò a Roberto De Simone, Ferdinando Russo, Angelo Manna fino ai toni più aspri e immaginifici di Enzo Moscato, strizzando l’occhio anche ai testi di alcune canzoni celebri reinterpretate liberamente nell’ottica di un concerto per voce e contrabbasso. Il nostro viaggio inizia dal sonno tormentato di una Napoli sotterranea e apocalittica e prosegue nelle spirali di un’allucinazione sospesa tra dramma e farsa, attraversando alcuni topos classici della drammaturgia e della cultura partenopea: il fuoco del vulcano, le sopraffazioni, la fame, le imprecazioni, la preghiera, il sogno che diventa incubo, le serenate romantiche, l’amore mercificato, il sonno indolente, dove trova voce e suono il lamento di una città dalla vitalità scatenata ma guastata dalla guerra, che aspira ad un sofferto risveglio della coscienza nell’armonia placata di una ‘pace senza morte.
“Lo spettacolo è dedicato a Leo de Berardinis, indimenticabile maestro e compagno di strada di molte avventure teatrali”.

percorso drammaturgico
- prologo apocalittico
Eduardo De Filippo, “nfunno” / Enzo Moscato, da “partitura”
- lamentazioni
Raffaele Viviani, da “i dieci comandamenti” / Roberto De Simone, da “la gatta cenerentola” Raffaele Viviani, da “i dieci comandamenti” / E.A. Mario, “tammurriata nera”
Enzo Moscato, da “partitura” / Eduardo De Filippo, da “Napoli milionaria” / “o rraù” / “oje mmar’a tte” / Enzo Moscato, da “ragazze sole con qualche esperienza”
- allucinazioni
Eduardo De Filippo, da “le voci di dentro” / Enzo Moscato, da “festa al celeste e nubile santuario” / Roberto De Simone, da “la gatta cenerentola”
- serenate avvelenate
Libero Bovio, “passione” + Raffaele Viviani, da “i dieci comandamenti” / Enzo Moscato, da “partitura” / angelo manna, “giuvanne ‘o stuorto” / Enzo Moscato, da “partitura e “bordello di mare con città” /
Giovanni Boccacciari, “na piezz’argiento” / Ferdinando Russo, “povero cazzo mio”
- canto finale
Enzo Moscato, da “partitura” / Eduardo, “penziere mieje” / totò, “o schiattamuorto” / Libero Bovio, “chiove” / Enzo Moscato, da “partitura”

Estratti di rassegna stampa
“Quale città guardano i personaggi a cui dà voce un bravissimo Marco Sgrosso dal loro basso napoletano? Una città-universo che aspira più agli inferi che alla purezza del cielo… Un paese al di là del bene e del male, saggio e corrotto, dove la peste dilaga e riempie di cadaveri un mare putrescente… Una città famosa per canzoni che ormai non riescono più a parlare d’amore e dove i vivi incontrano gli spettri… Una Napoli che è regno di solitudine e di disperazione, ma che leva alto un urlo religioso e blasfemo per continuare a viverla, questa esistenza stravolta e fiera. Basso Napoletano riesce a sorprendere nel voler essere un’opera al nero, una cupa e sanguigna testimonianza del magma ribollente che fluisce dalle parole di eccelsi autori che Sgrosso ha scelto con accurata parsimonia – lo spettacolo dura solo cinquanta intensissimi minuti – che comunque riesce indelebilmente a catturare il pubblico…
Un tragitto in compagnia di Eduardo, di Viviani e De Simone e dell’immenso Enzo Moscato, con due poesie anonime straordinarie per furore erotico, e accompagnato dalla musica di Felice Del Gaudio, in scena con Domenico Lo Parco. Non un commento, ma un’altra voce necessaria, che con le sue ascendenze jazz asciuga il linguaggio, gli impedisce il compiacimento e lo rende affilato e limpido.
Un vero concerto, dunque, che riesce, in tanta essenzialità, ad essere quasi pittorico, sfolgorando di bagliori barocchi ma anche rammentandoci la visionarietà fiamminga, il potente e mostruosamente gelido universo di Bosch. Uno spettacolo prezioso e raffinato, una rarità che la Casa dei Doganieri non si è lasciata sfuggire per una serata accolta con grande successo…”
(Nicola Viesti, Corriere del Mezzogiorno, 10 aprile 2004)
“Va in scena Napoli, con la sua levità, con la sua visceralità, il suo fuoco, il suo lirismo. Rosso e azzurro illuminano una catinella al centro della stanza, riempita dalla musica di basso e contrabbasso, a disegnare angosce metropolitane e veraci… una città che pulsa, che non si ferma, che sorride dei suoi dolori, che ha la capacità di reinventarsi, di togliere la maschera e di metterne una nuova…una Napoli di sogni e di visioni sempre un po’ cruenti, scuotenti, che Marco Sgrosso rievoca strisciando come un ragno nero mascherato, o con i movimenti che ricordano un Charlie Chaplin tutto partenopeo… Una città provata dalla guerra, come ricorda Sgrosso in uno dei passaggi più intensi dello spettacolo, una città riunita a tavola, riunita davanti al ragù. E a farla da protagonista una lingua che diventa urlo, invettiva, preghiera, detto… E si respira, grazie alla bravura di Sgrosso e dei musicisti che lo accompagnano in questo viaggio… il sapore di una terra… dove tutto rinasce e ricomincia…”.
(Gilda Camero, Bari Sera, 13 aprile 2004)
Accompagnato in scena dal contrabbasso di un musicista del calibro di Felice Del Gaudio, attraversando testi della più schietta tradizione partenopea, da De Filippo a Moscato, da Viviani a Manna, il protagonista dà parole e canto ai più diversi volti della città, conducendo per mano il pubblico tra i vicoli, i sottoscala ( il titolo dello spettacolo è “Basso napoletano”) ad ascoltare storie d’amore appassionato, di ricerca di brividi in luoghi di “malaffare” o per la strada, dove i corpi si vendono. O anche storie di sogni, di incubi, nelle quali emerge il lato più magico e misterioso di quella cultura. (…) Viaggio del vivere e del morire, o anche solo del “dormire”, dello spegnersi delle emozioni, per poter così sospendere per un po’ i nostri drammi. Sgrosso offre voci e corpo a questo suo habitat originario con abilità da maestro e da “comico dell’arte”, mentre lo strumento di Del Gaudio propone struggenti melodie, accenna note dalle atmosfere cupe o viene percosso, a produrre il ritmo delle diverse pulsioni del cuore.
(Bologna Sipario, 27 aprile 2024)
leggi la recensione integrale https://drive.google.com/file/d/1IgUnb5Tjyu943-gETSQP3mRYjykdR-jo/view
pagina web
https://bellebandiere.blogspot.com/p/basso-napoletano.html
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Dal martedì al venerdì ore 10:30 – 18:00
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Costo biglietto 15€
Orario spettacolo giov-ven 20:30 – sab 19:30 – dom 17:30
Ufficio Stampa Compagnia Le Belle Bandiere
Maya Amenduni
+39 3928157943
