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SAN GIOVANNI DELLA CROCE:
LA SUA NOTTE DIVENTA TEATRO
15 ottobre 2026 – ore 18.30
Pontificia Facoltà Teologica – Pontificio Istituto di Spiritualità
Piazza di San Pancrazio 5/A – Roma
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Al Teresianum, Pontificia Facoltà teologica dei Carmelitani Scalzi,
Prima che fosse l’alba, drammaturgia e regia di Francesco d’Alfonso

PRIMA CHE FOSSE L’ALBA
Drammaturgia e regia Francesco d’Alfonso
Liberamente ispirata agli scritti e alle opere di San Juan de la Cruz
con Gabriele Enrico, Simone Federico, Roberto Marra
scene e costumi Elina M. Vaakanainen
coreografie Simone Federico
luci Valerio Marchetti
assistente alla regia Ahmed Marouani

15 ottobre 2026 – ore 18.30
Teresianum – Pontificia Facoltà Teologica – Pontificio Istituto di Spiritualità
Piazza di San Pancrazio 5/A – Roma
INGRESSO LIBERO

In occasione del centenario della fondazione del Collegio Internazionale del Teresianum,
avvenuta nel 1926, il prossimo 15 ottobre il Teresianum presenta Prima che fosse l’alba, spettacolo teatrale commissionato al drammaturgo e regista Francesco d’Alfonso e liberamente ispirato agli scritti e alle opere di San Juan de la Cruz.

L’appuntamento si inserisce inoltre nelle celebrazioni per il III centenario del conferimento a San Giovanni della Croce del titolo di Dottore della Chiesa, avvenuto nel 1726.
Da mesi, in diversi Paesi, eventi e congressi ricordano la figura e gli insegnamenti del grande riformatore del Carmelo, poeta e mistico, che Antonio Machado ha definito «il più santo dei poeti e il più poeta dei santi».
Il Teresianum, Pontificia Facoltà Teologica dei Carmelitani Scalzi intitolata a Santa Teresa d’Ávila e avente come patrono anche San Giovanni della Croce, dedica la giornata all’inaugurazione dell’Anno
Accademico, con la partecipazione degli studenti e delle autorità accademiche.
Lo spettacolo sarà presentato alle ore 18.30.

SINOSSI
Toledo, 1577. Fra’ Juan de la Cruz, poeta e riformatore del Carmelo insieme a Teresa d’Ávila, viene imprigionato dai confratelli per aver sostenuto la riforma che ha diviso l’Ordine. Rinchiuso in una cella, sottoposto a interrogatori e punizioni corporali dal Priore che lo custodisce, Juan attraversa la notte più buia della sua vita.
Nella Notte, Juan non trova un nemico, ma una presenza silenziosa e ambigua che lo mette alla prova, lo consola, e infine lo sorregge nel dolore.
Nei nove duri mesi di prigionia, Juan scopre – sublimando la sofferenza in poesia – che è proprio nell’oscurità che si impara a trovare la luce.
Quando all’alba fugge dalla cella, non è più un prigioniero: è un uomo che ha attraversato la notte fino in fondo, e ne è uscito trasformato.

NOTE DI REGIA
di Francesco d’Alfonso
Una cella dentro una chiesa vera. Un velo nero a segnarne i confini.
Juan è un giovane frate, testardo e innamorato di Dio.
Quando lo attaccano non si arrende: risponde, discute, tiene testa.
Ma dentro ha paura, soffre — ed è proprio questa fragilità a renderlo vero, non un eroe.
Sta ancora cercando qualcosa che non ha mai visto del tutto, un amore che si nasconde, e il
dolore, alla fine, lo aiuta a trovarlo.
La Notte non è un’allegoria da decifrare, ma una presenza fisica: ambigua all’inizio — spirito benigno
o inganno — e rivelata solo a metà percorso.
È danzata, non solo recitata: il corpo, non la parola, è il suo primo linguaggio.
Il Priore non è un semplice aguzzino: è la voce di chi si sente custode di una tradizione, non quella di
un carceriere.
La sua fedeltà è sincera quanto la fede di Juan — due ostinazioni vere, non uno scontro
tra chi ha ragione e chi ha torto.
Lo spettacolo si apre su una fuga e si chiude su un ritorno alla stessa soglia.
Nel mezzo, il velo che segnava i confini della cella si scioglie, raccolto dalla stessa Notte che lo aveva disteso — e Juan, attraversando la soglia la seconda volta, non è più il ragazzo che l’aveva attraversata la prima.
Prima che fosse l’alba, la notte gli aveva già insegnato a vedere.

Francesco d’Alfonso
