HUIS CLOS – L’inferno sono gli altri – al 60° Festival di Borgio Verezzi

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60° FESTIVAL TEATRALE DI BORGIO VEREZZI

Giovedì 30 / venerdì 31 luglio (Piazza Sant’Agostino – Verezzi)

PRIMA

HUIS CLOS – L’inferno sono gli altri

di J. P. Sartre

Traduzione G. V. Sampieri

Regia di Maximilian Nisi

Con Gaia Capelli, Gaia De Giorgi, Iacopo Ferro, Pietro Ramello

Musiche originali Stefano De Meo

Scene e costumi a cura degli studenti  dell’Accademia Liguistica di Belle Arti di Genova Orsola Brtruzzone, Margherita Cassinari, Vittoria De Barbieri, Giada Granero, Eleonora Onnis

Luci Francesco Scibilia

Fonica Milo Prunotto

Direttore di scena Michele Abrate

Produzione: Compagnia del Barone Rampante

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Questo progetto è molto più della messinscena di un grande classico del Novecento. È il racconto di come il teatro possa diventare un luogo di formazione, crescita e futuro. È la storia di giovani che hanno mosso i primi passi nella Scuola di Teatro del Barone Rampante e che oggi tornano al Festival come professionisti, guidati da un regista che è stato loro maestro, Maximilian Nisi. Mentre scene e costumi sono ideati e realizzati dagli allievi dell’Accademia Ligustica di Belle Arti. Unire una compagnia così giovane  a tematiche universali e senza tempo crea una sinergia potente: permette al teatro di rinnovarsi continuamente, parlando alle nuove generazioni e offrendo loro una lente attraverso cui esplorare il presente e immaginare il futuro.

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Sinossi

Un inferno senza fiamme, senza demoni, ma dominato da uno sguardo spietato. Tre sconosciuti si ritrovano reclusi in un salotto d’epoca, privo di specchi e di finestre. Nessun boia li attende: la loro condanna eterna è una convivenza forzata e senza sonno. In questo claustrofobico labirinto psicologico, l’altro diventa l’unico, feroce carnefice. Sotto gli occhi dei compagni cadono le maschere, rivelando colpe, fobie e verità atroci. L’opera magnetica di Sartre che ha rivoluzionato il Novecento vi trascinerà nel vivo del suo enigma più celebre e vertiginoso: “L’inferno sono gli altri”.

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Note di regia 

Huis Clos (A porte chiuse), opera in un atto di Jean-Paul Sartre del 1944, rappresenta uno dei vertici drammaturgici più radicali e spietati del Novecento. Attraverso una messinscena apparentemente minimalista, Sartre traduce in azione scenica i nuclei fondamentali della sua filosofia sull’essere, la libertà e l’alterità.

La genialità dell’opera risiede anzitutto nella ridefinizione dello spazio infernale. Lontano dalle iconografie tradizionali fatte di fiamme, pece e demoni torturatori, l’inferno sartriano si presenta come un salotto in stile Secondo Impero: una stanza, priva di finestre, di specchi e di interruttori per la luce. Tre sconosciuti — Garcin, un giornalista pacifista e codardo; Inès, una donna cinica, lucida e omosessuale; ed Estelle, una ricca borghese infanticida ed egoista — si ritrovano condannati a una convivenza eterna. La totale assenza di specchi non è un dettaglio casuale: privati della possibilità di vedere la propria immagine riflessa, i personaggi perdono il controllo sulla propria identità visiva, diventando totalmente dipendenti dagli occhi degli altri.

Ben presto, i tre reclusi realizzano che la mancanza di un boia tradizionale non è un errore burocratico dell’aldilà, ma il fulcro stesso della loro condanna: ognuno di loro è il carnefice degli altri due. Sartre costruisce un perfetto incastro di incompatibilità psicologiche. Inizialmente, ognuno tenta di presentarsi sotto una luce favorevole, tuttavia, il confronto forzato e l’impossibilità di fuggire (o persino di dormire) sgretolano progressivamente ogni menzogna. La verità emerge nuda e atroce. “L’inferno sono gli altri”. Per Sartre, lo sguardo dell’altro ha un potere immenso e terrificante: ci oggettiva. Quando siamo soli, siamo pura libertà, puro “potenziale”. Ma quando veniamo guardati, l’altro ci cristallizza in una definizione. Diventiamo “il codardo”, “la crudele”, “l’assassina”.

[Maximilian Nisi]

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Huis Clos – L’Inferno sono gli altri: quando il teatro forma una generazione

Questo spettacolo è molto più della messinscena di un grande classico del Novecento. È il racconto di come il teatro possa diventare un luogo di formazione, crescita e futuro. È la storia di giovani che hanno mosso i primi passi nella Scuola di Teatro del Barone Rampante e che oggi tornano al Festival come professionisti, guidati dal maestro con cui hanno condiviso una parte fondamentale del loro percorso artistico.

Sul palco saliranno Gaia Capelli, Gaia De Giorgi, Iacopo Ferro e Pietro Ramello, quattro interpreti accomunati da una stessa storia: quella iniziata, anni fa, nella Scuola di Teatro del Barone Rampante. Il legame di Maximilian Nisi con il Barone Rampante affonda le radici in un percorso condiviso durato circa cinque anni, durante il quale ha guidato laboratori e spettacoli contribuendo alla formazione di un’intera generazione di giovani interpreti. Oggi torna a dirigere alcuni di quei ragazzi, diventati nel frattempo professionisti, in un incontro che ha il sapore di un ritorno e il valore di un autentico passaggio di testimone.

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Il coordinamento della produzione è curato da Marcella Rembado. Le scene e i costumi sono realizzati dagli studenti dell’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova – Orsola Bruzzone, Margherita Cassinari, Vittoria De Barbieri, Giada Granero ed Eleonora Onnis – in un dialogo tra teatro e alta formazione artistica che arricchisce ulteriormente il progetto.

«Per noi questo spettacolo rappresenta molto più di una produzione teatrale» – afferma Marcella Rembado, presidente della Compagnia del Barone Rampante. «È la dimostrazione che credere nei giovani e accompagnarli nel loro percorso può trasformare una passione in una professione. Vedere oggi questi ragazzi, cresciuti nella nostra compagnia, tornare sul palcoscenico del Festival come protagonisti, guidati da Maximilian Nisi, è un’emozione profonda. È la conferma che il lavoro svolto in tutti questi anni ha lasciato un segno e continua a dare i suoi frutti. Questo è il senso più autentico del nostro impegno: offrire ai giovani un luogo in cui crescere, scoprire il proprio talento e costruire il proprio futuro.»

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“Huis Clos – L’Inferno sono gli altri” non è soltanto uno spettacolo in cartellone. È la storia di un maestro che ritrova i suoi allievi, di giovani che sono diventati professionisti e di altri che stanno iniziando lo stesso cammino. È il racconto di una compagnia che, attraverso il teatro, continua a investire nelle persone e nelle nuove generazioni, contribuendo alla crescita culturale del territorio e dimostrando che la formazione, quando è autentica e condivisa, può lasciare un’eredità concreta.

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